Il Principe
thumb|right|155px|N.Machiavelli Il Principe è un trattato di dottrina politica composto da Niccolò Machiavelli nel 1513 mentre si trovava a San Casciano sospettato di aver complottato contro i Medici. L’opera, dedicata a Lorenzo II de' Medici, figlio di Piero II de' Medici, fu pubblicata postuma nel 1532. Si tratta senza dubbio della sua opera più rinomata, e ha portato alla creazione del termine "intelligenza machiavellica".
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Sommario
Dalla constatazione che gli uomini non sono buoni, Machiavelli prende l’avvio per tracciare le norme che il principe deve seguire per formare, conservare e potenziare lo Stato e per cacciare gli stranieri (barbari) dall’Italia.
Per raggiungere il fine di conservare e potenziare lo Stato il Machiavelli giustifica qualsiasi azione del Principe , anche se in contrasto con le leggi della morale ("si habbi nelle cose a vedere il fine e non il mezzo", scrive nei Ghiribizzi scripti in Perugia, con la constatazione che l'espressione "il fine giustifica i mezzi" non si riscontra tanto in Machiavelli quanto nella critica gesuitica alle sue opere), ma tale comportamento è valido solo per conseguire la salvezza dello Stato, però, se è necessario, deve venire prima anche delle personali convinzioni etiche del principe, il quale non è il padrone, bensì il servitore dello Stato.
Machiavelli ha piena coscienza della validità delle leggi morali, ma constata che un uomo, se non compie una certa azione perché è trattenuto dagli scrupoli morali, può essere danneggiato da altri uomini, privi di tali remore; se chi subisce il danno è il Principe, anche lo stato è danneggiato, quindi è necessario che il principe, all’occorrenza, sappia accantonare le proprie convinzioni morali, per agire nella maniera più utile al bene dello Stato.
Machiavelli non nega la validità di ciò che è giusto, e di ciò che è bene, non equivoca su tali concetti e non considera ingiustizia, astuzia e violenza gli unici od i preferibili mezzi per raggiungere uno scopo, però sa che non sempre è possibile perseguire l’utile con metodi corretti.
Le caratteristiche del principe ideale
Le qualità che deve possedere un principe ideale sono tuttora citate in testi moderni su leadership:
- la disponibilità di imitare il comportamento di grandi uomini, es. quelli dell'Antica Roma
- la capacità di mostrare la necessità di un governo per il benessere del popolo, es. illustrando le conseguenze di un'oclocrazia
- il comando sull'arte della guerra - per la sopravvivenza dello stato
- la capacità di comprendere che il male simulato può essere essenziale per mantenere stabilità e potere
- la prudenza
- la saggezza di cercare consigli soltanto quando è necessario
Reazioni
Il nome Machiavelli e il termine "machiavellico/machiavelliano" sono spesso stati disapprovati, in gran parte a causa della scarsa comprensione del suo metodo. Non vi è però tra i critici alcun dissenso sulla precisione del suo pensiero e la chiarezza del suo stile. Machiavelli è sicuramente rammentato per aver fondato in Europa una scuola di pensiero che in Asia poteva corrispondere agli antichi Sun Tzu e Confucio, soprattutto per la nozione di quest'ultimo sul valore dell'imitazione nella creazione di abitudini.
Machiavelli ha dedicato Il Principe a Lorenzo II de' Medici sperando di trovare presso lui un posto di lavoro, non ottenendo però mai una posizione di potere. Il Principe è sempre stato nell' Indice dei libri proibiti dalla Chiesa cattolica, in parte perché era controversa alle teorie politiche cristiane come quelle - rispettate a lungo tempo - di Sant'Agostino e Tommaso d'Aquino.
Machiavelli annulla ogni nesso tra etica e politica: infatti, secondo lui, il Principe deve cercare di sembrare magnanimo, religioso, onesto ed etico. Ma in realtà, i doveri di un principe non gli permettono di possedere alcuna di queste proprietà.
