Film muto
Per film muto si intende un film senza traccia sonora, storicamente riconducibile al periodo antecedente l’avvento del sonoro, vale a dire dai primi anni del 1900 fino alla fine degli anni venti.
L’idea di combinare immagine e suono, per la verità, è vecchia quasi quanto il cinema stesso, ma bisognerà attendere fino alla fine degli anni Venti, il 1927 per l’esattezza, perché venisse distribuito il primo film sonoro, Il cantante di jazz.
Tra storici e gli studiosi della settima arte, il periodo precedente l’avvento del sonoro nel cinema, è indicato come la silent era. In questo lasso di tempo la cinematografia fu comunque in grado di raggiungere alti livelli qualitativi, tanto che bisognerà attendere qualche anno dall’introduzione della nuova tecnica perché si eguagliasse, per poi migliorarla, la qualità dei film muti.
I realtà i film proprio muti non erano, quantomeno la fruizione: era infatti costume accompagnare le proiezioni con musica dal vivo, dal grande teatro di città a quello di periferia, solitamente un pianista o organista, addirittura un'orchestra per i teatri che se lo potevano permettere, fungeva da colonna sonora. Il teatro fu il luogo deputato alla proiezione del film muto, non necessitando altro che un semplice schermo piuttosto che di apparecchiature tecnologiche. Era usanza accompagnare la proiezione con spiegazione chiarificatrici delle scene proiettate o aggiungere commenti scritti, da subito fu però evidente quanto la musica fosse componente essenziale dell’immagine, rafforzandone, anticipandone, predisponendo emozionalmente lo spettatore alla scena proiettata.
La tecnica di recitazione necessitava di enfasi mimica, esagerando l’espressività facciale e l’azione corporea affinché giungesse al pubblico il messaggio emozionale inteso dal regista. Oggi potremmo rimanerne infastiditi da questa tecnica esagerata e grossolana, nota anche come slapstick, termine associato in particolare alla comicità gestuale, e si spiega quindi perché fosse più apprezzato il genere comico, per sua natura paradossale, piuttosto che il dramma.
La tecnica di ripresa, invece era molto lenta a confronto del film sonoro (16 o 20 fotogrammi al secondo del film muto, contro i 24 o 48 del sonoro) e il risultato era il tipico movimento a scatti e innaturale, volutamente rafforzativo, in particolare nelle commedie piuttosto che nel film drammatico.
Migliaia i film girati nel periodo muto, purtroppo, però, una considerevole parte di essi (stante agli storici almeno l’80-90%) è scomparso per sempre. Almeno fino alla prima metà del ventesimo secolo veniva utilizzata una pellicola altamente instabile e altamente infiammabile che richiedeva cure particolari per garantirne la conservazione nel tempo. Molti di quei film non ebbero alcun riguardo e col tempo si decomposero in polvere, alcuni furono riciclati, molti finirono distrutti nei frequenti incendi degli studios. Oggi la conservazione e il restauro di quelle pellicole è la priorità principe per gli storici della cinematografia.
Diversi cineasti hanno reso omaggio alla favolosa era del film muto: Jacques Tati col suo Le vacanze di Monsieur Hulot, 1953, e così pure Mel Brooks con L'ultima follia di Mel Brooks, dal titolo originale di Silent Movie, del 1976.
