Cadenza
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La cadenza è una formula armonico-melodica utilizzata per chiudere un brano musicale, una sua frase o sezione. Essa è uno dei momenti più importanti di una composizione in quanto permette di stabilire pienamente la tonalità, dà coerenza alla struttura formale del brano e costituisce un momento di alta espressività. Può essere paragonata al punto che conclude una frase ma bisogna ricordare che esistono cadenze che possono essere più o meno incisive e possono venir usate per creare un effetto di pausa temporanea o definitiva.
Nel canto gregoriano il termine cadenza indica varie formule melodiche utilizzate per concludere il brano. Alla fine del 1500, invece, con l’affermazione chiara del sistema tonale la cadenza servì ad esprimere in modo netto la tonalità basandosi su precise successioni accordali.
| Indice |
Cadenza autentica o perfetta
I gradi più importanti per la definizione della tonalità di un brano sono il V ed il I. La loro successione dà origine alla formula di cadenza più nota: la cadenza autentica (o perfetta). center|700px|thumb|Esempio di cadenza perfetta (V-I)
La formula della cadenza autentica (V-I) può essere estesa includendo il IV od il II grado (sia nello stato fondamentale che in primo rivolto) ed inserendo anche la quarta e sesta di cadenza avente funzione di appoggiatura doppia sull’accordo di dominante. In base a ciò si possono avere due formule assai forti dal punto di vista armonico:
- II-I (in secondo rivolto)-V-I
- IV-I (in secondo rivolto)-V-I
Altre formule usabili sono:
- IV-V-I
- II-V-I
Tre formule meno comuni sono:
- VI-V-I
- III-V-I
- I-V-I
L’accordo di tonica conclusivo, volendo, può essere ornato o tramite un’appoggiatura od un ritardo. Un’altre variante consiste nel prolungare l’accordo di dominante mentre il basso intona la tonica sia fungendo come appoggiatura sia per permettere una risoluzione più in là.
Cadenza imperfetta
La cadenza imperfetta è caratterizzata dalla presenza della progressione V-I in cui il I grado è allo stato di primo rivolto. Ciò determina la perdita di parte del carattere conclusivo della cadenza autentica indicando una pausa solo transitoria. In questi casi, in effetti, la conclusione arriva successivamente. center|700px|thumb|Esempio di cadenza imperfetta (V-I in primo rivolto)
Un effetto poco conclusivo lo si può anche ottenere, volendo, utilizzando l’accordo di tonica allo stato fondamentale ma facendo cantare al soprano la mediana.
Cadenza sospesa
La cadenza sospesa è quella che termina sull’accordo di dominante allo stato fondamentale. Rispetto alla precedente indica una pausa debole, temporanea.
Il più delle volte il V grado viene preceduto dal IV o dal II ma anche dal I (utile l’uso della quarta e sesta di cadenza come elemento sottolineativo) o dal VI.
center|700px|thumb|Esempio di cadenza sospesa (I-V)
Spesso la cadenza sospesa viene utilizzata in caso si abbiano due frasi musicali parallele (od anche due periodi tra loro diversi). In tal caso la prima frase chiude con la cadenza sospesa e la seconda con quella autentica.
Cadenza plagale
Consiste nell’uso della successione IV-I e viene spesso usata dopo una cadenza autentica per marcarne ancora di più il ruolo conclusivo ma può anche essere inserita da sola. Può essere preceduta dal VI o dal I grado. center|700px|thumb|Esempio di cadenza plagale (IV-I)
A conclusione di un brano in tonalità maggiore il IV grado può venir anche utilizzato nella sua forma minore e ciò serve a conferire una coloratura tutta particolare.
Cadenza d’inganno
Si basa sulla cadenza perfetta ma al posto del I grado ne viene utilizzato un altro. In base a ciò possono esister molte cadenze d’inganno con differente efficacia. La tonalità non viene smarrita in quanto è sufficiente l’accordo di dominante per definirla appieno (ed anzi, nella cadenza plagale le definizione tonale è assai incisiva). La progressione più nota è quella V-VI che conferisce un forte senso di sorpresa. center|700px|thumb|Esempio di cadenza d'inganno (V-VI)
Una cadenza d’inganno crea un momento di sospensione che determina un aumento d’interesse verso la composizione in quanto la sensazione di una conclusione viene disattesa ed inoltre fa sì che il compositore possa aggiungere una o due frasi che chiudano il tutto.
Cadenza frigia
Si tratta di una cadenza tipicamente barocca che consiste nella progressione, in un brano di tonalità minore, VI (in primo rivolto)-V ove quest’ultimo è nella forma maggiore. In genere è usata come conclusione di un movimento lento. center|700px|thumb|Esempio di cadenza frigia (VI in primo rivolto-V)
Il nome deriva dal movimento discendente di un semitono del basso che si ritiene sia una derivazione delle cadenze, di tipo II-I, della musica medioevale nel modo frigio.
Cadenza evitata
Si costruisce come una cadenza perfetta tranne per il fatto che il V grado viene poi seguito da un accordo modulante ad altra tonalità (ad esempio una settima di dominante che modula alla sottodominante). Le possibilità di modulazione possono essere, ovviamente, molteplici. center|700px|thumb|Esempio di cadenza evitata in la minore con modulazione a re minore
Cadenze in battere od in levare
Questa differenziazione si basa sul tempo in cui cade l'ultimo accordo della cadenza. Se si tratta di un tempo forte si ha la cadenza in battere (un tempo definita maschile), altrimenti si tratta di una cadenza in levare (o femminile). center|700px|thumb|Esempio di cadenza (perfetta) in battere center|700px|thumb|Esempio di cadenza in levare
Ogni tipo di cadenza armonica può essere sia in battere che in levare.
Bibliografia
- Walter Piston: Armonia; EDT, Torino
Collegamenti esterni
Corso d'armonia: Terza e quinta - Le cadenze
