Geroglifico

Immagine mancante
Egyptian_funerary_stela.jpg
Geroglifici su di una stele funeraria egizia

I Geroglifici sono un sistema pittografico di scrittura, utilizzato dagli antichi Egizi, che combina elementi ideografici, sillabici e alfabetici.

Indice

Etimologia

Il termine geroglifico deriva dalle parole greche ἱερογλύφος (hieroglúphos) hiero- (ἱερός), che significa "sacro", e glypho (γλύφειν), che significa "incidere". La frase egiziana per geroglifici è traslitterata come mdw nṯr (spesso trascritta medu netjer; letteralmente "parole divine").

Storia ed evoluzione

Per molti anni, la più antica iscrizione geroglifica è stata la Paletta Narmer, trovata durante gli scavi a Hierakonpolis (la moderna Kawm al-Ahmar) alla fine del XIX secolo, databile al 3000 AC circa. Nel 1998 una equipe archeologica tedesca durante gli scavi ad Abydos (la moderna Umm el-Qa'ab) scoprì la tomba U-j di un sovrano predinastico e rinvenne trecento tavolette d’argilla iscritte con proto-geroglifici. Questo sepolcro è stato datato al 3400 AC circa.

In seguito allo sviluppo ed alla diffusione della scrittura tra la popolazione egizia, le forme delle lettere si andarono semplificando nei due tipi di scritture derivate: lo ieratico (sacerdotale) e il demotico (popolare). Queste forme furono utilizzate maggiormente per la scrittura su papiro. La scrittura geroglifica comunque non scomparve, ma resistette a lungo accanto alle altre forme. La Stele di Rosetta contiene gli stili di scrittura geroglifico e demotico.

I geroglifici continuarono ad essere usati dopo la conquista dell’Egitto ad opera di Alessandro Magno ed anche per tutto il periodo della dominazione romana. È probabile che la scrittura geroglifica tarda divenne più complessa, almeno in parte, come risposta al cambiamento della situazione politica. Alcuni ipotizzano che i geroglifici avessero la funzione di distinguere i 'veri Egiziani' dai conquistatori stranieri (ed i loro alleati locali). Questo aspetto potrebbe spiegare il travisamento che si evidenzia nei commenti superstiti degli scrittori greci e romani riguardo ai geroglifici. Gli autori greco-romani interpretarono, infatti, la scrittura geroglifica come un sistema allegorico, se non addirittura magico, di trasmissione di conoscenze segrete e mistiche. Sarebbe così spiegata anche l’inesatta traduzione creata da Clemente d’Alessandria per descrivere la pittografia egizia, interpretata come scrittura 'sacra'.

Dal [[IV secolo] furono pochi gli Egiziani capaci di leggere questa scrittura, ed il "mito" dei geroglifici si sviluppò. L’utilizzo monumentale dei geroglifici cessò dopo la chiusura di tutti i templi non cristiani voluta nel 391 dall’imperatore romano Teodosio I; l’ultima iscrizione a noi nota, proveniente da un tempio di File, è databile al 394.

Sempre nel quarto secolo apparsero gli Hieroglyphica di Orapollo, una 'spiegazione' di quasi 200 segni. L’opera, autorevole ma ricca di errate interpretazioni, fu un ulteriore impedimento alla decifrazione della scrittura egizia. Mentre gli studiosi del passato hanno enfatizzato le origini greche dell’opera, ricerche recenti hanno messo in risalto residui di conoscenze genuine ed interpretato il lavoro come un disperato tentativo di un intellettuale egiziano di recuperare un passato ormai sepolto. Comunque gli Hieroglyphica esercitarono una notevole influenza sul simbolismo del Rinascimento, ed in modo particolare sul libro degli emblemi di Andrea Alciato ed anche sulla Hypnerotomachia Poliphili di Francesco Colonna.

Molti studiosi moderni tentarono di decifrare i geroglifici nei secoli, soprattutto Athanasius Kircher nel XVII secolo, ma questi tentativi fallirono o quanto meno giunsero a trascrizioni fittizie basate su presupposti errati, basandosi sull’ipotesi che i geroglifici avessero esclusivamente un valore simbolico. Il più significativo lavoro sulla decifrazione della scrittura egizia fu eseguito da Thomas Young e Jean-François Champollion agli inizi del XIX secolo. La scoperta della Stele di Rosetta da parte delle truppe napoleoniche durante l’invasione dell’Egitto fornì le informazioni necessarie che permisero a Champollion di giungere alla comprensione dei geroglifici.

