Buddhismo
thumb|right|210px|Statua di Buddha Il buddhismo è una religione e una filosofia basata sugli insegnamenti di Gautama Siddhartha, detto Śakyamuni, maestro spirituale vissuto nell'India del Nord circa tra il 563 AC ed il 483 AC. Egli era detto Buddha, ovvero colui che è risvegliato. Il Buddha nacque durante il viaggio che doveva portare la regina Maya, moglie del nobile guerriero Suddhodana, a partorire il primo figlio nella casa paterna. Ma la tradizione vuole che la giovane non raggiunse mai la casa e partorisse in un boschetto, mettendo al mondo colui che sarebbe diventato il Buddha. Prima di intraprendere la sua ricerca spirituale, egli viveva nell'agio presso il palazzo del padre. Poco prima di compiere trent'anni il Buddha conobbe delle persone molto malate e queste esperienze gli fecero realizzare la precarietà e la temporaneità del suo stato di agio.
L'origine del buddismo è puramente filosofica: lo stesso Buddha non voleva essere oggetto di venerazione, il culto della sua persona venne solo in seguito, quando la dottrina (Dharma) e la disciplina (Vinaya) insegnati dal Buddha si propagarono lontani dalla sua terra d'origine e presso popoli di altre culture e religioni grazie al proselitismo dei suoi seguaci. Un aneddoto racconta tale impostazione:
- Il bramino Dona vide il Buddha seduto sotto un albero e fu tanto colpito dall'aura consapevole e serena che emanava, nonché dallo splendore del suo aspetto, che gli chiese:
- Sei per caso un dio?
- No, brâhmana, non sono un dio.
- Allora sei un angelo?
- No davvero, brâhmana.
- Allora sei uno spirito?
- No, non sono uno spirito.
- E allora, che cosa sei?
- Io sono sveglio.
- Anguttara Nikaya
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Religione o filosofia?
Poiché il Buddha ha sempre evitato di fare affermazioni sull’Assoluto, la sua predicazione è certamente atea (cfr. ad esempio H. S. Hisamatsu, Satori. Kōkindaiteki (post modern) ningenzō Mushinron [tr. it. Una religione senza Dio. Satori e Ateismo, il nuovo melangolo s.r.l., Genova, 1996]), nonostante il fatto che egli non abbia mai negato le tradizionali divinità specifiche. Il senso di questo atteggiamento sta nel tentativo di spiegare che un Assoluto, se è veramente tale, non può essere ridotto a concetto della mente di uno o più uomini, ad argomento di sillogismi e discussioni.
Ora, secondo la sua stessa autocomprensione il buddhismo è certamente una religione, e non perché la figura del Buddha sia stata più o meno divinizzata, contro le esplicite raccomandazioni del maestro, ma in quanto ha la pretesa di condurre l’uomo al suo fine ultimo: l’illuminazione. L’incapacità di pensare che il concetto di religione sia inseparabile da quello di “Dio” è tipica dell’Occidente monoteista: in realtà non basta affermare l’esistenza di Dio per definirsi “religiosi” (come anche il Vangelo cristiano afferma). L’esistenza di un siffatto Dio non è condizione né necessaria né sufficiente: nessuna religione riconoscerebbe se stessa in una mera dottrina o in un semplice insieme di tecniche rituali. Tutte le religioni hanno la pretesa di condurre l’uomo al suo fine ultimo (che lo si chiami salvezza, illuminazione, redenzione, o quant’altro; per questo motivo Raimon Panikkar ritiene che anche il marxismo vada annoverato tra le religioni).
Se poi si vuol proprio parlare del buddhismo come filosofia, allora è la definizione di “filosofia” che va chiarita (o meglio recuperata): il buddhismo è infatti certamente vicino alla filosofia greca delle origini e alla filosofia indiana, che non conoscono questa separazione tutta cristiana tra ragione e fede, e che propongono se stesse come amore della saggezza, cioè di un determinato modo di vivere. Attualmente la filosofia viene piuttosto intesa come “studio del significato e della giustificazione della conoscenza del più generale, od universale, aspetto delle cose” (cfr. la voce filosofia in questa enciclopedia): ma tale accezione, anche se maggioritaria, non è l’unica all’interno della cultura occidentale di matrice greca e non è condivisa da tutte le culture (si pensi ad esempio alla cultura indiana, dove non esiste una separazione tra teologia, religione e filosofia).
