Comuni

Con il termine Comune si intende la particolare forma politica che si sviluppa in molte città, principalmente in Italia, nel Basso Medioevo

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La nascita del sistema feudale

Durante il medioevo, i sovrani concessero dei terreni (feudi) a uomini di loro fiducia, detti vassalli, i quali, con un solenne giuramento, s’impegnavano a fornire truppe, aiuti e tributi.
I vassalli, a loro volta, concedevano ad altri una parte dei propri territori in cambio di un giuramento di fedeltà simile a quello da loro prestato al sovrano.
Originariamente, nel cosidetto Sistema Vassallatico Beneficiario, queste concessioni erano vitalizie e, alla morte del beneficiato, il feudo tornava a chi lo aveva concesso (processo di Devolutio). In seguito i feudi divennero ereditari.
Si formò così un ceto dirigente militare e padrone della terra.
Le invasioni e le scorrerie del X secolo (Ungari, Saraceni e Normanni) ed il progressivo indebolirsi del potere centrale, resero necessaria la protezione che questi guerrieri di professione potevano offrire alla popolazione ed intorno ai loro castelli si raccolsero artigiani e contadini legati alla terra.
Gli scambi commerciali divennero sempre più rari (erano limitati ai generi di lusso o a quelli assolutamente necessari e non producibili localmente come il sale), si passò ad un’economia chiusa (tutto ciò che si produce è consumato all’interno della comunità), scomparvero i ceti medi e le città, meno difendibili, si spopolarono e decaddero.

Rinascita dell'economia cittadina

Dopo il mille, l’economia cittadina migliorò e le città si ripopolarono, ripresero i commerci e si formò una borghesia che basava la propria ricchezza sul commercio e sulla produzione di beni. Contadini, artigiani e piccoli feudatari affluirono nelle città dalle campagne. Gli abitanti delle città si organizzarono in associazioni di popolo (arti) e associazioni di nobili (consorterie) e giurarono di governarsi “in comune”, sottraendosi al dominio feudale. All'inizio del XII secolo, sebbene l'economia agricola restasse fondamentale, la sempre più abbondante produzione artigianale di tessuti e di oggetti in cuoio e in ferro determinò un crescente volume di scambi commerciali, favorito dall'uso della moneta.
Le città romane avevano mantenuto per tutto l'Alto Medioevo la loro funzione di sedi vescovili e di luoghi di scambio dei prodotti agricoli, quelle nuove, che sorsero dopo il Mille, ricevettero impulso dai feudatari, i quali intravedevano la possibilità di altri introiti attraverso le tasse da imporre sui commerci.

Nasce il Comune

Gli abitanti dei vecchi e dei nuovi centri appartenevano a ceti assai differenziati: il clero, sempre molto numeroso; coloro che esercitavano le arti liberali (giuristi, medici, maestri), i commercianti, gli artigiani.
Sino all'XI secolo anche gli abitanti delle città, come i contadini, erano sottomessi all'autorità del feudatario, ma la rinascita economica generò nei cittadini la volontà di difendere i propri interessi con nuove norme più eque e più moderne, affrancate dal tribunale feudale. Per curare i loro diritti (l'amministrazione delle terre intorno all'abitato, la gestione del patrimonio vescovile, la difesa delle mura, l'edificazione di nuovi stabili, il controllo dei mercati), i cittadini stipularono un patto «comune», associandosi fra loro e liberandosi dal giogo del feudatario.

Nacquero così i comuni, il cui primo obiettivo, quello di darsi regole autonome esercitando direttamente le funzioni di governo, fu raggiunto in vario grado a seconda del Paese: dove il potere centrale era forte (Inghilterra, Francia, regno normanno nel meridione d'Italia) ai comuni furono concessi diritti limitati (eleggere i propri magistrati, emanare regolamenti interni alle città, stabilire il gettito fiscale), dove, invece, come nell'Italia centrosettentrionale e in Germania, lo stato era quasi assente, i comuni conquistarono autonomie assai più vaste: poterono disporre di un esercito, eleggere un governo locale, battere moneta, esercitare in modo indipendente la politica interna e quella estera.
L’imperatore inizialmente fu ben disposto a concedere ampie autonomie in cambio di appoggio da parte dei comuni nella lotta delle investiture contro il papa.