Scrittura

Segni di una lettera
Segno Traslitterazione Pronuncia Note
<hiero>A</hiero> 3 a chimato aleph,
avvoltoio egiziano
<hiero>i</hiero> i/a chiamato yodh
canna
<hiero>i-i</hiero> o <hiero>y</hiero> y y doppio yodh
un paio di canne o due barre
<hiero>a</hiero> ̒ a chiamato ayin,
fricativa faringea
braccio
<hiero>w</hiero> o <hiero>W</hiero> w w/u chiamato waw
pulcino di quaglia o sua abbreviazione ieratica
<hiero>b</hiero> b b piede
<hiero>p</hiero> p p stuoia di canna o sgabello
<hiero>f</hiero> f f vipera cornuta
<hiero>m</hiero> m m civetta
<hiero>n</hiero> n n acqua
<hiero>r</hiero> r r bocca
<hiero>h</hiero> h h tettoia di giunchi o cortile
<hiero>H</hiero> h h enfatica,
fricativa faringea muta,
treccia di lino o lucignolo
<hiero>x</hiero> kh suono gutturale,
fricativa velare muta,
placenta o palla di stringhe (?)
<hiero>X</hiero> kh suono dolce,
fricativa palatale muta,
ventre di animale con coda
<hiero>s</hiero> or <hiero>z</hiero> s s stoffa piegata o chiavistello
<hiero>S</hiero> š sh stagno
<hiero>q</hiero> k k enfatica,
esplosiva muta di ugola,
pendio
<hiero>k</hiero> k k cesto con manico
<hiero>g</hiero> g g supporto di vaso
<hiero>t</hiero> t t focaccia
<hiero>T</hiero> ch pastoia
<hiero>d</hiero> d d mano
<hiero>D</hiero> j cobra


É un sistema complesso, una scrittura figurativa, simbolica e fonetica insieme, nello stesso testo, nella stessa frase, potrei addirittura dire nella stessa parola. Jean-François Champollion. Lettera a M. Dacier, 27 Settembre 1822 </blockquote>

I geroglifici consistono di tre tipi di caratteri: caratteri fonetici, inclusi quelli di un unico fonema, come un alfabeto, ma anche molti caratteri rappresentanti una o più sillabe, ideogrammi, rappresentanti una parola, e determinativi, i quali indicano la categoria semantica della pronuncia di una parola senza specificarne il significato preciso.

La scrittura geroglifica consta di 24 caratteri principali (simboli per un singolo fonema), alle quali si aggiungono molti più segni biconsonantici (simboli per due fonemi combinati). Vi sono anche segni triconsonantici (tre fonemi), anche se sono meno comuni degli altri. In totale la scrittura geroglifica consta di circa 800 caratteri.

L’orientamento dei segni geroglifici può essere in linea od in colonna. I geroglifici scritti in orizzontale possono essere letti in maniera destrorsa o sinistrorsa secondo l’orientamento delle figure descritte (se sono rivolte a destra la lettura è da destra verso sinistra). Nel caso fossero disposti verticalmente vanno letti dall’alto verso il basso.

Da notare che le vocali non sono trascritte nei geroglifici, la pronuncia è aiutata dall’aggiunta di una e interconsonantica. Per esempio: nfr -> nefer = bello, buono.

Il termine egizio per 'Tolomeo' è scritto in geroglifico nel seguente modo: <hiero>p:t-wA-l:M-i-i-s</hiero>

Immagine mancante
Egypt_Hieroglyphe2.jpg
Geroglifici egizi. Tempio di Komombo

Le lettere nel cartiglio sottostante sono:

P
T
O L
M
E E S

dove EE è considerata una lettera singola ed è traslitterata I o Y.

Un altro esempio della modalità di scrittura geroglifica può trovarsi nei due significati della parola egizia pr (solitamente pronunciato per). Il suo primo significato è 'casa', e la sua rappresentazione geroglifica è: <hiero>pr:Z1</hiero> In questo caso il geroglifico di 'casa' funziona come un ideogramma: esso rappresenta la parola con un singolo segno. La barra verticale sottostante il geroglifico è un modo comune di indicare che un segno sta funzionando come ideogramma.

Il termine pr può anche significare 'uscire'. Quando questa parola è scritta, il geroglifico 'casa' è utilizzato come simbolo fonetico: <hiero>pr:r-D54</hiero> In questo caso il geroglifico 'casa' sta per le consonanti pr. Il segno 'bocca' sottostante è un complemento fonetico: si legge come r, rinforzando la lettura fonetica di pr. Il terzo segno grafico è il determinativo, è un ideogramma che fornisce al lettore il significato generale di cosa è scritto: qui implica un verbo di movimento.

Voci correlate

Collegamenti esterni

Bibliografia

See also: Geroglifico, 1822, 1998, 27 Settembre, 391, 394, Abydos (Egitto), Alessandro Magno, Alfabeto