Funerale

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Il funerale, o rito funebre, è una cerimonia ed una liturgia (anche in senso laico) che si celebra secondo consolidate procedure tradizionali in seguito all'evento della fine della vita - in conseguenza della morte - di una persona, ed avviene in genere al cospetto della salma con la partecipazione di alcuni individui del gruppo sociale di riferimento (famiglia, cerchia delle amicizie del defunto, conoscenti, colleghi, etc.).

Gli usi e le tradizioni relative a tale passaggio variano secondo il luogo, la fede religiosa od il desiderio del defunto e dei suoi congiunti. Il termine deriva dal latino funus, che ha molti significati e probabilmente associa il rito all'azione del calare il corpo nella sepoltura con delle funi.

I riti funebri sembrano essere stati celebrati sin da tempi remotissimi. Nelle grotte dello Shanidar in Iraq, sono stati scoperti degli scheletri di Neanderthal coperti da un caratteristico strato di polline, ciò ha suggerito che nel periodo di Neanderthal i morti potessero essere sepolti con un minimo di cerimoniale di cui il presunto omaggio floreale potrebbe rappresentare un già arcaico simbolismo; un'elaborazione possibile di tale assunto è che già allora si credesse in una vita ultraterrena e che in ogni caso gli uomini fossero ben consci ciascuno della propria mortalità e capaci di esprimere un lutto.

Indice

Significati sociali ed etici del rito

Il rito funebre, presso la maggior parte delle culture, si svolge tipicamente alla presenza di una pluralità di persone e spesso è presieduto da un'autorità di riferimento sociale (in questa includendosi ovviamente i ministri del culto), politico o morale.

La circostanza suggerisce che il rito assolva a tre funzioni sociali principali: la prima è l'ufficializzazione della dipartita, un'altra è il richiamo solenne a specifiche concettualità etiche o religiose della comunità di appartenenza, l'ultima (non sempre riscontrabile) il giudizio personalistico. La solidarietà espressa alla famiglia con la partecipazione al suo lutto, non è altrettanto frequentemente individuata presso tutte le culture come comune elemento distintivo e causale della cerimonia e pertanto la si considera una funzione cui il rito assolve solo in alcuni gruppi etnici e sociali.

L'uscita dal gruppo sociale

Quanto al significato di cessazione della permanenza nel gruppo sociale del defunto, i sopravvissuti che assistono al rito "prendono pubblicamente atto" del trapasso, con il ché possono peraltro avere corso (in realtà iniziano subito dopo la morte) tutti gli effetti civili della dipartita (c.d. diritto successorio). La comunità, si potrebbe sintetizzare, viene informata che il defunto non è più, ne riceve certa nozione.

Alquanto diretta, sul punto della nozione, pare l'analogia con altre cerimonie di pubblica "doverosa notifica" alla collettività (ad esempio il matrimonio, che ufficializza la nascita di una nuova famiglia). Alcuni studiosi hanno peraltro intravisto un'analogia fra la presenza del pubblico ai funerali e quella dei testimoni ad un matrimonio, in entrambi i casi richiedendosi una sorta di "presidio accertativo" con il quale la comunità possa accettare l'evento come avvenuto poiché alcuni suoi membri vi hanno assistito, ed a causa di ciò.

Altra analogia minore talvolta riscontrata è che la partecipazione al rito viene vissuta dagli altri sia come dovere sociale che (un po' meno spesso) come dovere personale nei confronti degli sposi o del defunto, a seconda dell'intensità del rapporto che li lega/legava.

La celebrazione etico-religiosa dell'evento

Quanto ai richiami di ordine metafisico, il funerale religioso racchiude in sé ovviamente la concezione rispettivamente proposta da ciascun culto, e per quelle fedi in cui si creda che l'anima non defunga col corpo, la celebrazione vale di suffragio (nel senso linguistico di conferma) dell'avvenuto passaggio allo stato spirituale. La morte del singolo viene identificata come momento essenziale di contatto con il dio di riferimento e passaggio alla condizione del mondo che per fede si crede seguire al nostro, e ciò coinvolge la comunità che tale fede condivide.

Il senso del "passaggio", il moto dinamico di transizione, pur essenzialmente antitetico alla staticità della morte scientifica (biologica) ed ai suoi noti effetti di devitalità, si individua comunemente nei riti della maggior parte delle religioni, particolarmente per le religioni rivelate: la vita persa - il rito enfatizza - sarebbe solo quella corporale mentre lo spirito, l'anima proseguirebbe la sua esperienza come entità di altro tipo.