Un’ultima considerazione riguarda i dogmi. Si sente spesso dire che un aspetto “affascinante” del buddhismo è l’assenza di dogmi dalla sua dottrina. Va tenuto presente che ciò è in buona sostanza vero, proprio perché il fulcro del suo discorso è la liberazione da tutte quelle cose (dogmi, codici morali ecc.) cui ci si lega per colmare il bisogno di sicurezza. Il buddhismo è liberazione proprio in quanto propone agli uomini di farsi coraggio e gettarsi a capofitto nella vita, non da incoscienti, ma al contrario con la coscienza lucida che la vita si offre all’uomo in maniera sempre nuova e ricca, e che saperla accettare (e non prevenire, né volerla diversamente da com’è) è il segreto della saggezza. In questo senso certamente non si può parlare di dogmi, eppure le nobili verità sono state enunciate e codificate, così come il sentiero è ottuplice e non quadruplice né quintuplice. Una tale codificazione (come quella di qualunque altra religione) deve essere rettamente intesa, nel senso che tali affermazioni codificate non sono la verità. Esse sono per l’uomo come un indice puntato verso la verità: attraverso di esse l’uomo può accedere a un’esperienza che è stata fatta prima di lui e rifarla personalmente. Questo, ancorché sorprendente, è anche il significato dei dogmi cattolici, spesso fraintesi: Tommaso d’Aquino, pilastro della dogmatica cattolica, ha scritto che l’atto di fede del credente non ha come oggetto l’enunciato, ma la cosa di cui l’enunciato parla. È quindi sempre il rapporto personale con la “cosa” il discrimine tra il comportamento religioso e quello irreligioso, non la sequenza di parole pronunciate, né una certa definizione intellettuale di “divinità”.
I fondamenti
Le quattro nobili verità
Alla base della dottrina buddhista stanno le quattro nobili verità. Si narra che il Buddha, meditando sotto l'albero della bodhi, le comprese nel momento del risveglio. Eccone di seguito l'elenco:
- Duhkha: la sofferenza. Nella vita c'è il dolore, esso è associato alla malattia, alla vecchiaia, alla morte ed alla nascita; all'essere associati allo spiacevole e separati dal piacevole; dal non ottenere quello che vogliamo. In breve si soffre perché non ci si rende conto che tutto è destinato a finire.
- Samudaya: la sofferenza non è colpa del mondo, né del fato o di una divinità; né avviene per caso. Ha origine dentro di noi, dalla ricerca della felicità in ciò che è transitorio, spinti dal desiderio (trsna, in pali: tanha o "brama") per ciò che non è sodisfacente. Si manifesta nelle tre forme di "kamatrsna" o desiderio di oggetti sensuali; "bhavatrsna" o desiderio di essere; "vibhavatrsna" o desiderio di non essere.
- Nirodha: cessazione. Per conoscere la fine della sofferenza occorre lasciare andare trsna, l'attaccamento alle cose e alle persone, alla scala di valori ingannevole per cui ciò che è provvisorio è maggiormente desiderabile.
- Marga: la strada da intraprendere per avvicinarsi al nirvana. Esso è detto il nobile ottuplice sentiero
Il Nobile Ottuplice Sentiero
Cio' che l'umo considera il suo se è costituito da cinque parti:
- Rupa: la parte corporea o sensibile
- Vedana: la sensazione, ciò che ci fa provare il piacere e il dolore
- Samjna: ciò che percepisce e crea la weltanschauung o comprensione del mondo.
- Samskara: le predisposizioni che originano dal karma (la legge di causa ed effetto)
- Vijnana: la coscienza
Quest'ultima, nella scuola Vajrayana, viene considerata universale, in quanto l'io cosciente sarebbe solo una rappresentazione del samjna, un concetto simile a quello di Democrito: se io non sono la stessa persona che ero un anno fa o un minuto fa, come possono queste persone differenti avere lo stesso io cosciente?
In base a questa visione, viene definito l'ottuplice sentiero, che consiste in:
- Retta Conoscenza, ossia il riconoscimento delle quattro Verità;
- Retta Risoluzione, l'impegno ad evitare il trsna;
- Retta Parola, ossia l'astenersi dal mentire e dall'ipocrisia;
- Retta Azione, evitare di causare sofferenza a se stesso ed agli altri esseri;
- Retti Mezzi di Sussistenza, sostenera la propria vita su lavori non basati sulla sofferenza prpria o altrui: il Buddha fa riferimento al trattare di essere viventi, di liquori, veleni e armi;
- Retto Sforzo, lasciare andare gli stati non salutari e coltivare quelli salutari;
- Retta Consapevolezza, ossia mantenere la mente priva di confusione, il che aiuta ad evitare il trsna;
- Retta Concentrazione, cioè la meditazione trascendentale che porta al dhyana.
Vi sono quattro dhyana (sanscrito) o jhana (pali). Il primo dhyana è una condizione di soddisfazione dovuta alla riflessione e all'investigazione. Il secondo stadio è la tranquillità senza riflessione ne investigazione. Il terzo porta all'abbandonare il trsna. Il quarto consiste nel nirvana, la fine del dolore grazie al non-pensiero.
Le parola dhyana è all'origine della parola sinogiapponese zen: quando il Buddhismo arrivò in Cina, fu adattata alla lingua cinese (chan). In seguito il Buddhismo fu introdotto in Giappone ed un importante scuola porta questo nome.
