Castelbuono
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| Castelbuono | |
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| Stato: | Italia |
| Regione: | Sicilia |
| Provincia: | di Palermo (PA) |
| Latitudine: | 37° 56‘ Nord |
| Longitudine: | 14° 05‘ Est |
| Altitudine: | m s.l.m. |
| Superficie: | 60 km² |
| Popolazione: - Totale - Densità | 9.640 161 ab./km² |
| Frazioni: | |
| Comuni limitrofi: | Cefalù, Geraci Siculo, Isnello, Petralia Sottana, Pollina, San Mauro Castelverde |
| CAP: | 90013 |
| Prefisso tel.: | 0921 |
| Codice ISTAT: | 082022 |
| Codice catastale: | |
| Abitanti (nome): | |
| Patrono: - Santo - Giorno | |
| Sito istituzionale: | comune.castelbuono |
Castelbuono è un comune di 9.640 abitanti della provincia di Palermo.
Fa parte del Parco Regionale Naturale delle Madonie.
L'abitato sorge a circa 423 m s.l.m., sulle pendici del colle Milocca, tra i centri di Pollina a nord, San Mauro ad est, Geraci Siculo a sud-est, il massiccio delle Madonie a sud ed Isnello e Gibilmanna ad ovest
| Indice |
La storia
Le prime tracce di stanziamento si riferiscono all'epoca neolitica (utensili di uso domestico ed armi di pietra levigata), e sono probabilmente attribuibili a popolazioni di stirpe sicana, cacciate dalla costa per l’incalzare di altri popoli, tra i quali i Siculi.
All'epoca della colonizzazione greca risale la figura poetica del pastore Dafni, nato sulle Madonie fra le delizie del Ninpharum Locus, nel boschetto di Lauro irrorato dalle fresche acque sorgive. Etimologicamente a Lauro si fa corrispondere Dafni. Inoltre reperti archeologici (soprattutto materiale fittile nelle tombe) della civiltà greco-romana sono stati rinvenuti nella necropoli di Bergi.
All'epoca della dominazione bizantina, e successivamente arabo-normanna, in Sicilia è documentato il "casale d’Ypsigro", citato come “zona fresca in media altitudine”. Documentano inoltre tali dominazioni i vari ruderi di fabbricati in contrada San Guglielmo (forse il castello del Kadì,) le tracce di necropoli, la tradizione che la Vecchia Matrice fosse originariamente una moschea, e infine l’abside della chiesa di Santa Venera e il portale dell’ex-abbazia di Sant’Anastasia.
Poiché il casale Ypsigro era giuridicamente incluso nella contea di Geraci, possedimento dei signori Ventimiglia, ne seguì le sorti durante il periodo svevo-angioino. L'abitato sorto presso il casale, nel 1282 contava circa trecento abitanti e agli inizi del XIV secolo possedeva già tre chiese e costituiva un centro di una certa importanza.
La famiglia Ventimiglia, da cui vennero importanti guerrieri e diplomatici e il cui dominio si estendeva su vari paesi delle Madonie, imparentata con l’imperatore Federico II, proveniva dalla Contea di Ventimiglia in Liguria, e arrivò in Sicilia nel 1242.
Nel 1316 i signori di Ventimiglia fecero costruire un castello che dominava l'abitato riutilizzando una struttura precedente, secondo il modello del maschio (torrione centrale) cui si affianca la residenza del signore. Da un’epigrafe tuttora murata sotto l’arco d’ingresso al piazzale del castello, si apprende che il castello sorse per opera di Francesco Ventimiglia in funzione di "belvedere" dell’antico casale bizantino. Sembra che lo stesso conte, innamorato della mitezza del clima in confronto del rigido clima del castello di Geraci, chiamasse il nuovo castello “Castellum Bonum”, ovvero “Castrum Bonum”. L'abitato di Ypsigro nel periodo aragonese è in decadenza e cede il posto nella toponomastica della Sicilia medievale alla nascente Castelbuono. Il castello assisterà a fastosi splendori, ma anche a luttuosi avvenimenti a causa della rivalità tra le famiglie Ventimiglia e Chiaramonte.
Alla morte di Francesco Ventimiglia, avvenuta nel 1338, la contea di Geraci e Castelbuono venne confiscata da Pietro d’Aragona, passando nel dominio regio, fino alla restituzione a Enrico Ventimiglia nel 1394.
