Giorgio Amendola
Giorgio Amendola (Roma, 21 novembre 1907 - 5 giugno 1980) è stato un partigiano, uno scrittore ed un uomo politico italiano.
La sua giovinezza fu sconvolta dalla notizia della morte del padre Giovanni Amendola, liberale antifascista massacrato dai sicari di Benito Mussolini e deceduto a seguito delle percosse ricevute nel 1926, a Cannes. Dopo questo episodio, Giorgio Amendola aderì al PCI (1929) ed iniziò un'opera di propaganda politica nella capitale dopo essersi laureato in Legge.
Arrestato, costretto all'esilio in Francia, incarcerato e condannato al confino dal Tribunale Speciale, egli fu liberato nel 1943 dai partigiani. In seguito, fece parte della resistenza tra le Brigate Garibaldi, di impronta comunista.
Dal 1948 fino alla morte fu deputato per il Partito Comunista Italiano, al cui interno ebbe molti incarichi. Dagli anni Settanta divenne il leader della corrente più a "destra" del partito, quella cioè che mirava ad un graduale allontanamento dal pensiero di Karl Marx e Friedrich Engels. Inoltre, secondo Amendola, il PCI avrebbe dovuto isolare i partiti di estrema sinistra (come, ad esempio, la Democrazia Proletaria) preferendo il dialogo e l'alleanza con i movimenti della sinistra moderata e riformista (PSI e PSDI in particolare). Queste concezioni lo portarono ad avere grandi scontri ideologici con Pietro Ingrao e Armando Cossutta, che avevano idee completamente diverse dalla sua pur militando nello stesso partito.
Dal 1967 in poi Giorgio Amendola si occupò anche di scrittura: tra le opere più importanti ricordiamo Comunismo, antifascismo e Resistenza (1967); Lettere a Milano (1973); Intervista sull'antifascismo (1976; in collaborazione con Piero Melograni); Una scelta di vita (1978) e Un'isola (1980, considerata la sua opera migliore).
Tutti questi libri, autobiografici ed incentrati sul tema dell'antifascismo e della Resistenza, sono pervasi da un sottile sentimento di tristezza e solitudine. Attraverso la propria vicenda, Amendola vuole far capire al lettore cosa prova un uomo che non ha più la libertà e che prova su di sè il dramma del confino, dell'esilio e del carcere. Lo stile usato, semplice e scorrevole, contribuì a una buona diffusione di tutte le opere amendoliane.
Amendola morì a Roma, all'età di 73 anni, a causa di una malattia. Per uno scherzo del destino, poche ore dopo il suo decesso, scomparirà anche l'amata moglie Germanie Lecocq, francese conosciuta durante l'esilio a Parigi, che lo aveva aiutato a scrivere il suo ultimo manoscritto.
Secondo alcuni politologi Giorgio Amendola fu, nella sua ricerca dell'alleanza tra le forze moderate di sinistra, un precursore ed un ispiratore dell'Ulivo.