Quello che fa considerare ad alcuni il buddhismo una filosofia più che una religione è il pricipio secondo il quale tutte le pratiche spirituali tenderebbero a far progredire l'umanità verso il bene per vie molteplici che non si escludono a vicenda. Tale principio viene intravisto nel buddhismo delle origini e sarebbe un punto di vista inconciliabile con il carattere dogmatico delle principali religioni. D'altra parte una simile descrizione del buddhismo, tipica degli studi indologici degli ultimi due secoli, per lo più basati sui testi e non coadiuvati da strumenti antropologici e contatti diretti, appare oggi idealizzante e poco fedele alla realtà. Infatti lungo più di due millenni il buddhismo ha conosciuto trasformazioni e adattamenti notevoli che si riflettono a tutt'oggi in dottrine, pratiche e aspetti formali molto differenti su un'area geografica estesissima. Manifestazioni certamente religiose non solo non rappresentano movimenti marginali ma al contrario costituiscono l'ossatura della tradizione buddhista in molti paesi asiatici. Lo stesso buddhismo delle origini, grazie agli studi più recenti, sembra un fenomeno molto più articolato e legato a specifiche circostanze storiche e culturali di quanto in passato non si credesse.
Testi
I testi sacri del Buddhismo sono raccolti in due canoni: il Canone Pali e il Canone Sanscrito, a seconda delle lingue degli scritti. Il Canone Pali è proprio del Buddhismo Theravada, e si compone di tre pitaka, o canestri: il Vinaya Pitaka, o canestro della disciplina, con le regole di vita dei monaci; il Sutta Pitaka o canestro della dottrina, con i sermoni del Buddha; infine l'Abhidamma Pitaka o canestro della filosofia, che raccoglie i commenti alla dottrina esposta nel Sutta Pitaka. Per il canone sanscrito, adottato dalla tradizione Mahayana le suddivisioni variano molto da paese a paese, ma conservano la stessa ripartizione.
Correnti del buddhismo
In India
Il Buddhismo si estinse in India, suo paese d'origine, approssimativamente attorno al XIV sec. Tuttavia durante più di 1500 anni di storia il Buddhismo Indiano ha sviluppato indirizzi e interpretazioni diverse, anche estremamente sofisticate:
- Il Buddhismo degli Anziani o degli Sthavira (titolo onorifico in uso presso quasi tutte le comunità buddhiste), oggi meglio noto come Buddhismo Theravada. Rappresenta la più longeva scuola originatasi da quelle antiche comunità che scelsero un approccio più ortodosso e letterale all'insegnamento del Buddha storico, in special modo in contrapposizione ad alcuni insegnamenti innovativi proposti dal Buddhismo Mahayana. La tradizione Theravada è stata recentemente reintrodotta in India, sebbene rappresenti una sparuta minoranza, ma fiorì soprattutto in Sri Lanka e da lì, per le vie commerciali meridionali si diffuse in alcuni paesi dell'Indocina. Il Buddhismo Theravada ha sviluppato un approccio per lo più indipendente dagli altri sviluppi del Buddhismo in Asia. La tradizione letteraria è trasmessa in Pāli, una lingua scritta basata su un dialetto pracrito dell'India settentrionale, teatro delle predicazioni del Buddha storico.
- Buddhismo Mahayana o del Grande Veicolo, sviluppatosi a partire da alcune comunità buddhiste antiche. Buona parte del Buddhismo Indiano a partire dal II secolo fino alla sua scomparsa è rappresentato o influenzato da questa corrente, in seno alla quale meritano particolare menzione gli indirizzi Sunyavada e Vijnanavada e il Buddhismo Vajrayana.
- Il Buddhismo Tantrico: rappresenta la controparte buddhista di un fenomeno più ampio nelle religioni dell'India, il Tantrismo, che ha influenzato anche l'Induismo. Si sviluppò in seno al Buddhismo Mahayana e ne influenzò profondamente la pratica, almeno dal VI sec. in poi. Anche noto come Mantrayana, la sua forma più organizzata è più conosciuta come Buddhismo Vajrayana o Veicolo del Diamante. Storie del buddhismo molto importanti come quella del tibetano Taranatha attestano che, almeno dal X secolo, i centri universitari buddhisti in India dispensavano soprattutto insegnamenti tantrici.
Il Buddhismo fuori dall'India
Tra le tradizioni che fuori dall'india hanno avuto una lunga storia e un'evoluzione in parte indipendente ricordiamo:
- Il Buddhismo cinese, che è storicamente all'origine del Buddhismo coreano, vietnamita e del Buddhismo giapponese.
- Il Buddhismo Theravada o degli Anziani: Sri Lanka, Birmania, Thailandia, Cambogia e Laos.
- Il Buddhismo tibetano praticato in Tibet e in epoche diverse in Cina e Asia Centrale.
Voci correlate
Collegamenti esterni
- Unione Buddhista Italiana (Italiano)
- Centro Mexicano del Buddhismo Theravada (Italiano)
- Sentiero del Fiore di Loto (Italiano)
- Lezioni introduttive al Buddhismo
- Istituto Buddista Italiano Soka Gakkai
- Risveglio: buddismo con la "b" minuscola (Italiano)
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