Le idee di Machiavelli circa le virtù di un Principe ideale erano particolarmente moderne e rilevanti, in quanto la filosofia politica a venire avrebbe ripreso più volte questi argomenti, soprattutto nel XX secolo, quando le sue dottrine erano più o meno la norma:
Il politologo Bernard Crick considera la "prudenza" come una delle virtù politiche. Nella sua analisi sulla "sindrome morale", Jane Jacobs ha evocato l'importanza della ricchezza nella dimostrazione di potere. Nick Humphrey ha adoperato il termine "intelligenza machiavellica" per spiegare la funzione di queste virtù in ambienti meno rilevanti, in una "politica di tutti i giorni", come il lavoro o la famiglia. Rushworth Kidder ha caratterizzato l'etica come un'istanza simile alla politica consistente di numerosi diritti che non possono essere sorretti allo stesso momento. Persino la teoria di Realpolitik si basa sulle idee di Niccolò Machiavelli.
Magari è più ragionevole chiedersi quali teorie del ventesimo secolo non abbiano a che fare con Machiavelli. Anche quelle dell' economia politica sembrano di dovere qualcosa a quest'opera del Rinascimento. La giustifica morale della colonializzazione delle Americhe nel XVI secolo possono trovarsi in parte in quest'opera, anche se molti colonizzatori e attività di costruzione imperiale hanno superato l'obiezione morale.
Il Principe ha sfidato la filosofia scolastica della Chiesa cattolica per aiutare nella fondazione del pensiero Illuminista e quindi del mondo moderno, occupando così una posizione unica nell'evoluzione del pensiero in Europa. Le sue massime più conosciute sono ampiamente citate anche oggi, in genere nella critica di leader politici:
- "è molto più sicuro essere temuti che amati", ma non è meglio essere odiati, e nemmeno di ignorare virtù e giustizia quando questi non minacciano il proprio potere
- "il fine giustifica i mezzi"
Indice dei contenuti
- Dedica Nicolò Machiavelli al Magnifico Lorenzo de' Medici
- Capitolo I Di quante ragioni sieno e' principati, e in che modo si acquistino
- Capitolo II De' principati ereditarii
- Capitolo III De' principati misti
- Capitolo IV Per qual cagione il regno di Dario, il quale da Alessandro fu occupato, non si ribellò da' sua successori dopo la morte di Alessandro
- Capitolo V In che modo si debbino governare le città o principati li quali, innanzi fussino occupati, si vivevano con le loro legge.
- Capitolo VI De' Principati nuovi che s'acquistano con l'arme proprie e virtuosamente
- Capitolo VII De' principati nuovi che s'acquistano con le armi e fortuna di altri
- Capitolo VIII Di quelli che per scelleratezze sono venuti al principato
- Capitolo IX Del Principato Civile
- Capitolo X In che modo si debbino misurare le forze di tutti i principati
- Capitolo XI De' principati ecclesiastici
- Capitolo XII Di quante ragioni sia la milizia, e de' soldati mercennarii
- Capitolo XIII De' soldati ausiliarii, misti e proprii
- Capitolo XIV Quello che s'appartenga a uno principe circa la milizia
- Capitolo XV Di quelle cose per le quali li uomini, e specialmente i principi, sono laudati o vituperati
- Capitolo XVI Della liberalità e della parsimonia
- Capitolo XVII Della crudeltà e pietà e s'elli è meglio esser amato che temuto, o più tosto temuto che amato
- Capitolo XVIII In che modo e' principi abbino a mantenere la fede
- Capitolo XIX In che modo si abbia a fuggire lo essere sprezzato e odiato
- Capitolo XX Se le fortezze e molte altre cose, che ogni giorno si fanno da' principi, sono utili o no
- Capitolo XXI Che si conviene a un principe perché sia stimato
- Capitolo XXII De' secretarii ch'e' principi hanno appresso di loro
- Capitolo XXIII In che modo si abbino a fuggire li adulatori
- Capitolo XXIV Per quale cagione li principi di Italia hanno perso li stati loro
- Capitolo XXV Quanto possa la Fortuna nelle cose umane, et in che modo se li abbia a resistere
- Capitolo XXVI Esortazione a pigliare la Italia e liberarla dalle mani de' barbari
Collegamenti Esterni
- Testo integrale de Il Principe presso Liberliber
- Testo integrale de Il Principe presso Fausernet
- Antologia da Filosofico.net
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