Congresso di Vienna

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Il Congresso di Vienna in un dipinto di J. B. Isaben

Il Congresso di Vienna si tenne nella capitale dell'allora impero austriaco, dal 1 ottobre 1814 al 9 giugno 1815 (finì nove giorni prima della famosa battaglia di Waterloo). A parteciparvi furono le principali nazioni europee, che tentarono così di dare un assetto al vecchio continente dopo l'avventura napoleonica.

In realtà si cercò di dare un assetto alle sole altre potenze, in quanto i termini di pace con la Francia erano già stati stipulati con il precedente trattato di Parigi del 30 maggio 1814.

Le discussioni continuarono malgrado il ritorno dell'ex Imperatore Napoleone dall'esilio e la sua riassunzione del potere in Francia nel marzo 1815, e l'atto finale del Congresso fu firmato nove giorni prima della sua finale disfatta nella battaglia di Waterloo.

Tecnicamente, si potrebbe notare che il Congresso di Vienna non si svolse mai realmente, posto che il Congresso non si riunì mai in sessione plenaria, e la maggior parte delle discussioni avvenne in sessioni informali tra le grandi potenze.

Indice

Partecipanti

Al Congresso, il Regno Unito era prima rappresentato dal suo Ministro degli Esteri, il visconte Castlereagh; dopo il febbraio 1815, dal duca di Wellington; e nelle ultime settimane, dopo che Wellington se ne andò per affrontare Napoleone, dal conte di Clancarty. L'Austria era rappresentata dal principe Klemens von Metternich, il Ministro degli Esteri, e dal suo delegato, barone Wessenberg. La Prussia era rappresentata dal principe Carlo Augusto von Hardenberg, il Cancelliere, e dal diplomatico e studioso Wilhelm von Humboldt.

La Francia di Luigi XVIII era rappresentata dal suo Ministro degli Esteri Charles Maurice de Talleyrand-Perigord. Sebbene la delegazione ufficiale della Russia fosse guidata dal suo Ministro degli Esteri, conte Nesselrode, l’Imperatore Alessandro I per lo più operò personalmente. Inizialmente, i rappresentanti delle quattro potenze vincitrici sperarono di escludere i francesi da una seria partecipazione ai negoziati, ma Talleyrand riuscì abilmente ad inserirsi nei dibattiti interni nelle prime settimane dei negoziati.

Poiché la maggior parte del lavoro al Congresso fu svolta da queste cinque potenze (assieme con, per certi temi, le rappresentative di Spagna, Portogallo e Svezia, e sui temi tedeschi, di Hannover, Baviera, e Württemberg), la maggior parte delle delegazioni non ebbe molto da fare al Congresso, e l’ospite, Imperatore Francesco d’Austria sostenne splendidi intrattenimenti per mantenerle occupate. Questo determinò il famoso commento del principe de Ligne: "Le Congrès ne march pas; il danse.", ovvero "Il Congresso non cammina; danza."

Le materie su cui si discusse furono molteplici e in generale solo le perdite territoriali a danno dei francesi non furono oggetto di discussione. Queste erano già state decise riportando i confini francesi a quelli precedenti alle avventure napoleoniche.

Mutamenti territoriali

In particolare le materie trattate furono quelle polacche-tedesche e italiane.

Per quanto riguarda le prime, lo zar presentò un piano in cui prevedeva la creazione di una Polonia indipendente satellite della corona russa. Questo piano fu fortemente osteggiato dalle altre potenze, e alla fine si giunse ad un accordo spartendo la Polonia e attribuendo gran parte della Sassonia al sovrano prussiano. In generale si portò la composizione della Confederazione Tedesca a 39 stati sotto il controllo di Austria e Prussia.

L’oggetto più controverso al Congresso fu, infatti, la cosiddetta crisi sassone-polacca. I russi e prussiani avanzarono una proposta secondo la quale la maggior parte dei territori austriaci e prussiani della Polonia sarebbero andati alla Russia, che avrebbe creato un regno polacco indipendente in unione personale con la Russia, con lo zar Alessandro quale re.

In cambio, i prussiani avrebbero ricevuto come compensazione tutta la Sassonia, il cui re veniva considerato abdicante per non aver abbandonato Napoleone abbastanza in fretta. Gli austriaci, i francesi, e gli inglesi non approvarono questo piano, e, ispirati da Talleyrand, firmarono un trattato segreto il 3 gennaio 1815, consentendo alla guerra, se necessario, per impedire che il piano russo-prussiano producesse il suo effetto.

Sebbene nessuna delle tre potenze fosse particolarmente pronta alla guerra, i russi non vollero sfidarle, e si elaborò presto una composizione amichevole, per cui la Russia ricevette il grosso del Ducato napoleonico di Varsavia come Regno di Polonia (chiamato Polonia del Congresso), ma non ricevette il distretto di Poznan (Granducato di Poznan), che fu dato alla Prussia, né Cracovia, che rimase una città libera. La Prussia ricevette il 40% della Sassonia (più tardi nota come provincia di Sassonia), con la rimanenza resa al Re Federico Augusto I (regno di Sassonia).

