Guillaume De Machault
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Compositore e letterato francese. Dal 1323 fu al servizio di Giovanni di Lussemburgo, re di Boemia, che accompagnò nei viaggi e nelle campagne militari. Nel 1337, nominato canonico della cattedrale di Reims, si stabilì in questa città, dedicandosi alla poesia e alla musica, ma continuando a partecipare alla vita di corte e ai suoi avvenimenti mondani. Morto nel 1346, Giovanni di Boemia, divenne segretario di sua figlia Bona, moglie del futuro re di Francia Giovanni II; alla morte di lei (1349) passò al servizio di Carlo di Navarra. Nel 1359 era tra i difensori di Reims assediata da Edoardo III; l’anno successivo accompagnò a Saint Omer Giovanni di Berry, figlio di Giovanni II. Nel 1362 è il suo amore per la giovanissima Péronne d’Armentières; la relazione gli ispirò una sorta di romanzo epistolare inframmezzato da sette composizioni liriche, Le voir dit (Il vero detto, 1365). A una crociata voluta da Pierre de Lusignan si ispira invece la cronaca in versi La prise d’Alexandrie (1370).
Le Opere
Negli ultimi anni M. si diede a riordinare per la pubblicazione i suoi componimenti musicali e letterari (oltre una quindicina di opere, fra cui occorre ancora citare il Remède de fortune, La louange des dames e i Complaintes). La musica di M. è la più alta espressione dell’ars nova francese. Le sue composizioni, che adottano le forme tipiche di quel periodo, sono raccolte (spesso insieme ai componimenti poetici) in edizioni manoscritte particolarmente curate, a testimonianza della considerazione nella quale M. era tenuto dai suoi contemporanei. Si tratta di 23 mottetti sacri e profani (più un altro dubbio), 42 ballades, 20 rondeaux, 33 virelais, 19 lais e 7 composizioni similari contenute nel Remède de fortune, nonché due composizioni liturgiche: la Messe de Notre-Dame a quattro voci (composta nel 1364) e un Hoquetus David. Nella scrittura a due, a tre o a quattro voci, la linea melodica appare sempre originalissima, formata in genere da una serie di piccoli gruppi di note dall’andamento quasi angoloso, squisitamente gotico. Sottoposti di continuo a variazioni attraverso una ritmica sottile, raffinata, gli elementi che la compongono danno luogo, nella sovrapposizione delle parti, a strutture musicali estremamente complesse, paragonabili, talvolta, a quelle della moderna musica dodecafonica e seriale. Al di là degli aspetti tecnici, dalle composizioni di M. promana un fascino poetico conturbante. Non il calore, il sensuale abbandono che avvertiamo nella musica dell’ars nova italiana, ma una più discreta intimità sentimentale, fatta di mezze tinte, di sfumature, di misura: caratteri che appaiono congeniali, fin da questo momento, alla musica francese. La forma fondamentale dell’ars nova francese, il mottetto, o meglio il particolare tipo di mottetto chiamato dai musicologi isoritmico, viene sfruttata a fondo da M., che ne estende il principio costruttivo alle altre forme polifoniche profane. Sul modello del mottetto isoritmico sono composte quasi tutte le parti della Messe de Notre-Dame, la sola composta da M. Scritta probabilmente, per l’incoronazione di Carlo V il Saggio, essa è, in ordine di tempo, la prima messa polifonica dovuta interamente a un unico autore. Essenzialmente basata sul principio della simmetria, dell’armonia del numero, la Messe de Notre-Dame si eleva come un ampio edificio sonoro, omogeneo in ogni sua parte, la cui grandezza riposa, anziché sulla magniloquenza corale, sulla levatura spirituale dell’intelligenza creatrice.
