Fede

La parola fede, che ha molti significati, è usata soprattutto come sinonimo di "credenza" o "fiducia". in questo senso, oggetto di fede può essere una persona, una cosa o un certo stato di cose, ma anche una proposizione o un insieme di proposizioni (come nel caso del credo religioso).

Anche soltanto in ambito religioso la parola "fede" ha molti significati. A volte sta ad indicare la lealtà nei confronti della propria religione (è in questi termini che si parla ad esempio di "fede cattolica". In alcune religioni, la fede è costituita dal fatto che certe asserzioni vengono ritenute vere; in altre religioni, che non sono basate su un certo “credo” codificato, la fede consiste nella lealtà nei confronti della propria comunità religiosa.

Altre volte si intende per fede un certo modo di relazionarsi a Dio (e di assumere reciprocamente degli impegni, come nel caso dell’ebraismo). In questo caso, "fede" diventa sinonimo di "fedeltà". Un tale modo di relazionarsi alla divinità non implica alcuna sottomissione acritica. Per alcuni la fede diventa elemento di identità (qualcuno può pensare a se stesso come un “musulmano” o uno scettico).

L’ovvia critica del razionalismo è che una siffatta fede è irrazionale. Secondo questa prospettiva, la credenza andrebbe limitata a ciò che è sostenibile tramite la logica o all’evidenza.

A volte si intende per fede la credenza nell’esistenza di Dio, distinguendo tra la convinzione personale e quella che è materia di una certa confessione religiosa. Molti ebrei, cristiani e musulmani sostengano che esiste un sufficiente numero di prove storiche sia dell’esistenza di Dio sia del suo intervento nelle questioni umane. Di conseguenza, a loro avviso, non c’è bisogno di una fede in Dio a dispetto dell’evidenza contraria; si tratta piuttosto di affermare l’evidenza, e di utilizzare al più la logica per chiarire chi o cosa sia “Dio”, e perché sia opportuno crede in lui. Per queste persone la fede è dunque un sinonimo di “conoscenza di Dio". (Anche altre religioni affiancano la fede alla conoscenza: il caso più chiaro è forse quello dell’Induismo, che però – va ricordato – non è una religione monoteistica, e quindi non fa riferimento a “Dio”, ma alla “divinità”). Dal punto di vista squisitamente logico, tuttavia, è impossibile che tutte queste religioni, con il loro bagaglio di credenze mutuamente incompatibili, siano vere (come osservava Feuerbach, che dal punto di vista dialettico scriveva, il cristianesimo è anzi in contraddizione “infinite volte con se stesso”). L’hinduismo cerca di superare tale problema suggerendo che le varie religioni non sono altro che modi diversi di esprimere il contatto con la verità ultima, con tutte le difficoltà che ciò comporta (da una prospettiva vicina a quella dell’hinduismo, Raimon Panikkar ha proposto una certa idea di pluralismo basata sulla nozione di pars pro toto). Si tratterebbe, in qualche modo, della possibilità che esistano percorsi diversi per raggiungere la stessa meta. Il problema, che sul piano logico no può essere superato, si rivela però inconsistente sul piano dell’esperienza pratica (religiosi che hanno fatto esperienze di più religioni dall’interno, sostengono che non c’è alcuna differenza nell’esperienza “ultima”).

Infine, alcuni credenti –– e molti critici – usano spesso il termine "fede" come assenso ad una certa credenza, anche in mancanza di qualsiasi prova a favore e spesso in aperta negazione dell’evidenza. Molti ebrei, cristiani e musulmani ammettono del resto che, anche quando fosse possibile rintracciare prove concrete a supporto della loro fede in Dio, essa non sarebbe per questo più salda. Questa nozione di “fede” rifiuta di rinchiudere il discorso nell’ambito della logica. Una forma di fede simile a questa è chiamata fideismo: si “deve” credere nell’esistenza di Dio, senza basarsi su alcuna prova o convinzione o argomento razionale. Una tale prospettiva è spesso associata al pensiero di Søren Kierkegaard (ed in particolare alla sua opera Timore e tremore), e ad latri pensatori religiosi facenti capo all’esistenzialismo. William Sloane Coffin ha affermato che ”fede” non è accettazione senza dimostrazione, ma fiducia senza riserve.

