Fonologia
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La fonologia detta anche fonematica o fonemica è il ramo della linguistica che studia come i suoni linguistici funzionino all’interno d’una certa lingua, ovvero come si organizzino le unità distinte di suono, i fonemi. Essa fa parte della grammatica d’una qualsiasi lingua, a differenza della fonetica che è lo studio generale dei suoni linguistici (o, meglio, dei foni).
| Indice |
Fonemi e ortografia
Occorre sempre distinguere tra «fonemi» e «lettere» sebbene esistano accordi ma anche discrepanze molto importanti. L’italiano e lo spagnolo hanno una grafia che li avvicina abbastanza bene alla realtà fonologica, cosí come molte lingue slave. I sistemi piú perfetti sono quelli dell’esperanto e del coreano con l’alfabeto hangul. Invece il francese e l’inglese hanno un’ortografia che rispecchia condizioni fonologiche arcaiche e, specie nel caso del francese, non esenti da false etimologie e lettere pleonastiche.
Compilazione dell’inventario fonemico
Parte dello studio fonologico di una lingua si basa sull’osservazione di trascrizioni del parlato naturale e cercando di dedurre quali sono i fonemi (eventualmente anche quelli sottostanti) e quindi l’inventario fonemico della lingua stessa.
Anche se una lingua può fare molte distinzioni tra un numero piccolo di fonemi, in realtà i parlanti usano un numero assai maggiore di foni. Quindi si può affermare con certezza che un fonema unico viene pronunciato in molti modi.
Cercare le coppie minime è parte della ricerca nello studio dell’inventario fonemico di una lingua. Tuttavia con questo sistema non è spesso possibile trovare tutti i fonemi, cosí si usano anche altri metodi. Una coppia minima è una coppia di parole entrambe dalla stessa lingua che differiscono solamente per un fonema e che sono riconosciute dai parlanti come due separate parole.
Quando c’è una coppia minima, quei due suoni costituiscono fonemi separati, altrimenti sono chiamati allofoni d’uno stesso fonema. Se si trovano dei fonemi che possono essere tolti dall’inventario fonemico e considerati allofoni di un fonema «nascosto» si può parlare di fonema sottostante.
Fonemi e allofoni
In italiano e in molte lingue occidentali /l/ e /r/ sono fonemi separati (coppia mimima per l’italiano /lana/ vs /rana/). Invece in molte lingue orientali i foni [l] e [r] sono allofoni e la regola generale è che [r] compare davanti a vocale e [l] no. Il coreano può essere preso come esempio: si dice Seoul ma Korea e reimon ("limone"). Il fonema dominante è /r/, che verrà scelto nella descrizione del linguaggio: tuttavia in posizione finale e comunque se non precede una vocale esso si presenta con l’allofono [l]. Un coreano infatti dirà che la «l» di «Seoul» e la r di «Korea» sono la stessa lettera. Il parlante coreano usa il fonema /r/ e, in dipendenza dal contesto linguistico, tale fonema verrà espresso con due foni, [r] o [l]. Ugualmente un coreano che senta i due suoni li interpreterà come due realizzazioni dell’unico fonema /r/ e penserà quindi che siano lo «stesso suono».
Fonemi sottostanti
Il caso piú noto di fonema sottostante è probabilmente l’ [ŋ] delle lingue germaniche odierne. In passato il suffisso ing/ung si pronunciava [ing], poi col tempo la [n] e la [g] si sono fuse in un unico suono nasale velare (nei dialetti rustici si è raggiunto il passo successivo, ovvero la pronuncia [in], scritto in’ con il comune fono nasale alveolare). Molti fonologi hanno ravvisato in questo un cambiamento fonologico rilevante, tale da giustificare la creazione di un nuovo fonema /ŋ/. Eppure questo «fonema» compare solo ed esclusivamente in finale di sillaba: se in una trascrizione si usa il segno di divisione sillabica [.], diventa inutile considerare [N] come fonema e porlo tra //. Si dirà piuttosto che è la realizzazione di una sequenza di fonemi sottostanti /ng/ che in finale di sillaba si pronunciano con il fono [ŋ]. Nessun problema anche per l’analisi degli attuali dialetti rustici germanici:
/-ing$/ [-ing]-> /-ing$/ [-iŋ] -> /in$/ [in].
dove /$/ è il confine di sillaba.
Fonologia generativa
Il libro The sound pattern of English ha rappresentato una svolta nella fonologia fino ad allora dominata dal modello dello strutturalismo. Esso ha presentato la fonologia dove una rappresentazione fonologica (forma sintattica superficiale) è una struttura la cui parte fonetica è una sequenza di unità che hanno caratteristiche peculiari. Sebbene la fonologia generativa non abbia il concetto di fonema, queste unità sono spesso chiamate, con un leggero abuso di terminologia, «fonemi». Le caratteristiche descrivono aspetti dell’articolazione e percezione, sono prese da un insieme fissato universalmente e hanno i valori + o - (come nei tratti). Le regole fonologiche governano come questa rappresentazione venga trasformata nella pronuncia corrente, in altre parole come si passi dalla forma sottostante alla forma di superficie.
Cambiamento di un fonema nel tempo
I particolari suoni che una lingua decide di rendere distintivi (nella prospettiva dello strutturalismo sono invece i tratti che rendono distintivi i fonemi) possono cambiare nel tempo. Per esempio, in inglese i foni [f] e [v] erano allofoni e hanno assunto carattere di fonema solo piú tardi quando con prestiti dal francese e dai dialetti inglesi meridionali (come vat e vixen). Quindi il fono [v] è comparso non piú solo in posizione intervocalica ma anche iniziale, rendendo impredicibile sapere se una labiodentale inizale potesse essere sonora o non-sonora.
Altre caratteristiche delle lingue studiate dalla fonologia
L’accento d’intensità e l’intonazione fanno anch’essi parte dello studio della fonologia. In alcune lingue l’accento non è fonologico come nel finlandese o l’ungherese. Nelle lingue romanze l’accento d’intensità è sempre distintivo, con l’eccezione del francese. Nelle lingue germaniche l’accento riveste un importanza minore: è distintivo (con poche coppie minime) in inglese e tedesco ma non, per esempio, in islandese, una lingua che rispecchia il carattere originario delle lingue germaniche. Anche in latino si ritiene che nel periodo arcaico l’accento d’intensità non sia stato distintivo e posto sempre sulla prima sillaba.
Sviluppi recenti della fonologia
Nel 1976 John Goldsmith introdusse il concetto di fonologia autosegmentale. I fenomeni fonologici non erano piú considerati come una sequenza lineare di segmenti chiamati fonemi o combinazione di varie caratteristiche, ma piuttosto alcune sequenze parallele di fenomeni che risiedevano su binari multipli.
John McCarthy, Alan Prince e Paul Smolensky hanno creato la teoria dell’ottimalità dove si dice che una lingua sceglie la pronuncia di una parola che si adatta meglio a una lista di condizioni, ordinata per importanza: è meglio non soddisfare una condizione meno importante che una piú importante. Questo è il campo su cui si concentra gran parte della ricerca fonologica attuale.