Nel 1454, Giovanni I Ventimiglia vi si trasferì con la sua “corte”, e Castelbuono divenne il centro più vivace nel vasto patrimonio della famiglia. Con il trasferimento viene spostata anche la sacra reliquia del teschio di Sant’Anna, dono del Duca di Lorena e trasportata in Sicilia dal conte Guglielmo nel 1242, che era stata fino ad allora venerata nel castello di Geraci.
Nel corso del XV e del XVI secolo, la corte nobiliare, potente e colta, accolse diversi artisti, come Francesco Laurana che lavorerà al mausoleo della famiglia. Al conte Filippo Ventimiglia si deve l’ampliamento della Chiesa Madre, con la costruzione di una quarta navata. Fuori e dentro le mura nascono chiese e conventi con l’intervento di maestri lombardi e toscani che cureranno anche l’espansione urbanistica di un abitato che, da città feudale, tenderà ad assumere le caratteristiche di città capitale. Nel 1520 Simone Ventimiglia donò alla Chiesa Madre lo spettacolare polittico, raffigurante il Poema della Redenzione.
Nel 1595 Giovanni III Ventimiglia ottenne il titolo di principe di Castelbuono, e il paese divenne contemporaneamente “capitale dello Stato di Geraci”. Il principe organizzò il plotone d’onore dei "Cavalieri della Stella", giovani che si addestravano nell’esercizio delle armi e dell’equitazione. Il campo d’addestramento, recinto da mura, corrispondeva alla spianata orientale del castello, chiamato poi il Piano del Marchese. Notevole fu lo sviluppo religioso, culturale ed artistico grazie a questo personaggio, il quale chiamò a Castelbuono i padri Cappuccinie i padri Domenicani (ai quali venne affidata l'istruzione pubblica) per cui furono eretti i conventi con le chiese annesse. Egli iniziò anche la costruzione della Matrice Nuova nel 1602 e nel 1614 fece trasportare la fontana di Venere Ciprea nel corso principale.
Nel 1632 “la terra “ ottenne lo status di “città”. In quest'epoca possedeva i tratti d’una città giardino realizzata secondo modelli probabilmente ispirati a Francesco Maurolico. Nella nuova trama urbana, per tutta la seconda metà del secolo, s’incastrarono chiese, conventi e fontane, mentre la Nuova Matrice si aprirà al culto nel 1701. Particolarmente vivace fu la vita culturale: i Serpotta lavorarono alla cappella di Sant’Anna, il castello viene ristrutturato e i Ventimiglia dotarono la città di un teatro. Molto attive furono alcune accademie letterarie e Torquato Tasso fu per un periodo tra gli artisti di corte. Negli ultimi decenni del Settecento la città era divenuta centro d’attrazione per le famiglie nobili delle Madonie, mentre la popolazione subiva il gravoso dispotismo del principe.
Nel 1812, infine, la costituzione siciliana abolisce i privilegi feudali; ma pur scomparendo la grande nobiltà, Castelbuono scoprì la presenza attiva di famiglie che ne tennero alto il prestigio con eminenti figure quali Francesco Minà Palumbo. Tra il 1828 e il 1820, diverse scosse sismiche danneggiarono il castello, e la Matrice Nuova perse i campanili e la cupola. Nel castello fu demolito l’ultimo piano e, ingrandita la Cappella, si crearono l’ingresso attuale e la reliquia.
La città partecipò alle rivolte contro i Borboni nel 1848 e nel 1860, ricevendo encomi da Giuseppe Garibaldi. Aderì alla rivolta sociale dei Fasci Siciliani nel 1893, e subì lo stato d’assedio.
L’arte, i musei, la cultura
Musei
Nel Museo Minà Palumbo una sezione archeologica documenta l’esistenza di alcuni insediamenti neolitici e del passaggio di diverse culture, testimoniate da alcuni indizi: corredi funerari poveri, un cippo votivo, i capitelli riutilizzati nella Matrice Vecchia.
Il museo comprende inoltre collezioni di minerali e fossili, l’erbario con la flora spontanea delle Madonie e le piante d’interesse agrario e patologico, uccelli e insetti, e infine una ricca biblioteca.
