Fiaba
right|thumb|200px|Cappuccetto Rosso La fiaba è un tipo di narrazione i cui protagonisti non sono quasi mai animali (tipici invece nella favola), ma creature umane, coinvolte in avventure straordinarie con personaggi dai poteri magici come fate, orchi, giganti e così via.
Le fiabe sono state tramandate oralmente, ma c'è chi le ha raccolte e trascritte dando loro una particolare struttura come Charles Perrault in Francia, i fratelli Grimm in Germania, e ai nostri tempi Italo Calvino in Italia e Aleksander Afanasiev in Russia. Gli inventori di fiabe sono invece il danese Hans Christian Andersen, l'italiano Collodi (Pinocchio), l'inglese James Matthew Barrie (Peter Pan).
Le fiabe, da sempre considerate patrimonio della letteratura infantile e relegate in posizione subalterna rispetto ad altri testi, sono state attualmente rivalutate dalla scienza antropologica attraverso lo studio delle tradizioni popolari e delle culture orali.
right|thumb|250px| Rosaspina
Lo schema di Propp
Un antropologo russo, Vladimir Propp, ha scoperto nelle società tribali e nel rito di iniziazione le origini storiche della fiaba e ne ha studiato la struttura che egli propone anche come modello di tutte le narrazioni.
Lo schema di analisi della fiaba è detto "schema di Propp" dal nome del suo autore e propone una situazione iniziale (di tranquillità), l'imposizione di un divieto, l'infrazione del divieto e conseguente rottura della situazione iniziale, le peripezie dell'eroe, il dono magico da parte di un aiutante dell'eroe, la lotta dell'eroe con l'antagonista o oppositore, la vittoria e il ritorno, il ristabilimento della situazione di equilibrio.
La situazione iniziale può essere turbata dall'intervento dell'oppositore che attua un rapimento; l'eroe può essere indotto alle peripezie da una promessa o da una prova che deve superare; la conclusione può avvenire con le nozze tra l'eroe e la principessa, ma in sostanza lo schema dello svolgimento non cambia di molto.
Lo schema semplificato può essere così rappresentato:
- equilibrio iniziale (inizio)
- rottura dell'equilibrio iniziale per qualche fattore (movente o complicazione)
- peripezie
- ristabilimento dell'equilibrio (conclusione)
I ruoli dei personaggi e le relazioni che intercorrono tra di loro sono invariabili e imprescindibili:
l'eroe---------------------------l'oppositore
|
|
|
l'aiutante
Propp, mettendo a confronto molte fiabe popolari di magia, ha dimostrato che in esse:
- i personaggi principali interpretano sempre gli stessi ruoli che sono sette:
- Eroe = chi parte per un'impresa
- Falso eroe = chi si sostituisce all'eroe con l'inganno
- Donatore = chi dà all'eroe un dono magico
- Mandante = chi affida una missione all'eroe
- Aiutante = chi aiuta l'eroe nel viaggio e nelle prove
- Antagonista = chi si oppone all'eroe, il cattivo
- le azioni più importanti che si narrano, che vengono chiamate funzioni, sono sempre le stesse e sono 31.
In una fiaba possono essere presenti tutte e 31 o solo in parte.
Fra le funzioni che si incontrano più frequentemente ci sono:
- l'allontanamento
- la mancanza
- il danneggiamento
- il divieto e l'ordine
- il divieto infranto
- il conseguimento del mezzo magico
- l'impresa o il compito difficile
- le prove da superare
- la lotta fra l'eroe e l'antagonista
- la punizione dell'antagonista
- le nozze dell'eroe e il premio
La fiaba popolare
Le fiabe sono state tramandate a voce di generazione in generazione per lunghi secoli e chi narrava le fiabe spesso le modificava o mescolava gli episodi di una fiaba con quelli di un'altra dando a volte origine ad un'altra fiaba.
Esse hanno un'origine popolare, descrivono la vita della povera gente, le sue credenze, le sue paure, il suo modo di immaginarsi i re e i potenti e venivano raccontate da contadini, pescatori, pastori e montanari attorno al focolare, nelle aie o nelle stalle; non erano considerate, come ora, solamente racconti per bambini, ma rappresentavano un divertimento anche per gli adulti ed avevano grande importanza per la vita della comunità.
