Imbalsamazione

L' imbalsamazione è un insieme di tecniche volte a preservare un cadavere dalla decomposizione.

La civiltà dell'Antico Egitto fu, si ritiene, la prima in cui le tecniche di imbalsamazione si svilupparono in modo notevole. Gli Egizi ritenevano che la conservazione della salma potesse consentire allo spirito del defunto di riappropriarsene (e quindi resuscitare) in tempi successivi. La pratica era diffusa anche presso gli Incas e presso altre popolazioni del Perù, in aree climaticamente favorevoli ad operazioni di contrasto della decomposizione. I primi esempi di cadaveri che conservano parti non ossee provengono infatti da sepolture in ambienti poco adatti alla decomposizione come deserti o zone molto fredde.

Nella civiltà occidentale l'imbalsamazione fu utilizzata soprattutto per soldati e guerrieri di rango defunti lontano da casa ed i cui corpi si intendeva preservare per celebrarne le esequie nella madrepatria. È il caso dei Crociati e di alcuni militari morti nella Guerra Civile Americana.

I termini imbalsamazione e mummificazione indicano procedimenti analoghi. L'imbalsamazione (dal latino in balsamum significa "mettere nel balsamo", cioè in una mistura di resine aromatiche); il processo di mummificazione era molto simile: i corpi venivano trattati con unguenti, oli e resine poi avvolti in strati di tessuto anch'essi impregnati di resine.

La parola mummia dall'arabo mumiya (bitume), deriva da un'iniziale errata interpretazione del processo. Corpi male imbalsamati risalenti al Periodo Tardo si presentavano spesso neri e fragili e per tale motivo si è creduto che fossero stati preservati tuffandoli nel bitume.

Una delle sostanze utilizzate nell'Antico Egitto per l'imbalsamazione era il natron (carbonato decaidrato di sodio Na2CO2 - 10 H2O), importante per le sue proprietà igroscopiche. Questa sostanza veniva raccolta sulle rive del Nilo nelle pozze d'acqua che residuavano dopo le piene ed evaporavano successivamente sotto l'azione del sole.

Si ipotizza che a dare inizio alle tecniche di imbalsamazione in Egitto, sia stata la constatazione che i cadaveri abbandonati nella sabbia calda del deserto si disidratavano, diventando meno sensibili alla putrefazione.

L'evoluzione della tecnica comprese anche l'eviscerazione, cioé l'estrazione degli organi interni, più difficilmente conservabili, che venivano posti in appositi contenitori, detti vasi canopi.

L'imbalsamazione moderna

Destinata specialmente alla preservazione di animali morti (trofei di caccia o bestie ornamentali, ad esempio i fenicotteri, che furono di gran moda in Italia negli anni '30, impagliati o proprio imbalsamati), ma applicata anche nella laica Unione Sovietica alla salma di Lenin, la moderna imbalsamazione si giova della scoperta della formaldeide, ad opera del chimico August Wilhelm von Hofman (1867). Questa sostanza, poi evoluta nella formalina, soppiantò l'allora usato arsenico.

Dopo l'immersione in liquidi battericidi, alcune sostanze derivate dalla originaria formaldeide vengono immesse nel cadavere con appositi macchinari, che ne riempiono l'intero sistema vascolare e parte di quello linfatico. Per prevenire il rigor mortis, i tendini degli arti vengono recisi. Le palpebre venono cucite così che l'occhio resti chiuso (in talune tecniche l'occhio viene asportato e sostituito da globi metallici. Anche la bocca viene cucita per le labbra, ma solo al termine dell'otturazione di tutte le aperture del corpo con ovatta medicata. Tutte le chiusure sono poi sigillate, oggi con derivati siliconici, per prevenire la fuoriuscita di liquidi.

L'imbalsamazione, umana o animale, è vietata da talune legislazioni anche occidentali, come nel caso dell'Olanda.

See also: Imbalsamazione, Acqua, Antico Egitto, Arsenico, Balsamo, Crociati, Decomposizione, Egitto, Formaldeide, Formalina