Devianza (sociologia)
Per devianza si intende ogni atto o comportamento (anche solo verbale) di una persona o di un gruppo che viola le norme di una collettività e che di conseguenza va incontro a una qualche forma di sanzione.
Per Durkheim "un atto è criminale perché urta la coscienza comune" e non viceversa ma bisogna tener conto del fatto che le risposte della collettività a uno stesso atto variano nello spazio e nel tempo: per questo motivo si parla di relatività dell'atto rispetto a:
- momento storico
- ambito geografico
- situazione
Un atto può quindi essere considerato deviante solo in riferimento al contesto socio-culturale in cui ha luogo.
Tuttavia, vi sono atti che sono stati condannati in molte (anche se non in tutte) le società e le epoche, ad esempio l'incesto, il furto, il rapimento, lo stupro.
Il concetto di devianza: proprietà e fondamenti
Una definizione canonica vuole la devianza come comportamento che viola le aspettative istituzionalizzate di una data norma sociale. La norma sociale appare divisibile in due elementi costitutivi: l’aspettativa istituzionalizzata (ideali modalità di risposta) e la sanzione (a seguito della violazione dell’aspettativa). La devianza è un comportamento con alcune proprietà, che divide i teorici riguardo al peso teorico da assegnare loro:
- Si riferisce alle aspettative connesse ad un orientamento normativo (positivisti). Il riferimento è alle aspettative e non, direttamente, alla norma. Il legame tra norme ed aspettative è di tipo sociologico, mediato dall’incidenza di diversi fattori di diverso ordine. Dalla conoscenza della norma non risultano discernibili le concrete aspettative di comportamento. Secondo Parsons, le norme sono estrinsecazioni di valori sociali che sono interiorizzate attraverso la socializzazione e che contribuiscono a formare un nucleo centrale di valori che saranno comuni alla totalità dei socializzandi (personalità di base + interpretazione delle situazioni). Si parte dunque dall’assunto che esiste un consenso riguardo alla legittimità di un dato comportamento. Per i positivisti, la devianza è comprensibile in base alla motivazione che spingono a deviare, ma bisogna ammettere che non ogni deviante, con la sua motivazione, viene a costituire un deviante ufficiale; non può essere conosciuto il vero numero delle persone che deviano; perdono importanza le statistiche ufficiali. Per alcuni, questa prima proprietà sarebbe da non considerare poiché indica la devianza come qualcosa di pre-esistente all’intervento del controllo. È poco convincente la pretesa di sapere che un dato elemento, sia esso la motivazione o il controllo, è in gradi di spiegare esaustivamente il fenomeno.
- Viene individuato come tale da un gruppo, sicché è un concetto relativo (labelists). Questa proprietà sottolinea l’incidenza del gruppo come quadro di riferimento entro cui si definiscono i comportamenti. Tutti gli orientamenti accordano un rilevante peso teorico ad essa. Per i positivisti, la proprietà definisce i termini di un relativismo culturale (i gruppi non riescono a fondere le loro prospettive culturali). Per i teorici dell’etichettamento, la proprietà costituisce il perno della loro impostazione che diventa una celebrazione romantica della diversità; ciò che propongono è una cultura della tolleranza (caleidoscopica segmentazione culturale). I radicals si differenziano dai labelists, poiché sostengono che l’etichetta è conseguenza di una norma; queste sono il prodotto di una società fondata sul possesso.
- Per l’individuazione interviene un elemento situazionale. Anche all’interno dello stesso gruppo, lo stesso comportamento può essere interpretato in maniera diversa, secondo la situazione. Ogni società prevede dei momenti istituzionalizzati di destrutturazione della dimensione situazionale (eclissi dei criteri normativi). Questi hanno funzione di valvola di sfogo. Per quanto riguarda la dimensione situazionale nella sfera pubblico- privata si parla della norma di evasione: una norma, che gode di consenso da parte del gruppo, se violata in privato non porta sanzioni, ma è tollerata (se mantenuta nascosta) (Williams).
- Diversi tipi di devianza sembrano correlati a determinati ruoli sociali (neo-marxisti). Difficilmente può essere individuato un gruppo completamente esente dal produrre devianza (dissoluzione della concezione analitica della devianza) per i radicals, in una società fondata sulla proprietà, e sulle ineguali possibilità di accedervi, la devianza di tutti i suoi membri diventa sistematica, per ricorrenza, soggetti e natura del reato, che è sicuramente relativo alla proprietà.
- Può assumere intensità e direzioni diverse. Il comportamento si può allontanare dalla norma in due direzioni: quella approvata e quella non disapprovata. Modello di Van Vechten, Allport e ripreso da Wilkins:
- I comportamenti relativi ad una norma hanno distribuzione normale. Le altre risposte sono tanto meno numerose quanto più aumenta il grado della loro intensità deviante.
- Esiste un limite di tolleranza, in ragione del quale, non tutti quelli che deviano sono poi ritenuti devianti.
- I comportamenti al di fuori dei limiti della tolleranza sono considerati più o meno devianti, sia chi è nella direzione approvata che nella direzione disapprovata.
Esistono norme proscrittive, che vietano o consentono, senza precisare contorni e confini, che non ammettono tolleranza; in questi casi non ha senso di parlare di direzione approvata e soprattutto, quando viene violata una norma proscrittiva l’intensità di devianza è massima.