Le caratteristiche
Tutte le fiabe del mondo hanno le stesse caratteristiche.
- i personaggi, l'epoca e i luoghi sono indicati genericamente e non sono descritti (si dice "C'era una volta...", "In un paese lontano...", ma non si dice né dove né quando)
- i fatti che si presentano nel racconto sono fatti impossibili e i personaggi inverosimili (molti fatti narrati possono accadere solo per magia e molti personaggi non possono esistere nella realtà)
- si rappresenta sempre un mondo diviso in due (i personaggi sono o buoni o cattivi, o furbi o stupidi e non esistono vie di mezzo, la ragione sta sempre da una sola parte)
- i motivi sono sempre ricorrenti (gli elementi e gli episodi sono spesso presenti anche in altre fiabe)
- c'è sempre un lieto fine (i buoni e i coraggiosi vengono premiati, le ragazze povere diventano principesse, i giovani umili ma coraggiosi salgono sul trono)
- c'è sempre una morale, anche se non è espressa chiaramente come nella favola, che insegna a rispettare gli anziani e la famiglia, ad onorare le autorità, ad essere coraggiosi per migliorare la propria condizione.
Il linguaggio
Il linguaggio della fiaba è quello dei narratori del popolo, in genere molto semplice e a volte un po' sgrammaticato, ma ricco di modi di dire e di formule popolari. Viene solitamente utilizzato il discorso diretto perché le battute del dialogo permettevano al narratore di cambiare la voce e di tener viva l'attenzione di chi ascoltava.
Sono frequenti e quasi obbligatorie le ripetizioni ("Cammina, cammina...", "Cerca, cerca...", "Tanto, tanto tempo fa...") e le triplicazioni perché raccontare tre volte lo stesso fatto, aveva lo scopo di allungare la storia, di renderla più chiara, di prolungare la sensazione di mistero. Le formule d'inizio e le formule di chiusura sono sempre le stesse ("C'era una volta...", "In un paese lontano...", "Così vissero felici e contenti..."), numerose le formule magiche e le filastrocche.
Il rito d'iniziazione
Nel 1946 appariva in russo il saggio di Vladimir Propp Le radici storiche dei racconti di fate e già nel 1949 uscivano a Torino nella traduzione italiana di Clara Coisson. La conclusione che Propp raggiunge attraverso un lungo esame analitico è che per la maggior parte gli elementi costitutivi delle fiabe debbano farsi risalire a riti e miti "primitivi" (del regime del clan), e più specialmente al "ciclo d'iniziazione" e alle "rappresentazioni della morte". Le fiabe popolari, soprattutto quelle di magia, sono quindi il ricordo di una antica cerimonia chiamata rito d'iniziazione che veniva celebrata presso le comunità primitive. Durante questo rito veniva festeggiato in modo solenne il passaggio dei ragazzi dall'infanzia all'età adulta. Essi venivano sottoposti a numerose prove con le quali dovevano dimostrare di saper affrontare da soli le avversità dell'ambiente e di essere pertanto maturi per iniziare a far parte della comunità degli adulti. Dopo le prove, i ragazzi e le ragazze, come in una rappresentazione teatrale guidata spesso da uno stregone, dovevano "morire" per celebrare la morte dell'infanzia. Questa loro morte temporanea veniva di solito provocata con sostanze stupefacenti e al risveglio i giovani venivano considerati adulti.
Dal rito alla fiaba
Col passare del tempo il rito d'iniziazione non si celebrò più e ne rimase solamente il ricordo, ma gli anziani continuavano a ricordarlo nei loro racconti. Il racconto degli anziani venne tramandato per secoli e secoli, con trasformazioni continue, anche quando il ricordo del rito si era perso del tutto e nacque così la fiaba. Nella fantasia di chi tramandava i racconti i giovani, sottoposti al rito, sono diventati i protagonisti delle fiabe, gli stregoni sono diventati i personaggi che fanno paura come gli orchi, le streghe, i mostri, i lupi e le armi, che ricevevano i ragazzi, sono diventate i doni magici che i protagonisti delle fiabe ricevono dagli aiutanti che incontrano.
