Fonetica

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La fonetica è il ramo della linguistica che studia la produzione, natura fisica e percezione dei suoni dei linguaggi verbali umani (lingue). Si distingue dalla fonologia che studia i sistemi linguistici basandosi sulle unità linguistiche astratte dette fonemi. Raramente la morfologia tocca lo studio della fonetica, e ancor meno la semantica (lo studio del significato delle parole) e la sintassi. Invece la pragmatica può benissimo venir considerata quando si tratta del livello acustico.

La fonetica si divide a sua volta in quattro rami, non sempre distinti: la fonetica articolatoria, lo studio e la classificzione dei suoni linguistici secondo le modalità di produzione; la fonetica sperimentale, lo studio della produzione dei suoni linguistici attraverso l'utilizzo di determinati strumenti; la fonetica acustica: lo studio dei suoni linguistici come onde sonore; la fonetica uditiva, lo studio di come i suoni linguistici vengano percepiti dall'apparato uditivo umano.

Se si usa la parola 'fonetica' senza specificazioni ulteriori si intende solitamente la fonetica articolatoria.

Indice

Fonetica articolatoria

La fonetica articolatoria studia i suoni di una lingua sotto l'aspetto della loro produzione attraverso l'apparato fonatorio, descrive quali organi intervengano nella produzione dei suoni, in quale posizione s'incontrino e come queste posizioni interferiscano con il percorso dell'aria in uscita dai polmoni attraverso la bocca, il naso o la gola per produrre suoni differenti.

Non si occupa di tutte le attività che intervengono nella produzione di un suono, ma seleziona solamente quelle che attengono al luogo di articolazione. I simboli fonetici sono solo abbreviazioni della descrizione articolatoria di un suono, nonché una sua approssimazione in determinate classi detti foni, dal momento che nessuno è in grado di riprodurre due volte lo stesso identico suono. I simboli più utilizzati sono quelli dell'AFI, l'Associazione fonetica internazionale, conosciuta anche come IPA.

Gli organi che intervengono nel processo di fonazione possono essere mobili o fissi. Sono organi mobili le labbra, la mandibola, la lingua e le pliche vocali ("corde vocali"), chiamati anche gli organi articolatòri o semplicemente gli articolatóri. Variando la posizione di questi, il parlante modifica il flusso dell'aria polmonare. Sono invece organi fissi i denti, la radice dei denti, il palato duro e il palato molle (velo palatino). I suoni si producono quando si portano in contatto due articolatóri, per esempio il (fono) bilabiale [p], che si produce col contatto di entrambe le labbra; così quando si pongono in contatto due organi articolatòri il suono che si ottiene si nomina con gli organi che si avvicinano o si congiungono in un punto d'articolazione particolare: per esempio [f] si definisce fono labiodentale, perché il labbro inferiore entra in contatto con gli incisivi superiori. Quando l'organo mobile è la lingua non si fa in genere riferimento ad essa (tranne in casi particolari, come per i rari foni linguolabiali) per denominare il fono, così [t], che si produce quando la punta della lingua tocca la parte posteriore (in inglese piuttosto la radice, gli "alveoli") degli incisivi superiori si chiama semplicemnete dentale (alveolare in inglese).

Il modo d'articolazione si determina per la disposizione degli articolatóri mobili nella cavità buccale e come impediscono o restringono il passaggio dell'aria. Questa azione può consistere nell'interruzione istantanea e completa del passaggio dell'aria, con i foni cosiddetti occlusivi che sono di tipo momentaneo. Nei foni cosiddettinasali ugualmente si ha interruzione completa del flusso dell'aria nella bocca ma viane aperta il passo nasale per fare uscire il flusso nella cavità nasale ottenendo così un fono continuo. Nei foni cosiddetti laterali la lingua si accosta solo alla parte centrale della cavità buccale lasciando passare l'aria dalle parti o anche da una parte sola (foni unilaterali). Nei foni vibranti la lingua vibra ripetutamente (almeno più di tre volte) creando una serie di brevissime occlusioni. Nei foni vibrati il meccanismo è intermedio tra quello occlusivo e quello vibrante: consiste di una rapidissima singola occlusione, di articolazione assai più instabile che negli occlusivi veri e propri. Nei foni costrittivi gli articolatóri non chiudono il passaggio ma provocano un restringimento per l'aria che produce una caratteristica frizione (e si chiamano per questo anche fricativi benché il termine non sia articolatorio ma piuttosto acustico). Se il passaggio è più largo, la frizione non si produce e il fono si dice approssimante il passaggio dell'aria è continuo ma in qualche modo alterato e reso instabile dalla posizione degli articolatóri. Tutti questi modi di articolazione si chiamano contoidi. Nei vocoidi invece, il passaggio dell'aria è completo, continuo, stabile e senza nessun restringimento.

