Dogville

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Dogville
Titolo originale: Dogville
Paese: Danimarca - Svezia - Francia - Norvegia - Paesi Bassi - Finlandia - Germania - Italia - Giappone - USA - Regno Unito
Anno: 2003
Durata: 178' (versione cinematografica italiana 138')
Colore: colore
Audio: sonoro
Genere: drammatico/thriller
Regia: Lars Von Trier
Soggetto: Lars Von Trier
Sceneggiatura: Lars Von Trier
Attori:
 
  • Nicole Kidman: Grace
  • Stellan Skarsgård: Chuck
  • Siobhan Fallon: Martha
  • Chloë Sevigny: Liz Henson
  • Patricia Clarkson: Vera
  • Harriet Andersson: Gloria
  • Lauren Bacall: Ma Ginger
  • James Caan: The Big Man
  • Ben Gazzara: Jack McKay
  • Philip Baker Hall: Tom Edison Sr.
  • Jeremy Davies: Bill Henson
  • John Hurt: Narratore (voce)
Fotografia: Anthony Dod Mantle
Montaggio: Molly Marlene Stensgård
Effetti speciali:  
Musiche: Antonio Vivaldi ("Cum dederit" da Nisi Dominus, RV 608)
Scenografia: Simone Grau
Premi:
Si invita a seguire lo schema del Progetto Film


Dogville è un film del regista danese Lars Von Trier, con Nicole Kidman.

Trama

Attenzione: questa sezione rivela — in parte o in tutto — la trama del film.

Stati Uniti, inizio anni Trenta. Una giovane ed affascinante donna sola in fuga arriva in un piccolo centro di provincia. Di lì a poco la sua presenza sconvolgerà la tranquilla esistenza della comunità locale.

Il film del regista danese Lars Von Trier è il primo di una trilogia dedicata agli USA (dove, comunque, non ha mai messo piede) (co-prodotto da Lars Jönsson e Vibeke Windeløv con capitali di diversi paesi europei).

Il regista, nonché scrittore ed anche operatore di camera, ha saputo coniugare arti espressive differenti, in un’unica opera, sintetizzando le diverse caratteristiche. All’indubbia "paternità cinematografica", si aggiunge quella teatrale: lo scenario in cui si svolge il film sembra un palcoscenico teatrale, spoglio, semplice, nero con le righe bianche in terra a segnare i contorni di oggetti e costruzioni, mentre una voce narrante accompagna lo svolgimento del film, ricordando i radiodrammi che un tempo riempivano le serate di intere famiglie.

Immediatamente si viene colpiti dalla mancanza di scenografie, dall’essenzialità del linguaggio visivo: i personaggi si muovono all’interno di uno studio, su di una superficie scura, spoglia, su cui è disegnata, con linee chiare simili ai segni lasciati dal gesso sulla lavagna, la pianta di questo minuscolo paese, Dogville appunto. I limiti del paese sono anche limiti esistenziali, il taglio netto del pavimento che incontra le pareti, rese comunque invisibili con un espediente che le rende, di giorno, brillanti di luce propria e di notte buie e tenebrose, trasmettendo una sensazione quasi agorafobica, un senso di minaccia incombente da parte del mondo "all’esterno".

I personaggi di questo dramma, vissuto nel periodo della grande depressione americana degli anni Venti, sono costretti ad interpretare le proprie esistenze su di uno scenario limitato, come le pedine di un gioco di società (il regista ce lo suggerisce spesso con le riprese dall’alto perfettamente perpendicolari) mosse da un karma ineluttabile, che si mostra ai protagonisti con l’arrivo della straniera, che da occasione per la manifestazione dei valori più alti, di cui l’uomo fin troppo facilmente si fa portatore, diventa ben presto motivo di smascheramento della faccia più abietta e meschina del genere umano.

Così i protagonisti indossano le maschere della quotidianità, della varia umanità con cui tutti i giorni veniamo in contatto, e di cui facciamo indissolubilmente parte: c’è il ragazzone educato e timido, aspirante filosofo e scrittore; c’è l’anziano genitore, saggio e bonaccione; c’è il contadino, rude e scabroso come la terra che coltiva; c’è la moglie, madre di una nidiata di teneri frugoletti ma tanto in gamba da riuscire a coltivare la propria passione per la cultura; e ancora tanti altri personaggi, tutti con una caratterizzazione precisa, tutti disposti a dichiararsi amici della ragazza e tutti, incondizionatamente, sedotti dal potere che ben presto si rendono conto di avere su di lei.

Collegamenti esterni

See also: Dogville, 2003, Agorafobia, Anni 1920, Anni 1930, Antonio Vivaldi