Gladiatore

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"Pollice verso" di Jean-Leon Gerome, 1872

La pratica dei combattimenti di gladiatori, viene dall’Etruria, e, come molti altri aspetti della cultura etrusca, fu subito adottato dai romani. La loro origine è da ricollegare al cosiddetto munus (termine che in latino ha il doppio significato di incarico e di dono) e cioè all'abitudine dei personaggi più facoltosi di offrire al popolo, a proprie spese, pubblici spettacoli in occasione di particolari circostanze, come ad esempio, duelli all'ultimo sangue fra schiavi, in occasione del funerale di qualche congiunto.

Indice

Le origini

Il primo spettacolo con gladiatori si svolse, probabilmente, nel 264 AC.

Nel 105 AC i giochi divennero pubblici.

Nel IV secolo, l’Imperatore Costantino, dopo aver abbracciato la fede cristiana, li proibì .

I combattenti potevano anche essere dei veri professionisti agguerriti o, dei nuovi gladiatori inesperti, dei condannati, (criminali, schiavi, galeotti, prigionieri di guerra, cristiani,…), o degli uomini liberi, senza distinzioni di razza, né di sesso, (i combattimenti di femmine, estremamente rari, erano sempre quelli più richiesti.).

I galeotti ed i prigionieri di guerra, particolarmente agguerriti, per aver sopravvissuto ad anni di lotte e di sofferenze, erano i più ricercati. Molto spesso, originari di terre lontane, (Numidia, Tracia, Germania…), essi si proponevano volentieri, in modo da poter progredire in questa carriera. Era infatti inconcepibile per un Romano, inserire in un combattimento di gladiatori, qualcuno che non fosse volontario.

L’addestramento

L’addestramento era ancora più approfondito di quello praticato nelle scuole militari romane . Essi praticavano la scherma, il maneggio di armi particolari, e miglioravano la loro condizione fisica con faticosissimi allenamenti.

Le condizioni di vita per i gladiatori, erano eccezionali; in quanto essi avevano le porte aperte a tutte le serate mondane organizzate a Roma e nei suoi dintorni. L’addestramento era la loro vera estrema costrizione e occorreva aver cura di questi autentici atleti, dei loro momenti di rilassamento e del prestigio della loro reputazione. I nuovi gladiatori non avevano il privilegio dell’accesso alle serate di feste ma, questa notorietà faceva parte della vita che inseguivano tanti giovani gladiatori.

Riferimenti storici della gladiatura

Questi combattimenti, certamente mortali, erano molto regolamentati e non somigliavano per niente alla caricatura presentata, particolarmente, dai films hollywoodiani, fatta eccezione per alcuni film di recente produzione, come, ad esempio, il pluri premiato Il gladiatore del regista Ridley Scott.

Tuttavia, gli stessi romani, si interrogarono molto presto, sull’interesse e la legittimità di un tale sport spettacolo. Alla gladiatura necessitava, in effetti, il riconoscimento ai diritti legati alla cittadinanza romana; ma ciò era pressappoco un’eresia per i romani . Per certuni, il gioco valeva la candela, poiché la gloria e la fortuna raccolta nell’arena, era veramente considerevole. Non bisogna però confondere i combattimenti di gladiatori con i veri spettacoli nei quali venivano impiegati animali selvatici e altri, nei quali venivano proposte ricostruzioni di battaglie. Gli storici studiano ormai, con una nuova ottica, la gladiatura romana, in un profilo più “sportivo”,rimarcando così, nettamente, una separazione con la storiografia classica, sotto l’influenza totale dei testi cristiani, molto ostili a certe pratiche. I greci adottavano ugualmente sport marziale, ma la gladiatura non era praticata in tutto l’Impero Romano, in Egitto ed in Medio Oriente in particolare, dove ci si contentava delle corse dei carri, lo sport principe dell’antichità.

Approfittando della politica di austerità di Tiberio, alcuni opportunisti, mettevano su delle prove che non erano assolutamente coperte dalle migliori garanzie di sicurezza. La tragedia di Fidènes, segnò profondamente i romani, a seguito del crollo di un anfiteatro edificato in fretta e furia a qualche chilometro fuori Roma. Tacito che racconta la tragedia nei suoi "Annales", cita la cifra di 50.000 tra morti e feriti. In conseguenza di questa tragedia, la legislazione sull’organizzazione di spettacoli sportivi, fu successivamente, molto regolamentata in tutto l’Impero.

Egli privilegiò ugualmente la gladiatura che, già di suo, faceva figura di grande sport romano, rispetto alla boxe ed alle corse dei carri.

Questo sport spettacolo romano era disprezzato dai cristiani, i quali non giunsero tuttavia, ad interdirne la pratica nemmeno a Roma.

Cioè, più di un secolo dopo la prima interdizione dell’imperatore Costantino.

I combattimenti

Questa formula è stata molto sfruttata, da parte dei produttori di films sull’antica Roma, da parte dei produttori di Hollywood . Sembra invece che, questa formula, non fosse utilizzata che in occasione delle ricostruzioni delle battaglie, ma non aveva niente a che vedere con la gladiatura.

Ogni categoria di gladiatori aveva le proprie peculiarità, in materia di equipaggiamento e di colpi permessi. Ogni categoria di gladiatori aveva dei vantaggi e degli vantaggi. Cercando di rendere pari le chances di ogni combattente, i romani dosavano questi vantaggi e questi svantaggi. I combattimenti più classici mettevano di fronte:

Si gareggiava poi per trovare idee sempre nuove, traendo ispirazione da episodi mitologici, o ricercando situazioni grottesche, come quella inscenata dell'imperatore Domiziano che, nel 90 fece combattere nani contro donne.

Gli spettatori indicavano loro, con un segno della mano:

ma, era l’imperatore ( o, colui che organizzava i giochi), che con il pollice della sua mano, decretava la sentenza finale.

L’organizzatore, imperatore compreso, doveva pagare una cifra molto alta, per ogni gladiatore ucciso. Non era perciò francamente incline a chiedere spesso la morte. I romani erano molto appassionati di statistiche sportive e si conservavano cimeli della carriera di alcuni gladiatori, dimostrando che essi erano stati sempre “graziati” o, vincitori. Di più, il gladiatore poteva, in qualsiasi momento interrompere i combattimenti.

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