Ifigenia in Aulide (Euripide)

Attenzione: Questa sezione rivela — in parte o in tutto — la trama dell’opera.

Ifigenia in Aulide è una tragedia di Euripide, rappresentata per la prima volta nel 406 a.C..

La tragedia fu, molto probabilmente, lasciata incompiuta e rappresentata postuma con qualche completamento. I versi dell'ultima parte (vv. 1540-1629) non sono euripidei.
L'opera mette in scena il leggendario sacrificio di Ifigenia a favore vittoria achea nella guerra di Troia.

Indice

Trama

Prologo

La tragedia si apre mostrando la tenda di Agamennone, che si trova in Aulide. La flotta deve partire per Troia, ma è immobilizzata nel porto per mancanza dei venti favorevoli.
Agamennone racconta al suo schiavo gli avvenimenti che hanno portato alla guerra e di come sia stato nominato capo dell'esercito.
Si augura che qualcun altro si prenda carico della guida dei guerrieri, perché se così non fosse, sarà costretto a sacrificare la propria figlia Ifigenia alla dea Artemide, affinché permetta la partenza della flotta.
Calcante ha consultato l'oracolo e non vi è altro modo per ottenere i venti favorevoli; Menelao e gli altri re insistono affinché si faccio ciò che è dovuto agli dei.

Agamennone chiama Ifigenia in Aulide

Agamennone, cedendo alle loro istanze, ha fatto venire la figlia in Aulide, accompagnata dalla madre, Clitennestra. Il pretesto è quello di farla maritare con Achille: solo Calcante, Ulisse e Menelao conoscono la verità.
Ma Agamennone cambia parere, invia uno schiavo affinché avverta la regina Clitennestra, nel caso fosse già partita, di tornare ad Argo. Menelao non si fida e sorveglia la via di Argo, vede lo schiavo e ne ottiene il messaggio.
Scoppia una discussione tra Menelao ed Agamennone, ma questi non intende cambiare i suoi ordini. Menelao ricorda al fratello che la guerra è scoppiata proprio per l'oltraggio che gli è stato fatto. Lo scontro tra i due viene interrotto dall'annuncio dell'arrivo di Clitennestra e Ifigenia, accompagnate da Oreste. La disperazione di Agamennone commuove Menelao, egli ammette che il tentativo di salvare la figlia è giusto.

Ifigenia in Aulide

Agamennone ritiene che ormai sia tardi, la sua famiglia è arrivata e se lui rifiuterà il sacrificio, Calcante rivelerà a tutto l'esercito le parole dell'oracolo.
Menelao propone di ucciderlo, ma anche Ulisse è al corrente della profezia.
Agamennone non riesce a confessare alla moglie il vero motivo per cui le ha chiamate, la lascia parlare del matrimonio e le consiglia di tornare ad Argo, per badare agli altri figli, lasciando Ifigenia con lui. Clitennestra rifiuta, si sposa sua figlia e lei vuole essere presente.

Clitennestra scopre la verità

Clitennestra incontra Achille, il quale non sa nulla del matrimonio. Il vecchio schiavo di Agamennone, sentito il colloquio tra i due, racconta i fatti e la verità sull'arrivo di Ifigenia in Aulide. Achille è infuriato. Egli ama Ifigenia e non vuole che venga sacrificata, ma non gradisce anche il tentativo di servirsi di lui per attirarla in Aulide con l'inganno.
Agamennone ritorna in scena, con Clitennestra e la figlia, nel dialogo che segue, appare il germe del motivo del suo futuro assassinio. Ora Clitennestra e Ifigenia conoscono la verità. Agamennone viene messo alle strette, mostrando l'indecisione del suo carattere.
Dichiara che l'esercito gli sfuggirà di mano, se scoprisse che ha cambiato parere. Quindi lascia moglie e figlia, dirigendosi verso i suoi guerrieri.
Ritorna Achille; tutto l'esercito si leva contro di lui, compresi i suoi mirmidoni. La folla di soldati, guidata da Ulisse, viene verso di lui, l'eroe indossa l'armatura, pronto a difendere Ifigenia.

Ifigenia accetta il sacrificio

Ifigenia prende la sua decisione, accetta il sacrificio avendo valutato l'interesse della comunità: questa guerra è giusta e lei non vuole mettere a repentaglio tante vite umane.
Achille risponde che l'aspetterà ai piedi dell'altare e che se cambiasse idea sarà pronto a salvarla.
Nella scena successiva, un messaggero arriva a Clitennestra, raccontando quanto successo all'altare del sacrificio. Ifigenia era vicina a Calcante, davanti a tutto l'esercito. Tutti tenevano lo sguardo abbassato, poi fu silenzio. Quando infine osarono guardare verso l'altare, Ifigenia era scomparsa. Davanti a loro agonizzava una cerva: la dea Artemide aveva portato via Ifigenia, salvandole la vita e sostituendola con l'animale.
Si alza un vento favorevole e la flotta può prendere il largo.

L'opera

"Di Euripide si potrebbe dire che la straordinaria ricchezza del suo talento critico, ha, se non creato, tuttavia continuamente fecondato un istinto accessorio artistico". Nietzsche

All'inizio dell'opera, ritroviamo la novità dell'angoscia e dello scoramento di Agamennone, che in tragedie di predecessori (ad esempio con Agamennone di Eschilo), era soltanto supposta o accennata.
Tipica della maniera euripidea, è anche il diverbio tra Agamennone e Menelao, quando quest'ultimo scopre il tentativo di fermare Clitennestra e Ifigenia sulla strada per l'Aulide.
L'apice dell'opera, la parte più poetica e più discussa, la incontriamo nel momento in cui Ifigenia senta l'ineluttabilità del suo destino e per il bene di tutti, si afferma pronta a morire, liberamente e nobilmente.

In quest'opera, Euripide è riuscito quasi del tutto a rivivere lo spirito barbarico del sacrificio umano con modalità nuove. Penetrare nel mistero del volere divino non è più per lui il problema, non gli importa indicare se e come la divinità possa desiderare crudeltà così empie. Il problema lo ha già risolto, con sottintesi e pensieri che indicano come tali riti sanguinosi sono resi possibili solo dalle superstizioni umane unite a brutali egoismi.
Ma, accettata la miseria e la malvagità umana, quale sarà, rispetto a queste, la reazione della sensibilità umana?
È questo il problema euripideo e si risolve con la creazione di personaggi ben individuati e vivi: Menelao, Agamennone, Clitennestra, Achille e, soprattutto, Ifigenia. In questa azione troviamo il motivo preferito di Euripide: l'eroismo giovanile che contrasta un mondo di debolezza e di viltà. Proprio questo motivo, diviene poesia vera e profonda.
In quest'ultima tragedia, Euripide ritrova l'ispirazione genuina di quella che per noi, fu la sua tragedia più antica, con la figura dell'Alcesti.

See also: Ifigenia in Aulide (Euripide), 406 AC, Achille, Agamennone, Alcesti, Argo (città), Artemide, Aulide, Calcante