Il Museo Civico espone una selezione degli arredi della Cappella di Sant’Anna e opere provenienti dalla donazione Luigi Di Piazza.
Il Castello dei Ventimiglia
In seguito al restauro del 1997 sono emerse le strutture di un edificio precedente al Castello dei Ventimiglia, voluto nel 1316 dal conte Francesco I Ventimiglia. L'edificio attuale è il risultato di numerosi rifacimenti, che rendono difficile la ricostruzione del suo originario aspetto. A semplice pianta quadrangolare, mostra all'esterno un misto di stili che in quel periodo influenzavano tutta l’architettura siciliana. Il volume a cubo richiama lo stile arabo; le torri angolari quadrate riecheggiano quello normanno; la torre rotonda si rifà invece alle costruzioni militari sveve. Nel terremoto degli inizi del XIX secolo scomparvero i merli, della forma ghibellina, a coda di rondine, ed inoltre mura di cinta, torri ed archi, oggi andati in rovina. Alcune strutture difensive del XIII secolo e alcuni ambienti del XIV secolo sono invece rimasti intatti.
All'interno le ricche sale hanno i soffitti a cassettoni scolpiti e decorati, e finestre e portali di stile gotico (soffitto ligneo quattrocentesco della “Sala Magna” decorato e poggiante su mensole scolpite). Esistevano inoltre scuderie, sale d’armi, le carceri per i condannati comuni e la fossa della tortura per i condannati a morte. Non mancano trabocchetti e segrete, fra cui una galleria sotterranea, che dal castello conduceva alla cappella di Sant’Antonio e, forse, fino alla rocca di Geraci. Al XV secolo risalgono inoltre le prime ristrutturazioni, in conseguenza del trasferimento al castello della reliquia di Sant’Anna, poi proclamata patrona della città.
La primitiva cappella di Corte fu più tardi trasformata in magazzino e quindi in teatro. Nell'attuale "Cappella Palatina" si conserva l'urna del 1521 della reliquia, a forma di busto e ornata di rilievi, con scene della vita di Sant’Anna e San Gioacchino e la nascita di Maria. Nei due altari laterali si osservano due tele, una "Discesa di Cristo", copia di un'opera del Rubens del 1460, e l’"Estasi di San Liborio", opera del pittore castelbuonese Mariano Galbo (XIX secolo).
L'interno è interamente rivestito di stucchi, opera dei fratelli Giuseppe e Giacomo Serpotta (1663) ordinati da Francesco Rodrigo Ventimiglia. Vi sono raffigurate figure umane virili, putti, angeli, elementi floreali sacri e mitologici, con una varietà di stile che va dal quello più arcaico pesante di Giuseppe, a quello più agile e realistico di Giacomo. Si riporta che gli artisti lasciassero la propria firma raffigurando dei rettili marini nelle fasce dell’altare della Deposizione. L'apparato figurativo si compone di quattro allegorie che ben si adattano alla Santa: la Presentazione di Maria al Tempio: in cima alla scala sta il patriarca Zaccaria con le braccia aperte, genuflessa davanti a lui Maria, vigilata da un angelo, San Gioacchino prega il patriarca mentre Sant’Anna pare uscire dall'edificio ed è presente la figura di un uomo implorante. Segue lo sposalizio di Giuseppe con Maria: il sommo sacerdote, assistito da Gioacchino e da Anna, benedice le nozze; sullo sfondo risalta il Golgota dominato dalla Croce, in cielo Dio con i cherubini. Sotto le nicchie l’allegoria del Paganesimo e del Cristianesimo, raffigurate in due figure di lottatori.
Pregevoli le sculture settecentesche in legno degli stalli del coro, con i mezzibusti dei Signori Ventimiglia e i personaggi del Vecchio Testamento.
Nel 1920 il castello, che intanto era venuto in possesso del barone Fraccia, passò al comune di Castelbuono. In alcune sale restaurate è ubicato il Museo Civico
"Matrice Vecchia"
La chiesa Matrice Vecchia, dedicata all’Assunta risale al XIV secolo. I recenti restauri hanno rimesso in luce alcuni elementi di una precedente costruzione del XIII secolo. Si crede che originariamente fosse una moschea, di cui rimangono le due finestre moresche ad archetti tribolati scoperte, durante il restauro, sui muri più antichi. Sembra inoltre che il campanile sia stato costruito sui ruderi di una torre saracena. La costruzione ha subito nel corso del tempo diversi rimaneggiamenti e attualmente mescola gli stili romano-gotico, gotico-catalano e composito-chiaramontano.
