Chanson de Roland

Attenzione: Questa sezione rivela — in parte o in tutto — la trama dell’opera.

La Canzone di Rolando o Chanson de Roland, scritta tra il 997 e il 1130 è un poema epico appartenente al ciclo carolingio considerata tra le più belle opere della letteratura epica francese.

La Chanson fu scritta in 4002 decasillabi raggruppati in lasse (strofe dalla lunghezza variabile) da un autore ignoto (forse Turoldo, come si nomina negli ultimi versi) e canta la Battaglia di Roncisvalle, avvenuta il 15 agosto 778, quando la retroguardia di Carlo Magno, comandata dal paladino Rolando, prefetto della Marca di Bretagna e dei suoi paladini, di ritorno da una spedizione in Spagna fu attaccata e distrutta dai baschi probabilmente alleati dei saraceni.

I valori che caratterizzano le canzoni di gesta sono:

  1. lealtà verso il sovrano
  2. la fede in Cristo e nella sua Chiesa
  3. il senso dell’onore
  4. l’eroismo in battaglia

In quest'ottica le imprese di Carlo Magno e dei suoi paladini contro gli Arabi sono celebrate come delle vere e proprie guerre sante; i paladini sono eroi, votati all’ideale della patria, della fede e dell’onore.

Trama

Da sette anni Carlo Magno combatte vittoriosamente i Mori di Spagna ma la città di Saragozza resiste. Il suo re Marsilio propone a Carlo un accordo: lui si sottometterà al re francese e dopo essersi convertito al cristianesimo diverrà suo vassallo. Ma il suo piano è solo un inganno. Marsilio manda i suoi ambasciatori da Carlo che si trova a Cordova da poco conquistata. All'incontro sono presenti Rolando, il nipote di Carlo, Oliviero, amico di Rolando, Turpino, l'arcivescovo-guerriero, il patrigno di Rolando (Gano) e Namo consigliere di Carlo. Secondo Rolando è bene non fidarsi delle proposte di pace di Marsilio e suggerisce la continuazione della guerra fino alla presa di Saragozza.

Gano, cognato di Carlo e patrigno di Rolando, non è daccordo come la maggior parte del Consiglio del re. Viene dunque inviato su proposta di Rolando al campo dei Mori per trattare le dure condizioni di pace imposte da re Carlo. Gano però nutre un profondo risentimento e minaccia vendetta nei confronti di Rolando cosicché trama di tradire il re con Biancandrino, ambasciatore di Marsilio. Al cospetto di Marsilio Gano inasprisce le condizioni dettate da Carlo e consiglia al re di Saragozza di fingere l'accettazione del compromesso. In tale modo il re e il suo esercito abbandoneranno l'assedio della città lasciandosi alle spalle la sola retroguardia composta dai Dodici Pari e capitanata da Rolando.

Marsilio dovrà così attaccare proprio la retroguardia e Gano giura di aiutarlo. Intanto Carlo si sposta a Valterne e lì viene raggiunto da Gano con i doni e gli ostaggi inviati da Marsilio. Nonostante i cattivi presagi (due sogni dal significato sinistro) Carlo muove il suo esercito da Saragozza.

Rolando, eletto capo della retroguardia su proposta di Gano, rifiuta metà dell'esercito offertogli da Carlo chiedendo solo venti mila uomini più i "Dodici Pari". I francesi superano il passaggio di Roncisvalle mentre i Saraceni si preparano a sorprendere la retroguardia.

Oliviero cosiglia di suonare l'olifante (il corno dal quale il suono emesso richiamerebbe immediatamente le truppe del re) ma Rolando rifiuta in nome del suo onore e del suo coraggio. Ha inizio la "battaglia di Roncisvalle".

In un primo momento i Franchi hanno la meglio sui Saraceni ma la schiacciante superiorità numerica dei Mori fa sì che Rolando si trovi obbligato a suonare il corno questa volta con il disappunto di Oliviero.

Nel frattempo Rolando uccide Marsilio e il figlio mentre la retroguardia francese ridotta a soli tre uomini viene sopraffatta. Rolando colpito a morte tenta di spezzare la sua spada "Durendala" non riuscendoci ed estenuato si accascia sul terreno con le mani conserte al petto da buon cristiano. Giunto Carlo sbaraglia gli avversari i quali inseguiti si danno alla fuga e annegano nel fiume Ebro.

In realtà Marsilio si era rifugiato presso l'emiro Baligante e si suiciderà in seguito alla sconfitta di quest'ultimo nello scontro decisivo con il re Carlo. Saragozza è conquistata e i Mori convertiti.

Il re torna ad Aquisgrana dove ha fretta di processare Gano per tradimento. Ricusati i giudici Gano si difende con l'appoggio dei suoi nobili parenti tra cui il potente Pinabel che sfidato dallo scudiero Teodorico verrà ucciso insieme a tutti i suoi. Gano sarà squartato. Rolando è vendicato. Carlo ormai bicentenario in seguito all'apparizione in sogno dell'Arcangelo Gabriele parte per dare aiuto al re Viviano in Infa dove hanno posto l'assedio i Saraceni. "La gesta scritta qui da Turoldo ha fine".


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Categoria:Classici della letteratura

See also: Chanson de Roland, 1130, 15 agosto, 778, 997, Aquisgrana, Arcangelo Gabriele, Autobiografia