Greta Garbo

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Greta Garbo nel 1926

Greta Garbo (Stoccolma, Svezia, 18 settembre 1905 - New York, USA, 15 aprile 1990) è stata una fra le attrici più note in campo internazionale del ’900.

Sedusse generazioni d’appassionati di cinema con il suo carisma, il suo fascino misterioso e la sua bellezza. Nacque da Karl e Anna Gustafsson e il suo nome completo era Greta Lovisa. Per lei venne coniato l’appellativo di "Divina".

Lasciò le scene ancora giovane, nel 1941 (il suo ultimo film fu "Non tradirmi con me"). Sfuggí sempre, suo malgrado, la notorietà: le sue ultime interviste (fra le poche rilasciate) risalgono al 1928 (alla scrittrice Rilla Page Palmborg) e al 1929 (al cronista del New York Times Mordaunt Hall).

Dal 1927 al 1937 interpretò una ventina di film, sempre nel ruolo d’una seduttrice. Sul grande schermo è stata anche spia, regina del doppiogioco, assassina, aristocratica, moglie infedele, ammaliatrice e donna irresistibile, cortigiana e prostituta.

Nel 1950 la rivista Variety la nominò migliore attrice dei primi cinquant’anni del secolo; un premio Oscar alla carriera le fu conferito nel 1954. Come migliore attrice era stata candidata quattro volte dall’Academy Awards.

Condusse, da allora alla morte (avvenuta al Medical Center di Manhattan nel giorno di Pasqua del 1990), una vita assolutamente riservata, sfuggendo alla caccia di cronisti e fotoreporter che invano tentavano d’avvicinarla.

Garbo, ormai, apparteneva al mito e all’immaginario collettivo, ben oltre quello star system dal quale comunque aveva da sempre preso le distanze. Federico Fellini, parlando di lei, la definí una fata severa: in cuor suo era, senza mezzi termini, "la fondatrice d’un ordine religioso chiamato cinema".

Mentre la "fabbrica dei sogni" passava dal muto al sonoro - coinvolgendo nel cambiamento ovviamente anche Greta (con l’interpretazione d'"Anna Christie", del 1930) - i rotocalchi dell’epoca non mancarono di salutare in maniera entusiastica l’avvenimento, titolando enfaticamente a caratteri cubitali: "Garbo talks!", ovvero "la Garbo parla!".

Indice

Biografia

thumb|left|165px|La Garbo negli anni ’20 Terza di tre fratelli (Alva, morto giovanissimo, e Sven), Greta Lovisa (figlia d’un netturbino e d’una contadina d’origine lappone) era una bimba dal carattere malinconico e piuttosto chiuso che preferiva restare sola appartata a fantasticare piuttosto che unirsi ai coetani nel gioco; da grande confesserà che, pur considerandosi una bambina come tutte le altre, le capitava spesso di sentirsi un attimo prima molto felice, e subito dopo molto depressa. L’unico momento di gioco che si concedeva, spesso da sola nella cucina di casa, era fare teatro: si travestiva con abiti dismessi, si truccava e organizzava personali spettacoli.

Ancora quindicenne, alla morte del padre, dovette abbandonare la scuola; si impiegò cosí dapprima in un negozio di barbiere e poi, scontenta di quell’occupazione, come commessa nel piú grande emporio di Stoccolma - il PUB - dove, casualmente, conoscerà nell’estate del 1922 il regista Erik Petshler. Sarà proprio grazie a Petshler che verrà introdotta nel mondo nel cinema, dapprima con piccole particine e via via con ruoli sempre piú importanti.

Il passaggio non sarà tuttavia agevole: Greta, infatti, dovrà superare prima una dura selezione che le consentirà di studiare gratis per tre anni all’Accademia Regia di Stoccolma; saranno sufficienti sei mesi, però, perché venga chiamata a fare un provino con Mauritz Stiller, regista finnico che, renitente alla leva, si era rifugiato in Svezia appena ventenne; Stiller aveva quarant’anni (Greta diciotto) e a quell’epoca godeva già d’una certa notorietà e era considerato un innovatore della tecnica cinematografica; sarà per lungo tempo suo mentore e pigmalione.

Nasce Greta Garbo

thumb|Lo sguardo È a questo punto della sua vita che Greta Lovisa decide, su consiglio dello stesso Stiller e facendone espressa richiesta al Ministero degli Interni, di cambiare il suo nome in Greta Garbo, ispirandosi a quello del re ungherese del secolo XVII Bethlen Gabor. Nel tempo libero ama vestire comodamente, in maniera molto informale, ma - con il mutare del nome - inventa, forse senza esserne consapevole pienamente, anche uno stile: lo stile alla Garbo, uno stile decisamente androgino, con giacche di taglio maschile, pantaloni, camicia e cravatta.

Nel marzo del 1924 a Stoccolma viene presentato il film La saga di Gösta Berling: apprezzato dal pubblico, viene demolito dalla critica, ma Stiller decide di ripresentarlo a Berlino, dove registra un successo incondizionato. Nella città tedesca, Greta fa conoscenza con il regista Pabst che le offre una parte nel film La via senza gioia: la pellicola si rivelerà un classico della cinematografia e servirà alla Garbo per lanciarsi verso un futuro hollywoodiano con contratto alla MGM.

Alti e bassi (e amarezze) si alterneranno a lungo nella storia di donna e d’attrice di Greta Garbo: scrive agli amici svedesi d’essere scontenta per i suoi primi film girati nel 1926 nella Mecca del cinema - La tentatrice e Donna fatale - in cui ricopre parti di vamp, seducenti e distruttive, prive di scrupoli; un ruolo, dice, che lei «detesta».

La Metro scoraggiò Greta fin che poté sulle sue aspettative per ruoli che avrebbe sentito piú aderenti alla sua personalità (avrebbe desiderato interpretare il ruolo di Giovanna d'Arco; cosí come dovrà aspettare quattro anni e interpretare ancora sette film muti prima di venire impiegata in un film sonoro (e allora finalmente, in Anna Christie, Garbo parlerà per chiedere al barista Jimmy «un whisky con ginger ale a parte. E non fare l’avaro!»).

Ricorda Tina Lattanzi, voce italiana nel doppiaggio della Garbo, come l’attrice svedese - vista dal leggio di doppiaggio al di qua dello schermo - emanasse un glamour inconfondibile ed emozionante, impreziosito da una recitazione quanto mai espressiva giocata su minime sfumature.

Negli ambienti cinematografici molte, e non sempre confermate da dati di fatto, sono le leggende cresciute insieme e attorno alla figura di Greta Garbo; molto si è detto sulla sua presunta idiosincrasia a girare in presenza di persone non strettamente qualificate come addetti ai lavori; cosí come la stampa rosa d’ogni tempo si è sperticata a studiare al microscopio tendenze sessuali e rapporti interpersonali della signorina Greta Garbo che per i fotoreporter era possibile immortalare solo di sfuggita, mentre - avvolta in un cappottone lungo fino ai piedi, grossi occhiali da sole, il capo avvolto in un’ampia sciarpa - usciva di casa per recarsi a fare la spesa.

Premi

Filmografia

Film muti

Film sonori

Collegamenti esterni

Garbo, Greta Garbo, Greta Garbo, Greta

See also: Greta Garbo, 15 aprile, 18 settembre, 1905, 1922, 1924, 1925, 1926, 1927