Ci sono alcune articolazioni particolari. I contoidi cosiddetti semiocclusivi (acusticamente affricati) hanno due fasi strettamente legate l'una all'altra: una fase occlusiva e una costrittiva. Entrambe sono omorganiche, cioè devono avere lo stesso punto d'articolazione; inoltre l'occlusione rimane in qualche modo presente anche nella fase di rilascio costrittiva: per questi sono stati definiti anche: foni occlusivi con rilascio udibile costrittivo. Questa è anche la ragione per cui scriverli con due simboli è errato: si deve usare il monogramma (presente nelle estensioni fonetiche di Unicode anche se non previsto ufficialmente nelle ultime revisioni dell'IPA) oppure il digramma con legatura (SAMPA: [-\]). Esistono altre notazioni non ufficiali IPA: per esempio, il simbolo dell'occlusiva con un circonflesso sopra come in esperanto, oppure l'uso di caratteri usate nelle lingue slave o baltiche che utilizzano l'alfabeto latino c per [t-\s], č per [t-\S]. Esistono poi particolarti "contoidi sillabici" (intensi e generalmente allungati) che possono costituire apice sillabico (SAMPA: [=]) e al contrario vocoidi asillabici (più brevi e meno forti di quelli comuni) che possono solo essere elementi (asillabici) di un dittongo (SAMPA: [_^]).

I vocoidi si distinguono per la varie posizone della lingua: in particolare il punto mediano del dorso è spesso preso come punto di riferimento. A seconda dell'altezza (la posizione rispetto al palato) e dell'(anteriorità-)posteriorità (la posizione rispetto al palato anteriore e al velo palatino) si distinguono vocoidi alti, medi e bassi secondo l'asse verticale (sono necessari spesso gradi intermedi, come medio-bassi, medio -alti e simili) e anteriori (o palatali), centrali e posteriori (o velari) sull'asse orizzontale (anche qui spesso sono necessari gradi intermedi come antero-centrali e postero-centrali secondo il grado di precisone richesto). A seconda della presenza o meno dell'arrotondamento labiale poi si distinguono vocoidi arrotondati (procheili) e non-arrotondati (aprocheili). I vocoidi più frequenti nelle varie lingue sono [a], [i] e [u], che rappresentano anche il massimo degli spostamenti del punto mediano del dorso della lingua sui due assi (orizzonatale e verticale). In particolare [a] è di gran lunga il fono più frequente ed è presente nella maggior parte delle lingue del mondo.

Fonetica sperimentale

La fonetica sperimentale studia i suoni secondo un approccio fisico, sia usando strumenti particolari per determinare con precisione la posizione dei vari organi articolatòri sia prestando attenzione al risultato del processo fonatorio. Unendo i dati si sono scoperte caratteristiche importanti sull'articolazione dei suoni linguistici. essa utilizza strumenti come i raggi x per determinare la posizione degli articolatóri e il chimografo che traccia le linee d'intensità. Lo studio congiunto di questi dati risulta tanto più preciso e significativo quanto sono più perfezionati gli strumenti usati.

Fonetica acustica

La fonetica acustica tratta l'onda sonora come il prodotto di un qualsiasi risonatore. In pratica equipara l'apparato fonatorio umano a un qualsiasi altro sistema d'emissione e riproduzione di suoni. Nella comunicazione le onde sonore hanno un'importanza maggiore che la semplice articolazione (e produzione) dei suoni, poiché un determinato pubblico ascolta i suoni prodotti dal'apparato fonatorio come quelli riprodotti da un qualsiasi altro mezzo. Per decodificare le caratteristiche salienti dell'onda sonora prodotta si utilizza lo spettrografo: con questo strumento si possono identificare determinate bande chiamate formanti che sono risultate essere importanti per la comprensione dei suoni linguistici e hanno anche mostrato una certa relazione con alcuni processi articolatori. Inoltre si è manipolata l'onda sonora per capire quali fossero le frequenze che contenevano i dati fondamentali, necessari e sufficienti per identificare i suoni delle varie lingue, cancellando alcune parti dell'onda e riproducendone le altre.

Fonetica uditiva

La fonetica uditiva è probabilmente il ramo della fonetica a tutt'oggi meno esplorato e tratta di come i suoni linguistici vengano recepiti dall'apparato uditivo umano: per questo studia in particolare come funziona il canale uditivo. Un altro campo d'investigazione riguarda le possibili interferenze acustiche che si possono determinare nell'ascolto dei suoni linguistici. Recentissimi sono gli studi in campo cognitivo, correlati alla percezione effettiva dei suoni. La fonetica uditiva utilizza strumenti come la camera insonorizzata per isolare la persona da sperimentare concentrandosi solo sul suono linguistico in quanto tale. Anche le statistiche su come vengano percepiti i suoni nelle diverse situazioni comunicative (soprattutto nei diversi ambienti, in particolare rumorosi) è un campo studiato dalla fonetica uditiva.

Voci correlate

See also: Fonetica, Caso (grammatica), Deissi, Dialettologia, Esperanto, Fonema, Fono, Fonologia, International Phonetic Alphabet