Altri mutamenti

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Il duca di Wellington

I principali risultati del Congresso (a parte la ratifica della perdita dei territori che la Francia si era annessa tra il 1795 ed il 1810, che era già stata stabilita dalla Pace di Parigi) fu l’accrescimento della Russia, (che guadagnò il grosso del Ducato di Varsavia) e della Prussia, che acquistò la Westfalia e la Renania settentrionale.

Il consolidamento della Germania dai quasi 300 stati del Sacro Romano Impero (disciolto nel 1806) in un sistema – molto più gestibile – di trentanove stati fu confermato. Questi stati andarono a costituire una blanda Confederazione Tedesca sotto la guida di Prussia ed Austria.

I rappresentanti al Congresso concordarono numerosi altri mutamenti territoriali. La Norvegia fu trasferita dalla Danimarca alla Svezia. L’Austria guadagnò il Lombardo-Veneto nell'Italia del nord, mentre buona parte del centro-nord Italia andò a discendenti degli Asburgo (il Granducato di Toscana, il Ducato di Modena, il Ducato di Parma).

Il Papa fu restaurato nello Stato Pontificio. Il Regno di Sardegna fu restaurato nei suoi possedimenti di terraferma, ed inoltre guadagnò il controllo della Repubblica di Genova. Nel Sud Italia, il cognato di Napoleone, Gioacchino Murat, fu originariamente autorizzato a mantenere il Regno di Napoli, ma in seguito al sostegno da lui fornito ai Cento Giorni di Napoleone, venne deposto, ed il Borbone Ferdinando IV restaurato al trono.

Un grande Regno delle Province Unite d’Olanda fu creato per il Principe d’Orange, e comprendeva sia le vecchie Province Unite sia i territori sud-olandesi precedentemente governati dall’Austria.

Ci furono altri, meno importanti aggiustamenti territoriali, che comprendevano significativi guadagni territoriali per i Regni tedeschi di Hannover (che guadagnò la Frisia orientale dalla Prussia e vari altri territori della Germania nord-ovest) e di Baviera (che guadagnò il Palatinato renano e territori in Franconia). Il Ducato di Lauenburg fu trasferito da Hannover alla Danimarca, e la Pomerania svedese fu annessa dalla Prussia.

Il trattato riconobbe inoltre i diritti portoghesi su Olivenza, ma essi furono ignorati, e l’area rimase sotto controllo spagnolo.

Per quanto riguarda la questione italiana, invece, la parte del leone la fece l'Austria, ottenendo il controllo di Lombardia e Veneto e quello indiretto della Toscana. Il regno di Sardegna, governato dai Savoia, riottenne il Piemonte e la Savoia e venne ulteriormente ingrandito con i territori della ex repubblica di Genova.

Il Sud Italia invece tornò ai Borboni dopo la breve parentesi di regno da parte del generale napoleonico Murat.

La Santa Alleanza

Non direttamente una parte del Congresso, ma ad esso associata, fu la Santa Alleanza, ispirazione di Alessandro, in cui i vari sovrani d’Europa convennero di uniformarsi ai principii cristiani. Sebbene ampiamente deriso da molti statisti al Congresso (Castlereagh lo chiamava "un pezzo di sublime misticismo ed assurdità" e Metternich un "nulla altisonante"), tutti i sovrani europei vi aderirono, eccetto il Papa, che non avrebbe costituito un accordo con così tanti eretici, il Sultano, che non era particolarmente interessato ai principii cristiani, ed il Principe-Reggente del Regno Unito, che non poteva assentire ad un tale trattato senza coinvolgimento ministeriale (in effetti egli firmò nel suo ruolo di Reggente di Hannover). In seguito, la Santa Alleanza fu progressivamente associata con le forze di reazione in Europa, e particolarmente con gli orientamenti politici di Metternich.

I paesi coinvolti nel Congresso si accordarono pure di riunirsi ad intervalli a norma dell’Articolo VI:

"Per assicurare l’esecuzione del presente Trattato e consolidare i legami ora così uniti i Quattro Sovrani per la felicità del mondo hanno concordato di rinnovare i loro incontri a periodi prefissati… per la considerazione di misure per la serenità e prosperità delle Nazioni e per il mantenimento della Pace in Europa.”

Ciò portò all’istituzione del sistema del Congresso, ed ai successivi congressi.

Critica successiva

Il Congresso di Vienna fu spesso criticato da storici del diciannovesimo secolo e più recenti per il fatto di aver ignorato gli impulsi nazionali e liberali, e per avere imposto una reazione repressiva sul continente.

Per la verità, questa critica era già sostenuta dall’opposizione Whig (“progressista”) nel Regno Unito al tempo della conclusione del Congresso. Il Congresso di Vienna fu parte integrante di ciò che divenne noto come l’Ordine Conservatore, in cui la pace e la stabilità erano barattate con le libertà ed i diritti collegati alla Rivoluzione Francese.

Nel ventesimo secolo, tuttavia, molti storici sono arrivati ad ammirare gli statisti del Congresso, la cui opera, si disse, aveva impedito un’altra guerra generale europea per quasi cent'anni (1818-1914). Fra questi storici c’è Henry Kissinger, la cui prolusione dottorale ebbe ad argomento il Congresso di Vienna.

See also: Congresso di Vienna, 1795, 1806, 1810, 1814, 1815, 1818, 1914, 1 ottobre, 30 maggio