Codice di Hammurabi
Il Codice di Hammurabi è la più antica raccolta di leggi conosciuta nella storia dell'umanità. Venne stilato durante il regno del re babilonese Hammurabi, che regnò dal 1795 al 1750 avanti Cristo.
Questa raccolta di leggi fu scolpita su di una stele in pietra alta 2,40 m circa, e venne rinvenuta nel 1901 sulle montagne dell'antica Persia. Si ritiene però che fosse originariamente esposto nella capitale, e che sia stato trasportato sul luogo del ritrovamento come bottino di guerra da qualche esercito.
Il corpus legale è suddiviso in capitoli che riguardano varie categorie sociali e di reati, e abbraccia in pratica tutte le possibili situazioni dell'umano convivere del tempo, dai rapporti familiari a quelli commerciali ed economici, dall'edilizia alle regole per l'amministrazione della cosa pubblica e della giustizia.
Le leggi sono notevolmente dettagliate, e questo ha fornito un aiuto prezioso agli archeologi, consentendo loro di ricostruire importanti aspetti pratici della società mesopotamica.
L'importanza del codice di Hammurabi risiede certo nel fatto che si tratta della prima raccolta organica di leggi a noi pervenuta, ma soprattutto nel suo essere pubblico, o per meglio dire pubblicamente consultabile.
Il cittadino babilonese aveva perciò la possibilità di verificare la propria condotta secondo le leggi del sovrano, e quindi di evitare determinati comportamenti, o di scegliere di attuarli a suo rischio e pericolo. Per la prima volta nella storia della giurisprudenza i comportamenti sanzionabili e le eventuali pene vengono resi noti a tutto il popolo (o almeno a chi fosse in grado di leggere), segnando un notevole passo avanti verso una primitiva, ma importantissima, democratizzazione della società.
Il codice fa un larghissimo uso della Legge del Taglione, ben nota nel mondo giudaico-cristiano per essere anche alla base della legge del profeta biblico Mosè, che probabilmente deriva proprio dal Codice di Hammurabi. La pena per i vari reati è infatti spesso identica al torto o al danno provocato: occhio per occhio, dente per dente. Ad esempio la pena per l'omicidio è la morte: se la vittima però è il figlio di un altro uomo, all'omicida verrà ucciso il figlio; se è uno schiavo l'omicida pagherà un'ammenda, commisurata al "prezzo" dello schiavo ucciso.
Il codice suddivide la popolazione in tre classi:
- gli Amelu, cioé i cittadini a pieno titolo, spesso nobili e paragonabili agli ateniesi della Grecia classica,
- i Muskinu, uomini liberi ma non possidenti, forse simili alla "plebe", ma di difficile collocazione sociale (in seguito la parola passò a definire un povero o mendicante, e pare che sia all'origine dell'attuale termine "meschino"),
- gli Ardu, a tutti gli effetti schiavi di un padrone, ma con molte analogie con i servi della gleba medievali.
Le varie classi hanno diritti e doveri diversi, e diverse pene che possono essere corporali o pecuniarie. Queste ultime sono commisurate alle possibilità economiche del reo, nonchè allo status sociale della vittima.
Il Codice di Hammurabi spesso può sembrare crudele alla nostra sensibilità e al nostro senso di giustizia, ma dobbiamo ricordare che rappresenta comunque un enorme passo avanti per l'umanità, sia verso una primitiva democratizzazione della società, sia come testimonianza storica, che per il riconoscimento intrinseco delle disparità socio-economiche esistenti già all'epoca fra le varie classi.