Il prospetto della chiesa è adorno di un bel portale gotico-catalano con orlatura a foglie rampanti, e di un portico a tre arcate a tutto sesto del XVI secolo, che, originariamente, girava anche sul fianco della quarta navata. Nella parte superiore il prospetto è sormontato da una tipica merlatura ghibellina a coda di rondine. Nel portico sono presenti tracce di un affresco raffigurante la scena del “Transito di Maria”,
Il maestoso campanile, per la sua pesantezza strutturale in contrasto con le cuspidi, richiama lo stile di transizione romanico-gotico. Al centro è una bifora con colonnina marmorea, a cui si appoggiano due archetti ciechi poggianti su piccole mensole scolpite, raffiguranti figure mostruose. La cupola è spezzata da una corona merlata, da cui svetta il pinnacolo rivestito da mattonelle a smalto di gusto moresco.
Alle tre navate della chiesa, alla fine del XV secolo ne venne aggiunta una quarta, con soffitto a cassettoni con trabeazioni che poggiano su mensole scolpite. Sulle colonne sono stati scoperti i frammenti di pregevoli affreschi trecenteschi con figure di santi e di martiri (Santa Caterina di Svevia). Vari saggi confermano che la chiesa doveva essere riccamente decorata da affreschi, coperti da un’imbiancaturaattuata durante la pestilenza del XVII secolo. Un frammento di pittura a encausto rappresentante "lo Sposalizio di Santa Caterina", di scuola siculo-toscana si conserva accanto alla porta della sacrestia.
Fra le statue si notano: la Madonna del Carmelo (1500) di B. Berettaro e la Madonna degli Angeli (1520) – più espressiva – di Antonello Gagini. Notevole è il ciborio – alto più di quattro metri e largo due – attribuito a Giorgio da Milano ed eseguito intorno al 1493, che si presenta riccamente decorato con rilievi, bassorilievi, figure, fregi e festoni, colonnine e piramidette; alla sommità è raffigurato a mezzobusto il Padre Eterno; al di sotto di due schiere d’angioletti, nella lunetta, una scena della "Natività", che un fregio divide lda quella della "Crocifissione". Dodici angioletti fiancheggiano il tabernacolo; ai suoi lati stanno seduti i quattro evangelisti e i dottori della Chiesa; nella predella gli apostoli e i redentori.
Il polittico (1520) è stato attribuito prima al De Saliba, (nipote del pittore Antonello da Messina) e più recentemente a Pietro Ruzzolone. Pitture, intaglio e oreficeria vi si armonizzano perfettamente. Le ventisei figure pittoriche sono suddivise in scomparti e inghirlandate da una cornice gotico-catalana, opera di un intagliatore messinese). Le figure rappresentano la Redenzione (Dio, Profeti, Apostoli, San Gioacchino e San Giuseppe). Nella parte centrale sono dipinte le figure dell’arcangelo Gabriele e dell’Annunziata, che hanno accanto Sant’Elisabetta e Sant’Anna. Nella parte più bassa la Madonna col Bambino con a destra San Paolo e Sant’Agata, a sinistra San Pietro e Santa Lucia. Nel centro della predella sono rappresentati Gesù; Angeli e Apostoli. Nella chiesa, oltre alle opere del pittore Giuseppe Di Garbo (XVIII secolo), fra cui un quadro con l’"Agonia di San Giuseppe", si conserva la copia del polittico, detto del Beato Guglielmo, il cui originale, trafugato intorno al 1875, si trovava nel Santuario di Santa Maria del Parto. Il polittico, attribuito alla scuola antonelliana, è diviso in cinque scomparti. Ai piedi della Madonna si osserva la figura di Giovanni Ventimiglia, committente dell’opera.
