Cecco Angiolieri

Cecco Angiolieri (Siena, 1260 - Siena, 1312?) è uno scrittore italiano medievale, contemporaneo di Dante Alighieri.

Ciò che si conosce della vita di Cecco Angiolieri risulta da fonti secondarie e indirette, che testimoniano di una vita sregolata e dissipata.
La critica attuale sostiene che Cecco fu meno ribelle di come lo presentarono i Romantici, i quali lo rivendicarono con forza ai loro ideali.
È fuor di dubbio, comunque, che visse una vita perlomeno avventurosa.

Indice

Biografia

Il padre era Angioliero, a sua volta figlio di Angioliero detto Solàfica (cioè Serafica) che per alcuni anni fu banchiere di papa Gregorio IX, e la madre Lisa de' Salimbeni, la potente famiglia senese.
Nel 1281 era fra i guelfi senesi all'assedio dei concittadini ghibellini asserragliati nel castello di Torri di Maremma (nei pressi di Roccastrada) e fu più volte multato per essersi allontanato dal campo senza la dovuta licenza. Da altre multe fu colpito a Siena l'anno successivo, l'11 luglio 1282, per essere stato trovato nuovamente in giro di notte dopo il terzo suono della campana del Comune. Analoga multa lo colpì 1291 in circostanze analoghe.
Milita come alleato dei Fiorentini contro Arezzo nel 1288 ed è possibile che qui conosca Dante. Il sonetto 100, datato tra il 1289 e il 1294 sembra confermare che i due si conoscessero, in quanto Cecco si riferisce a un personaggio (un mariscalco) che entrambi conoscevano di persona (Lassar vo' lo trovare di Becchina, / Dante Alighieri, e dir del 'mariscalco'). Intorno al 1296 fu allontanato da Siena, a causa di un bando politico. Si desume dal sonetto 102 (del 1302-1303), indirizzato a Dante allora già a Verona, che in quel periodo Cecco si trovasse a Roma (s'eo so fatto romano, e tu lombardo). Non sappiamo se la lontananza da Siena dal 1296 al 1303 fu ininterrotta. Il sonetto testimonia anche della definitiva rottura tra Cecco e Dante (Dante Alighier, i' t'averò a stancare / ch'eo so lo pungiglion, e tu se' 'l bue). Purtroppo sono andati perduti i materiali poetici danteschi relativi, oltre che alla tenzone in rima, anche alla iniziale probabile amicizia, poi deterioratasi.
Nel 1302 Cecco svendette per bisogno una sua vigna a tale Neri Perini del Popolo di Sant'Andrea per settecento lire ed è questa l'ultima notizia disponibile sull'Angiolieri in vita.
Da un documento (del 25 febbraio 1313) sappiamo che i cinque figli (Meo, Deo, Angioliero, Arbolina e Sinione - un'altra figlia, Tessa, era già emancipata) rinunciarono all'eredità perché troppo gravata dai debiti. Si può quindi presupporre che Cecco Angiolieri sia morto tra il 1312 e i primi giorni del 1313.

Opere

I sonetti attribuiti all'Angiolieri sono circa 150 e riprendono la tradizione goliardica e la poesia giocosa, che, esprimendosi in un linguaggio pittoresco e realistico, assumevano tratti sfrontati e dissacratori.

Critica

La critica più recente pensa che non sia corretto cercare nei suoi componimenti riferimenti autobiografici, dato il carattere peculiarmente letterario della sua poesia. Anche nei sonetti che appaiono più personali si avvertono il gusto della parodia e della caricatura ed un’esagerazione di maniera, in cui passioni e sentimenti sono pretesto di giochi poetici, nelle affermazioni esasperate si avverte il gusto di sbalordire il lettore ed il ripudio delle idealità cortesi e stilnoviste, si tratta quindi di un letterato colto che sa ben dosare gli effetti.

S'ì fosse foco, arderei 'l mondo

All'inizio del Trecento, epoca in cui la poesia era dominata dal "dolce stil novo", che rappresentava l'amore con immagini di grande delicatezza e ricercata eleganza, l'irriverente Cecco Angiolieri compose versi di forte provocazione e che tessevano l'elogio delle passioni terrene. Il celebre sonetto S'i fosse foco, arderei 'l mondo appartiene a una secolare tradizione letteraria goliardica improntata all'improperio e alla dissacrazione delle convenzioni.

Eccone il testo completo:

S'i' fosse fuoco, arderei 'l mondo;
s'i' fosse vento, lo tempestarei;
s'i' fosse acqua, i' l'annegherei;
s'i' fosse Dío, mandereil' en profondo;

s'i' fosse papa, allor serei giocondo,
ché tutti cristiani imbrigarei;
s'i' fosse 'mperator, ben lo farei:
a tutti tagliarei lo capo a tondo.

S'i' fosse morte, andarei a mi' padre;
s'i' fosse vita, non starei con lui:
similemente faria da mi' madre.

S'i' fosse Cecco, com' i' sono e fui,
torrei le donne giovani e leggiadre:
le laide e vecchie lasserei altrui.

Curiosità

Il sonetto S'i fosse foco, arderei 'l mondo ha avuto anche una trasposizione musicale ad opera di Fabrizio De André nell'album Volume III del 1968.

Collegamenti esterni

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See also: Cecco Angiolieri, 11 luglio, 1260, 1281, 1282, 1288, 1289, 1291