Comune e classi sociali

Nel Comune si differenziarono alcune classi sociali ben definite:

Nella prima evoluzione del processo di sviluppo delle autonomie comunali nell'Italia centrosettentrionale importante fu spesso la figura del vescovo, tradizionalmente legato alla città.
Non di rado fu, infatti, il vescovo, nella disgregazione del potere centrale, a divenire il depositario nelle città di quelle prerogative pubbliche di cui in un secondo tempo si appropriò l'organismo comunale. Su tale realtà di fondo si innestarono le diversità dei singoli istituti comunali, talora sorti all'ombra del potere vescovile, mediante vincoli di vassallaggio che trasmettevano quel potere ai ceti dirigenti cittadini, talora, invece, sorti contro il vescovo, privato delle sue prerogative da un'azione di forza. In tale diversità di situazioni locali presero avvio dalla fine dell'XI secolo le autonomie comunali nelle città italiane del centro - nord.

Sviluppo della struttura del comune

Inizialmente tutti i sottoscrittori del «patto comune» facevano parte del Parlamento, che eleggeva nel suo seno i boni homines delegati al governo della città.
In seguito, sia per la complessità del sistema, sia per il prevalere dei magnati (cittadini che si distinguono per censo e per prestigio), si sviluppò una doppia istituzione, il Consiglio Maggiore e il Consiglio Minore, con compiti differenziati: il primo, composto di 300/400 membri, regolava il denaro pubblico, l'esercito, la circolazione di uomini e merci, le tasse, i dazi, i pedaggi, la manutenzione delle strade, il rifornimento dei viveri.
Il secondo, costituito da un numero ristretto di membri, stabiliva la politica interna e quella estera.
I Consigli erano affiancati da magistrati, detti consoli secondo l'uso romano, in numero variabile da città a città, che restavano in carica non più di un anno, e riflettevano la composizione della classe magnatizia.

La crisi del modello comunale

Ben presto, mercanti e artigiani, associati in corporazioni dette «arti» (ciascuna di esse era regolata da uno statuto che precisava i diritti e i doveri degli iscritti), grazie all'eccezionale aumento del loro potere economico entrarono in conflitto con nobili e magnati per il governo della città.
Si formarono fazioni contrapposte, armate, le cui risse rendevano turbolenta la vita del comune.
Al tempo stesso scoppiarono lotte fra comuni, per la supremazia commerciale e per ragioni territoriali.
Dopo la metà del ’200, i comuni entrarono in crisi a causa dei forti squilibri sociali, politici ed economici che causarono lotte tra le diverse fazioni. A fronteggiare tali conflitti il governo consolare si dimostrò impotente, la necessità di gestire in maniera coerente ed efficace la politica estera fece sì che, sempre più spesso, si conferissero pieni poteri ad alcuni cittadini per un tempo limitato, oppure che fosse chiamato a governare il comune un podestà, ossia un funzionario forestiero, scelto per le sue doti d'imparzialità.
Amministratore, giurista, capace di guidare un esercito, il podestà rimaneva in carica un solo anno, per evitare il rischio di una dittatura.

Dal Comune alla Signoria

Talvolta gli abitanti dei comuni investirono il podestà di nuovo potere, trasformandolo in signore della città, infatti, l'inasprimento delle lotte intestine tra le classi sociali e tra le fazioni, determinò il bisogno di un governo in grado di attuare la pace all'interno e all'esterno.
Il passaggio dal comune alla signoria avvenne in alcuni casi con la scelta di un Signore per voto popolare, in altri (più rari) con una conquista violenta.
Nel primo periodo la signoria fu, in genere, elettiva ed accanto al signore sopravvissero le tradizionali magistrature e le milizie comunali, ma, in seguito le signorie divennero ereditarie, le magistrature scomparvero ed il signore si servì di milizie mercenarie.
La signoria, ossia l'esercizio duraturo del potere da parte di un uomo solo, fu spesso affidata o a un professionista della guerra, o a un appartenente a quella classe feudale nel passato tanto combattuta.
Il passaggio alla signoria segnò irreparabilmente la fine dei comuni e delle loro libertà.

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Vedi anche:

See also: Comuni, 1000, Alto Medioevo, Basso Medioevo, Borghesia, Clero, Cloruro di sodio, Comune, Feudo, Firenze