Raimon Panikkar ha proposto al riguardo la seguente distinzione: per “fede” si intende la capacità di aprirsi all’ulteriorità, a qualcosa di più, di oltre; si tratta di una capacità che non ci viene data né dai sensi né dall’intelletto (Panikkar si richiama alla filosofia cristiana, che distingueva tra credere in Deum – apertura al mistero – credere Deo – fiducia in ciò che può essere stato affermato da un essere supremo – e credere Deum – credere nella sua esistenza). La fede (in Deum) non ha oggetto; è il pensiero che ha un oggetto; se la fede avesse un oggetto sarebbe ideologia, un frutto del pensiero, mentre la divinità affiora oltre il pensiero. La “credenza” è invece la formulazione, l’articolazione dottrinale, compiuta ordinariamente da una comunità, che si è progressivamente cristallizzata in proposizioni, frasi, affermazioni e, in termini cristiani, dogmi. Credenza è l’espressione simbolica, più o meno coerente, della fede che spesso viene formulata in termini concettuali.

Indice

Giudaismo

La teologia giudaica sostiene che è meritorio credere in Dio, ma non obbligatorio: infatti, non conta tanto il credere in Dio, quanto il condurre una vita timorata. Alcuni razionalisti ebrei, quali ad esempio Maimonide, sostengono che la semplice fede in Dio, priva di ogni supporto razionale, è ben inferiore a quella che è possibile raggiungere tramite l’uso della ragione. L’articolo Jewish principles of faith (in inglese) contiene ulteriori dettagli sulla teologia giudaica.

Nuovo testamento

Il significato principale della parola "fede" (traduzione dal greco πιστις, pi´stis), è si riferisce a colui che ha fiducia, che confida, che si affida, la cui persuasione è salda. La parola greca può anche essere intesa nel senso di “fedeltà”.-1Th 3:7; Tit 2:10.

L’estensore della Lettera agli ebrei ha scritto che "La fede è fondamento delle cose che si sperano e prova di quelle che non si vedono". (11:1). La Lettera agli ebrei (11:6) continua illustrando il significato ed il ruolo pratico della fede: "Senza la fede è impossibile essere graditi a Dio; chi infatti gli s'accosta deve credere che egli esiste e che egli ricompensa coloro che lo cercano".

Riassumendo il concetto neotestamentario di fede, si può dire che esso è basato sull’autorivelazione di Dio, soprattutto per quanto riguarda la fiducia nelle promesse ed il timore dei castighi contenuti nella Bibbia.

Inoltre, gli autori del Nuovo testamento associano la fede in Dio a quella in Gesù Cristo. Il Vangelo di Giovanni è particolarmente chiaro al riguardo, dove Gesù dice che "il Padre infatti non giudica nessuno ma ha rimesso ogni giudizio al Figlio, perché tutti onorino il Figlio come onorano il Padre. Chi non onora il Figlio, non onora il Padre che lo ha mandato" (5:22-23]]). Alla richiesta "Che cosa dobbiamo fare per compiere la volontà di Dio?” Gesù rispose: “Questa è la volontà di Dio: credere in colui che egli ha mandato" (6:28-29)

Protestantesimo

La fede come forma di conoscenza

La conoscenza è un elemento essenziale di ogni fede, spesso i termini vengono trattati come sinonimi (Vangelo di Giovanni, 10:38; Prima lettera di Giovanni, 2:3). Tuttavia, la fde aggiunge alla conoscenza l’assenso, in quanto si tratta di un atto del volere oltre che di un atto dell’intelletto.

See also: Fede, Bibbia, Cattolicesimo, Conoscenza, Credo religioso, Cristianesimo, Dio, Ebraismo, Esistenza, Esistenzialismo