Ricerca e interpretazione
Lo studio dei racconti popolari inizia poco dopo il 1800 e si rivolge quasi esclusivamente alla fiaba e alla saga, mente l'interesse per altri generi narrativi nasce solamente negli ultimi decenni.
I fratelli Grimm
I fratelli Jacob (1785-1863) e Wilhelm (1786-1859) Grimm sono da ritenersi i fondatori della ricerca sul racconto popolare, in particolare sulle fiabe. right|thumb|xp250|I fratelli Grimm
Secondo le teorie di quell'epoca, i fratelli Grimm partono dall'idea che ogni popolo ha una sua anima che si esprime con la massima purezza nella lingua e nella poesia, nelle canzoni e nei racconti. Essi però sostengono che, con il trascorrere del tempo, i popoli hanno perduto in parte la propria lingua e la propria poesia, soprattutto nei ceti più elevati e può, quindi, essere ritrovata solamente negli strati sociali inferiori. In questa ottica, le fiabe sono i resti dell'antica cultura unitaria del popolo e costituiscono una fonte preziosa per la ricostruzione di quella cultura più antica.
Nel 1812 e nel 1815 i fratelli Grimm pubblicarono due volumi dei Kinder-und Hausmärchen, per un totale di 156 fiabe che formano il punto di partenza dello studio dei racconti o fiabe popolari. Mentre in un primo momento essi partono dall'idea che le fiabe siano tutte di origine tedesca, nel 1819, nella seconda ristampa della loro opera, essi introducono il concetto che esista un passato indoeuropeo per spiegare le affinità.
Altre teorie interpretative
La pubblicazione di Kinder-und Hausmärchen stimola, in Germania e in altri paesi, una intensa attività di raccolta e di pubblicazioni. Si scopre così che fiabe simili compaiono anche al di fuori dell'Europa, nell'India, ma anche nei territori linguistici semiti e turchi e presso i cinesi. Nel 1859, l'indianista Theodor Benfey (1809-1881) propone la teoria che le fiabe sono nate in India, non come miti, ma come racconti didascalici buddhisti, e che sono giunte in Europa principalmente attraverso vie letterarie, come Le mille e una notte. Ma anche questa teoria gradualmente dovrà essere abbandonata, perché si incontrano racconti che presentano le caratteristiche delle fiabe, anche presso popolazioni che non hanno avuto mai contatti con gli indiani.
Il contributo dell'antropologia
Nella seconda metà dell'Ottocento, per merito dell'antropologia, si sviluppano idee sulla cultura umana che influenzeranno anche la ricerca sulle fiabe. Nasce infatti la convinzione che tutti gli uomini, a qualsiasi razza o cultura appartengano, possiedono fondamentalmente la stessa struttura psicologica e se esistono differenze, queste sono di carattere culturale. Questa teoria implica che le fiabe e i motivi fiabeschi possano aver avuto origini dovunque, indipendentemente l'uno dall'altro.
L'interpretazione di Sigmund Freud
Nel 1900 Sigmund Freud pubblica L'interpretazione dei sogni e spiega che l'uomo deve, nella sua vita, reprimere ogni genere di desideri, che ricompaiono sotto forma di sogni durante il sonno. Egli porta due esempi di sogni collegati alle fiabe. Il primo è il sogno in cui ci si trova nudi in compagnia degli altri che secondo Freud nasce dal desiderio infantile di spogliarsi davanti agli altri, che produce una sensazione di piacere e che darebbe origine alla fiaba de I vestiti nuovi dell'imperatore. Il secondo esempio riguarda il sogno della morte di un familiare amato, che Freud collega al desiderio inconscio del ragazzo di uccidere il padre per prenderne il posto accanto alla madre. Da qui nascerebbe la favola di Edipo. La sua teoria psicoanalitica ha indotto moltissimi studiosi a vedere nella fiaba i problemi del bambino in crescita. In effetti gli eroi delle fiabe spesso sono giovani che devono trovare la loro strada nel mondo e il loro iniziale fallimento è interpretato in molti casi come l'incapacità di sottrarsi all'influenza dei genitori.