Insieme alla considerazione che le religioni sono fedi (e dunque non convinzioni o elaborazioni, quali potrebbero essere quelle della scienza) che implicano proprio definite visioni sul post-mortem e che anche per questo si abbracciano, l'accento che il rito pone sul passaggio segnala l'importanza massima di queste celebrazioni, per alcuni versi le più significative delle rispettive teologie.

Il rito civile

Anche il funerale civile (o non confessionale) richiama la collettività al rispetto per la morte, solitamente al fine di corroborare le basali istanze di rispetto per la vita, e ne svolge i prescritti simbolismi. Si svolge in genere in presenza di convinzioni ateistiche o agnostiche del defunto, ovvero laddove il meglio consueto rito religioso sia impossibile o vietato. Anche in sistemi ufficialmente aconfesisonali o proprio antifideistici (come erano, ad esempio, i paesi comunisti) vi è comunque una celebrazione di onoranza funebre.

In queste cerimonie il rito è anche l'espressione di osservanza ufficiale di una sorta di "diritto alle onoranze" già spettante ai vivi per quando decederanno, salvaguardando ad esempio il diffuso istintivo timore per il rispetto delle proprie future spoglie. Ciò non risponde in genere a canoni codificati, ma più spesso ad un comune buon senso applicato d'iniziativa: anche in paesi di copiosa produzione normativa come l'Italia, curiosamente, le materie funebri sono coperte da esigua regolamentazione, nella quale è del tutto prevalente l'aspetto sanitario (norme di sicurezza epidemiologica). L'inespresso e non codificato diritto funebre (diritto ad una rispettosa sepoltura) cui si cennava, non è sempre stato rispettato con universalità e uguaglianza: sino a pochi secoli fa, ad alcune categorie di defunti (fra i quali i suicidi e gli attori) era vietato dedicare onoranze funebri e addirittura veniva negata loro l'ordinaria sepoltura (si inumavano in terra sconsacrata, che sovente voleva dire che se ne sarebbero disperse le salme).

Tranne che per i casi ora detti, il funerale civile in genere cede volentieri il passo a quello religioso, come forma di doveroso rispetto per il senso religioso del defunto, anche in occasione di funerali solenni, come ad esempio quelli "di stato", che si celebrano quando la perdita riguarda una persona che ha avuto un ruolo importante nella storia e nelle vicende di un popolo o di una nazione e dunque si richiede che la celebrazione sia solenne, alla presenza delle massime cariche e delle più alte simbologie dello stato.

Il giudizio sull'estinto

Circa il giudizio sulla persona deceduta - come detto, non sempre parte del rito - il funerale può avere la funzione di porre in evidenza le azioni e le scelte compiute in vita dal defunto, al fine di ricavarne insegnamento utile per la comunità enucleandosene una sintesi che spesso si esprime nella orazione funebre.

Trattandosi di una cerimonia che comunque si rende in onore del defunto, pare di generale diffusione una pietosa benevolenza circa le eventuali malefatte del trapassato, e di solito il ricordo mira a preferire la narrazione di fatti, scelte, ragionamenti, emozioni e quant'altro possa assumere valore di condivisibilità etica da parte della comunità: di ciò si tesse dunque la lode, ed il defunto viene - spesso con enfasi retorica - identificato con tali positività, che sono dunque parte di ciò che la comunità avrà perso se non perpetuato da altri.

L'omissione delle negatività è parte dell'ossequio funebre, ma corrisponde ad un più generale istinto umano: anche nei meri modi di dire della quotidianità, del resto, il defunto è il "caro" estinto, il "compianto", e soprattutto la "buonanima", quali che ne fossero le inclinazioni in vita. Al di là di chi potesse avervi rancori personali, il ricordo di un morto è sempre benevolmente considerato e secondo alcuni si tratterebbe di un retaggio di quando era generalizzata la paura dei morti.

Il giudizio è dunque in genere sempre di assolvimento, almeno per suprema pietà, quasi che (con riferimento religioso) si tenti di munire il defunto di una sorta di "referenze" per quel giorno che altri giudicheranno.

Il pianto ed il riso

Soprattutto nel mondo occidentale, la morte è vissuta con dolore (cordoglio - letteralmente dolore del cuore), rimpianto, commozione, senso di privazione del rapporto con il defunto, innescandosi il lutto.