Chiesa di San Francesco
Sorta nel 1332, ma ristrutturata nel XVIII secolo, la chiesa di San Francesco conserva nel pronao un affresco del XIV secolo, raffigurante “Santa Maria di Bisanzio” (che ha preso poi il titolo di “Santa Maria del Soccorso”, dall’omonima chiesa), una Madonna del Gagini e gli sportelli dell’organo cinquecenteschi di scuola veneziana. Attiguo alla chiesa è uno splendido chiostro settecentesco e annesso, nella cappella dedicata a Sant’Antonio, è il mausoleo dei Ventimiglia del XV secolo, riferibile a Francesco Laurana. A questi si attribuisce anche il bellissimo portale marmoreo, “che fa di questa cappella un momento particolarissimo del Rinascimento siciliano”. Il mausoleo di forme tardo-romanico, a pianta ottagonale, contiene il sarcofago monumentale barocco di Francesco Rodrigo Ventimiglia, due altri sarcofagi cinquecenteschi e l’epigrafe funeraria di Giovanni I Ventimiglia, primo marchese di Sicilia, morto a Castelbuono nel 1473.
Fontana della Venere Ciprea
Al centro della “terra vecchia” – oggi il corso principale –, è la fontana della Venere Ciprea (XV secolo), che decorava l’ingresso dell’antica Ypsigro. Ricostruita nel 1614 nel centro cittadino, in alto troviamo l’arcaica statua di Andromeda, al centro Venere con Cupido e in basso pannelli di arte greca che raffigurano Diana al bagno.
Matrice Nuova
Edificata tra la fine del XVI secolo e gli inizi del XVII, la Matrice Nuova è dedicata alla "Natività di Maria". Crollata in seguito al terremoto del 1820, venne riedificata nel 1830 senza la cupola originale e con la demolizione dei due campanili, danneggiati dal sisma. Il complesso architettonico si presenta in uno stile neoclassico.
L'interno a croce latina è suddiviso in tre navate sorrette da dodici colonne in pietra, rivestite di stucco. Possiamo ammirare gli stucchi che rivestono le quattro colonne dei due altari del transetto, caratteristici dell’arte dei Serpotta, mentre gli angeli del frontone della cupola, sull’arco trionfale, appartengono alla mano di Vincenzo Messina. La grande croce in legno (1400) è forse opera di Pietro Ruzzolone. Opera di scuola antonelliana è il trittico di struttura tardo-gotica con influssi fiamminghi e proveniente dalla chiesa di Sant’Antonio Abate. Raffigura la Madonna, Sant’Antonio Abate e Sant’Agata; in alto l’"Ecce Homo" con l’Annunziata e l’arcangelo Gabriele; nella predella alcuni simboli.
Il tesoro proveniente dalla Matrice Vecchia è ricco di opere, fra cui l’ostensorio di Bartolomeo Tantillo del secolo XVI. Nella sacrestia una portantina settecentesca con le miniature di Giuseppe Velasquez, a cui è attribuita anche una tela, raffigurante una "Deposizione" del XVIII secolo.
Altre chiese
Nella chiesa di Sant'Antonino è custodito un "Crocifisso" del XV secolo, di Frà Umile.
Una tela di A. Catalano si trova nella chiesa dei Cappuccini, a cui è annessa un'importante biblioteca.
Opere di G. Salerno e Pietro Novelli si trovano nelle chiese dell’Annunziata e della Madonna del Rosario.
Nel monastero (Badia) di Santa Venera del XV secolo hanno sede la Biblioteca e l’Archivio comunale e vi sono inoltre conservate opere del castelbuonsese Paolo Cicero. È anche la sede provvisoria del Museo F. Minà Palumbo,
Feste, Ricorrenze e sagre
La festa di Sant’Anna, patrona della città, si svolge nei giorni 25, 26 e 27 di luglio: l'ultimo giorno ha luogo una solenne processione a cui partecipano le venti Confraternite castelbuonesi. Legato alla festa patronale è il “Giro podistico internazionale di Castelbuono” (prima edizione 1921).
Durante il Carnevale, si hanno sfilate con carri e maschere.
Durante la festa di San Giovanni, ha luogo per le vie del paese la tradizionale bollitura nelle “quarare” (fave e patate), che vengono offerte ai passanti.
Amministrazione comunale
- Sindaco: Mario Cicero dal 28/05/2002
- Numero di telefono del centralino del Comune: 0921 671162
- e-mail del Comune: non disponibile