Gli archetipi di Carl Gustav Jung
Un'altra importante direzione nello studio della fiaba nasce dalla psicologia di Carl Gustav Jung e della sua scuola. Jung sostiene che ogni essere umano desidera sviluppare le sue innate potenzialità e che a questo scopo l'inconscio e la coscienza devono cooperare. Se questo processo non si sviluppa in modo armonico, ha luogo una reazione dell'inconscio che si esprime nei sogni, nelle fantasie e nelle fiabe, che mostrano appunto profonde affinità presso i popoli di tutto il mondo.
Queste modalità di relazione sono chiamate da Jung archetipi. Pertanto l'inconscio può esprimersi nell'immagine archetipa del grande bosco o del mare che l'eroe o l'eroina della fiaba devono attraversare. Jung interpreta anche i personaggi come figure archetipe. Se l'eroe, egli dice, non riesce più ad andare avanti e viene un vecchio in suo aiuto, il vecchio rappresenta uno degli archetipi dell'anima, del giudizio, della concentrazione mentale.
Altri studi sulla fiaba
Hedwing von Beit, una studiosa della scuola junghiana dà questa interpretazione alla fiaba di Hansel e Gretel: poiché i bambini non sono attrezzati alle difficoltà della vita essi diventano le vittime della strega che è l'antagonista dello spirito e solamente quando essi riescono ad affrontarla con sicurezza vi è il lieto fine.
Si sono occupati dello studio della fiaba anche i seguaci dell'antroposofia come Rudolf Steiner, il fondatore dell'antroposofia che considera le fiabe come un mezzo per risvegliare l'anima alla vita in un mondo moderno che non riesce più ad esprimersi. Egli analizza la fiaba di Tremontino e vede nel personaggio la forza che dà all'anima (la figlia del re) la capacità di realizzare qualcosa (trasformare la paglia in oro) in questo mondo crudele.
Tra l'0ttocento e il Novecento i finlandesi Kaarle Krohn e Antti Aarne elaborano il metodo storico-geografico. Questo metodo cerca di stabilire, sulla base del maggior numero di varianti letterarie e orali di una fiaba, il territorio di diffusione e di ricostruirne la forma originale. Il metodo storico-geografico ha avuto grande importanza nell'evoluzione della ricerca sulla fiaba e ne è nato, nel 1910, il Catalogo delle fiabe di Aarne, nel quale ad ogni fiaba è attribuito un numero. Sulla base del metodo storico - geografico sono sorti nel corso del tempo decine di cataloghi regionali o nazionali.
Nel periodo prebellico, la tradizionale ricerca sulle fiabe si rivolgeva principalmente al contenuto ed esclusivamente di quelle fiabe che si ritenevano molto antiche, ma, dopo la prima guerra mondiale, all'interesse per il narratore si unisce l'interesse per gli ascoltatori e di conseguenza all'interesse per il contesto sociale in cui si colloca la narrazione.
Ai giorni nostri Clarissa Pinkola Estés (una psicologa autrice del libro: Donne che corrono con i lupi - il mito della donna selvaggia) ha raccolto una grossa mole di materiali attinto dal mondo delle fiabe e dei racconti popolari e su tale base, non inquinata da pregiudizi culturali, ha costruito un' interessante interpretazione psicoanalitica enucleando una serie di archetipi di tipologie femminili utili per descrivere la psiche della donna. La psicologa parte dal presupposto che in ogni donna si nasconde un essere naturale e selvaggio, una forza potentissima formata di istinti e creatività passionale. La donna selvaggia, purtroppo, rappresenta una specie gravemente minacciata. Benché la sua presenza sia innata secoli di cultura e civiltà l’hanno soffocata cercando di rintuzzarne gli slanci più pericolosi incanalandola in uno stereotipo rigido di sottomissione.