In tale contesto prevale un'interpretazione dell'evento come fatto negativo, un danno sia personale che sociale che colpisce i superstiti, oltre che il defunto; e ciò anche laddove siano maggiormente influenti i culti che considerano la morte come un avvicinamento alla deità e dunque un momento, se non positivo in sé, quantomeno non negativo.

Va detto che presso alcune culture il dolore della perdita è proprio superato dalla gioia per il raggiungimento dello stato di grazia della vita eterna: in tali contesti il rito funebre, pur senza intaccarsene la sacralità, è segnato da passaggi festosi e talvolta ludici, e le ritualità tutte comprendono occasioni a volte di convivio, altre volte di canto (o di esibizione poetica), in altri casi comunque manifestazioni di letizia collettiva, con le quali si onora la memoria del trapassato dedicandogli il piacere anziché il dolore, vivendo in suo onore un momento di vita piacevole e non di malgradite mancanze.

Funerali nell'Italia contemporanea

Nella tradizione italiana, nella maggior parte dei gruppi culturali o etnici o sociali, il funerale si divide generalmente in tre parti principali:

In linea generale, il numero di persone che possono considerarsi tenute per dovere sociale a presenziare alle varie parti del rito funebre è variabile, ma in linea di massima, raggiunge un buon numero solo nelle prime due.

Funerali nell'antica Roma

Nell'antica Roma, il maschio più anziano della casa, il pater familias, veniva chiamato al capezzale del moribondo, ove aveva il compito di raccogliere l'ultimo alito vitale di chi si trovava in agonia.

I funerali delle persone eccellenti venivano normalmente affidati a professionisti, veri e propri impresari di pompe funebri chiamati libitinarii. Nessuna descrizione diretta dei riti funebri è giunta fino a noi, comunque è dato supporre che generalmente, comprendessero una processione pubblica alla tomba (o alla pira, sulla quale il corpo veniva cremato). Di tale corteo val la pena notare soprattutto che talvolta i partecipanti portavano maschere con le fattezze del defunto. Il diritto di portare tali maschere era concesso per lo più a quelle famiglie tanto prominenti da aver ricoperto magistrature curili.

Mimi, danzatori, e musici, come pure lamentatrici professioniste (prefiche) venivano assunti dall'impresa per prendere parte ai funerali. I Romani meno scrupolosi potevano servirsi di mutue società funebri (collegia funeraticia) che svolgevano tali riti per loro conto.

Nove giorni dopo la sistemazione definitiva della salma, avvenuta mediante seppellimento o cremazione, veniva data una festa (coena novendialis), in occasione della quale veniva versato vino o altra bevanda di pregio sulla tomba o sulle ceneri. Poiché la cremazione era la scelta prevalente, v'era l'uso di raccogliere le ceneri in un'urna funeraria e deporle in una nicchia ricavata in una tomba collettiva chiamata columbarium (colombaia). Durante questi nove giorni, la casa era considerata contaminata (funesta), e veniva ornata di rami di cipresso o tasso perché ne fossero avvertiti i passanti. Alla fine del periodo, veniva spazzata e lavata nel tentativo di purificarla del fantasma del defunto.

Sette festività romane commemoravano gli antenati di una famiglia, compresa la Parentalia che si teneva dal 13 fino al 21 febbraio, per onorare appunto gli avi, e la Lemuria, che si teneva nei giorni del 9, 11 e 13 maggio, in occasione della quale si temeva che fossero attivi spettri (larvæ), che il pater familias cercava di placare con l'offerta di piccoli doni.

Sistemazione definitiva del corpo

Le diverse culture hanno ideato modi diversi di disporre definitivamente i corpi dei defunti.

Alcune depongono i morti in sepolture di varia natura, a volte definendo luoghi specifici ove ciò sia consentito. La fossa all'interno di cimiteri è tra gli usi più diffusi di seppellimento.

In certi luoghi, tuttavia, il procedimento non appare pratico. Ad esempio a New Orleans, in Louisiana, il sottosuolo è talmente intriso di acqua per la presenza di paludi profonde ed estese da obbligare i locali a costruire tombe al di sopra del terreno.

Altrove, la sepoltura separata è di solito riservata a persone ricche o socialmente rilevanti. Tombe di grandi dimensioni sopra il terreno sono chiamate mausolei (sebbene il termine non avesse un significato originario funerario e tuttora non intende solo tali tombe).

Altre sepolture sono nelle cripte all'interno delle chiese: anche in questo caso si tratta di un privilegio per lo più accordato a defunti che abbiano avuto rilevanza sociale in vita. In tempi recenti, quest'usanza è stata osteggiata dalle norme igieniche pubbliche.

