Giorgio De Chirico

thumb|Canzone d'amore, 1914

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Giorgio De Chirico (10 Luglio 1888 - 20 Novembre 1978) è stato un pittore italiano nato a Volos, in Grecia, che fondò il movimento artistico della "scuola metafisica". Dopo gli studi artistici avvenuti a Firenze e ad Atene, De Chirico nel 1906 si trasferì in Germania, e a Monaco di Baviera entrò nell'Accademia delle belle arti, dove ebbe la possibilità di leggere le opere dei filosofi Friedrich Nietzsche e Arthur Schopenhauer. Dopo lo studio degli scritti di Arnold Böcklin e Max Klinger, dopo il 1910 egli decise di tornare in Italia.

La miglior produzione pittorica di De Chirico è avvenuta tra il 1909 e il 1919, ovvero il suo periodo metafisico: i quadri di questo periodo sono memorabili per le pose e per gli atteggiamenti evocati dalle nitide immagini. All'inizio di questo periodo, i suoi soggetti erano cittadini tranquilli ispirati dalla luce del giorno luminosa delle città mediterranee, ma ha rivolto gradualmente la sua attenzione agli studi sui magazzini ingombranti, a volte abitati dai commessi.

Mentre era ricoverato all'ospedale militare di Ferrara nel 1915, De Chirico conobbe il pittore futurista Carlo Carrà, con cui iniziò il percorso che lo portò a definire i canoni della pittura metafisica: a partire dal 1920 tali teorizzazioni furono divulgate dalle pagine della rivista "Pittura metafisica". Le opere realizzate dal 1915 al 1925 sono caratterizzate dalla ricorrenza di architetture essenziali, proposte in prospettive non realistiche, immerse in un clima magico e misterioso, e dall'assenza di figure umane.

Nei vari Interni metafisici dipinti in quegli anni oggetti totalmente incongrui rispetto al contesto (ad esempio una barca a remi in un salotto) vengono rappresentati con una minuzia ossessiva, una definizione tanto precisa da sortire un effetto contrario a quello del realismo. Compare in questo periodo anche il tema archeologico, un omaggio alla classicità reinventata però in modo inquietante: ne sono noti esempi Ettore e Andromaca (1917) e Ville romane. La figura del manichino, simbolo dell'uomo-automa contemporaneo (Il grande metafisico, 1917), gli fu invece ispirata dall'"uomo senza volto", personaggio di un dramma del fratello Alberto Savinio, pittore e scrittore.

In seguito, De Chirico collaborò alla rivista Valori plastici, che teorizzava una rivisitazione completa dell'arte italiana, e partecipò all'esposizione di Berlino del 1921. Ebbe un periodo di contatto con il surrealismo, con cui espose a Parigi nel 1925: le sue opere successive si segnalano per il virtuosismo tecnico e rappresentano un tributo e un ringraziamento al periodo barocco.

De Chirico fu anche incisore e scenografo. La datazione e l'attribuzione di alcuni suoi dipinti è assai ardua, perché l'artista stesso produsse nel secondo dopoguerra repliche dei suoi capolavori del periodo metafisico.

Opere scelte

thumb|La nostalgia dell'Infinito, 1911

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De Chirico, Giorgio De Chirico, Giorgio

See also: Giorgio De Chirico, 10 Luglio, 1888, 1906, 1909, 1910, 1911, 1912, 1913