I trascrittori di fiabe
Per lungo tempo le fiabe popolari furono tramandate solo oralmente e in seguito alcuni studiosi e scrittori le raccolsero dalla viva voce del popolo e le trascrissero, cercando di conservare le caratteristiche del linguaggio parlato. Fra le più conosciute trascrizioni di fiabe ci sono quelle di ambiente arabo, raccolte nel XVIII secolo, in Le mille e una notte, le fiabe tedesche riscritte dai fratelli Jakob e Wilhelm Grimm nel XIX secolo e le fiabe italiane, tradotte in italiano da trascrizioni dialettali già esistenti, da Italo Calvino nel 1956.
La cultura dei popoli nelle fiabe
Tutte le fiabe hanno in comune molti tipi di personaggi e narrano fatti molto simili, ma ad una lettura attenta si scopre che esse, pur nella loro somiglianza, rivelano culture differenti. Ogni popolo ha infatti ambientato le proprie fiabe nel paesaggio in cui viveva e, narrandole, ha fatto continui riferimenti alle proprie abitudini, alle proprie credenze, alle regole della propria società.
Il popolo russo ha tramandato le sue fiabe ambientate nella steppa, con zar e zarine, il popolo esquimese le ha ambientate tra i ghiacci, con cacciatori di foche e di orsi; i popoli nord-americani le hanno ambientate nelle praterie, con bisonti e coyote. Anche gli eroi sono diversi, secondo il paese nel quale viene ambientata la fiaba, e se in Europa si tratta spesso di principi o ciabattini, in Arabia si tratta di sceicchi o di beduini, in Cina di mandarini o di filatori di seta. Così come sono diversi gli esseri fantastici o soprannaturali. Nelle fiabe ambientate in Europa si trovano i diavoli, gli gnomi, i troll, le baba-jaga, in Cina i draghi, nei territori islamici i djinn. Attraverso le fiabe si possono ricavare moltissime informazioni utili per conoscere la vita dei popoli nel passato e molto spesso anche nel presente.
La fiaba d'autore
Per molto tempo le fiabe furono esclusivamente patrimonio del popolo e tramandate oralmente, ma in seguito questo tipo di racconto si diffuse in ambienti diversi, per esempio tra i nobili, nelle corti. Ci furono così scrittori che incominciarono a rielaborare le fiabe e a trascriverle usando un linguaggio più raffinato, aggiungendo nuovi episodi e, spesso, inventandone di nuove. Nacque così la fiaba d'autore che divenne un vero e proprio genere letterario. Così, se le fiabe popolari sono il prodotto della tradizione, le fiabe d'autore nascono dall'inventiva di uno scrittore che, pur ispirandosi spesso alle fiabe della tradizione orale, si esprime con un linguaggio diverso e con motivi nuovi.
Fra gli autori più famosi di fiabe ci fu in Italia Giovanbattista Basile che, nel XVII secolo, scrisse il Pentamerone o Cunto de li cunti, in cui rielaborò in dialetto napoletano cinquanta fiabe popolari, in Francia Charles Perrault che scrisse, nel XVII secolo, I racconti di Mamma l'Oca ispirandosi a motivi popolari e in Danimarca Hans Christian Andersen che rielaborò molte fiabe popolari e ne scrisse di nuove.
L'eredità della fiaba
Ancora oggi, nelle opere degli scrittori moderni, possiamo riconoscere l'eredità della fiaba, come nei racconti fantastici, nei racconti di fantascienza, fantasy e horror e in altri generi del racconto dove si incontrano esseri incredibili e accadono fatti inverosimili come nelle fiabe e, soprattutto nella narrativa per ragazzi, è evidente l'eredità della fiaba.
Voci correlate
Collegamenti esterni
| La Biblioteca di Babele - Il Progetto - Al Caffè - Agenda - Scaffale aperto | |
|---|---|
|
Autobiografia e Biografia - Cavalleresca - Critica - Epica - Erotica - Fantascienza - Fantasy - Favola - Fiaba - Fumetto e Manga - Giallo - | |
|
La letteratura nel mondo Categorie afferenti | |
| Wikizionario - Wikiquote - Wikibooks - Wikisource | |
Categoria:generi letterari