Non sempre, poi, la sepoltura è permanente. In certe aree, le aree funerarie debbono essere riutilizzate a causa del limitato spazio disponibile. In tali aree, quando i cadaveri si siano ridotti a scheletri, le bare essendosi sgretolate per effetto del tempo, le povere ossa ormai consunte vengono spostate in ossari o in fosse comuni.

La sepoltura in mare è una locuzione in sé impropria che indica la deliberata escussione in mare del cadavere, appesantito in modo tale da garantirne l'affondamento. Si tratta di una pratica comune nella marineria e nelle popolazioni che vivono e si spostano sull'acqua. La Chiesa d'Inghilterra, considerata la nota vocazione marinara della sua comunità, ha aggiunto particolari forme di servizio funebre al suo Libro di Preghiere comuni proprio per tali evenienze.

Anche la cremazione è un'usanza antica, anzi in Roma Antica era l'uso funebre più consueto. I Vichinghi erano a volte cremati sulle loro navi e in seguito il luogo veniva segnato erigendovi pietre. Ultimamente, a dispetto delle obiezioni di alcuni gruppi religiosi, la cremazione si diffonde rapidamente. Gli ebrei ortodossi la proibiscono in ossequio alla norma religiosa detta Halakha, ritenendo che l'anima di una persona cremata non possa raggiungere il riposo eterno, e lo stesso fanno i cristiani ortodossi, come pure gran parte dell'Islam. La chiesa cattolica romana l'ha proibita per molti anni, ma dal 1963 la consente, purché non sia finalizzata ad esprimere incredulità verso la dottrina della resurrezione dei corpi. Il Vaticano prescrive anche che le ceneri siano comunque sepolte, e non ne permette né la dispersione né la custodia domestica. Sicché oggi molti cimiteri cattolici hanno edifici che ospitano nicchie per la sepoltura dei resti delle cremazioni. Infine, alcune alcune correnti del Protestantesimo la consentono, ma non le più conservatrici.

Recentemente, un nuovo modo di sistemazione del cadavere, detto Funerale ecologico, è stato suggerito da un biologo svedese. Basato sulla tecnologia del freddo, la sua principale caratteristica consiste nel sistemare il cadavere in modo da riciclarsi massimamente nel terreno.

Forme più rare di sistemazione del cadavere includono l'esposizione agli elementi, come facevano diverse tribù di indiani d'America. Oggi è ancora praticata dagli Zoroastriani a Bombay, dove le Torri del Silenzio consentono agli avvoltoi e ad altri uccelli divoratori di carogne di cibarsi dei cadaveri esposti.

Il Cannibalismo post-mortem (necrofagia) è praticato in certe culture, ove è peraltro ritenuto responsabile del diffondersi di una malattia da prione chiamata kuru.

La Mummificazione consiste nel disseccare i corpi attraverso l'imbalsamazione per assicurarne la conservazione; gli esperti più famosi di tale procedimento furono gli antichi Egizi: molti corpi di nobili o alti funzionari furono mummificati e conservati in mausolei, o, nel caso di alcuni Faraoni, in piramidi.

Volontà del defunto riguardo il funerale


In law in the United States, the deceased have surprisingly little say in the manner in which their funerals can be conducted. The law generally holds that the funeral rituals are for the benefit of the survivors, rather than to express the personal whims and tastes of the decedent.

The decedent may, in most U.S. jurisdictions, provide instructions as to his funeral by means of a Last Will and Testament. These instructions can be given some legal effect if bequests are made contingent on the heirs carrying them out, with alternative gifts if they are not followed. This assumes, of course, that the decedent has enough of an estate to make the heirs pause before doing something that will invoke the alternate bequest. To be effective, also, the will must be easily available, and some notion of what it provides must be known to the decedent's survivors.

Some people dislike the clutter and display of flowers at funerals, and feel that there is an unseemly competition in the number and size of the floral arrangements sent. Many newspapers refuse to print an obituary that requests that flowers not be sent; to do so would be to offend the florists' industry. Many obituaries, however, contain notices regarding "memorial gifts" to a charity. It is usually understood in these situations that a gift to the charity made in memory of the decedent relieves the donor of the social duty of sending flowers.

Voci correlate

See also: Funerale, 11 maggio, 13 febbraio, 13 maggio, 1963, 21 febbraio, 9 maggio, Bibbia, Bombay