Basso medioevo
Con Basso Medioevo si intende il periodo della storia europea compreso tra il 1000 e la scoperta dell'America nel 1492.
In tale periodo storico si formano i primi stati nazionali (Portogallo, Francia, Inghilterra, Russia, Spagna) mentre in Italia, dove le condizioni storiche (in gran parte determinate dal papato) non permettono il formarsi di uno stato unitario, fiorisce l'epoca dei Comuni che tra il 1300 e 1400 si evolveranno nelle Signorie. In seguito alcune di queste si evolveranno poi in veri e propri Stati regionali.
Durante il Trecento e nei primi decenni del Quattrocento, guerre, carestie, epidemie causano profondi mutamenti sociali ed economici nella società europea, cambia anche la mentalità degli intellettuali e dei ceti più elevati che attribuiscono una nuova importanza all'individuo, gettando le basi della civiltà umanistico – rinascimentale. Il basso medioevo iniziato con un momento di rinascita rispetto al precedente periodo storico (alto medioevo), termina con un nuovo periodo di crisi. Le cause di tale crisi si possono così riassumere:
- Il papato, asservito per un lungo periodo (cattività avignonese: 1305 – 1377) ai sovrani francesi, deve poi affrontare una crisi e contrasti che dilaniano il mondo cattolico e che provocano il grande scisma d'Occidente. Al termine di questo il papato ha ormai perso le sue tradizionali funzioni politiche universali, assumendo molte delle caratteristiche di un principato temporale. Ulteriore riduzione del potere papale viene dai numerosi movimenti ereticali che si sviluppano.
- Tra Francia ed Inghilterra scoppia una serie di conflitti, detta "guerra dei cento anni", (1337 – 1453) che grava pesantemente sull'economia dei due Paesi e di tutta l'Europa. In seguito alla vittoria della Francia, l'Inghilterra, privata dei suoi possedimenti continentali, avvia quella politica commerciale di controllo sui mari che la trasformerà in una delle principali potenze mondiali.
- Nella penisola iberica, i sovrani di Castiglia e di Aragona consolidano il proprio potere, cercando l'appoggio della borghesia, contro le rivendicazioni della nobiltà.
- Nell'Europa centrale il Sacro Romano Impero è ormai solamente un nome e prevale il particolarismo delle città e delle leghe, mentre gli Asburgo consolidano i propri domini in Austria, Boemia ed Ungheria.
- L'avanzata dei Turchi Ottomani nella penisola Balcanica, iniziata nel ‘300, si concluse nel 1453 con la caduta di Costantinopoli e la fine dell'Impero d'Oriente.
- Dopo un periodo di "tregua" l'Europa è nuovamente travagliata da grandi epidemie.
Malgrado questi problemi l'ecoconomia ed il commercio continuano a svilupparsi e proprio la ricerca di nuovi mercati e di materie prime apre la fase della scoperte geografiche che portano gli stati europei ad entrare in contatto con il resto del mondo spesso con l'obiettivo della conquista. L'inizio nel 1517 del vasto movimento che va sotto il nome di riforma protestante pone fine anche al ruolo universale che il papato ha avuto durante il medioevo.
| Indice |
Il crepuscolo del medioevo
L'uomo del '300 non accettava più passivamente la volontà divina, secondo l'atteggiamento tipico dei secoli precedenti, considerava spesso problematico il rapporto tra fede e ragione ed aveva ormai abbandonato l'illusione di un'unificazione della cristianità, infatti, il suo senso critico e la sua capacità di analizzare l'uomo e di accettare ogni aspetto della vita terrena, preludevano ormai all'Umanesimo. In campo artistico l'opera d'arte non era più l'espressione anonima di una generica religiosità, bensì divenne espressione personale dell'artista.
Nei regni dell'Europa occidentale e nelle Signorie italiane, la pressione fiscale si trasformò in esazione con l'intento di adeguarsi alle reali possibilità del contribuente. Durante il '300 l'aumento della popolazione scolastica portò alla moltiplicazione delle scuole ed accanto a quelle tradizionali ecclesiastiche comparvero quelle laiche, private e comunali.
Con il trionfo dell'autogoverno delle città, lo sviluppo autonomo di alcune potenti monarchie, l'ampliamento dei commerci a tutto il Mediterraneo, il ridimensionamento del potere universale dell'impero, la penetrazione del cristianesimo e del sistema feudale a est dell'Elba e dei Balcani, durante il XIII secolo l'Europa aveva ormai assunto un altro volto. Pur non avendo perso del tutto il prestigio di grande istituzione universalistica, il Sacro Romano Impero si era ormai ridotto a esercitare una reale giurisdizione soltanto su una parte dei territori germanici, che, d'altronde, pullulavano di città libere, le più potenti delle quali crearono la Lega anseatica. Nel resto dell'Europa occidentale si formavano e si scontravano tra di loro, per ragioni territoriali e dinastiche, regni sovrani come quelli di Francia, Inghilterra (che giunsero a definire le rispettive sovranità dopo la guerra dei Cent'anni), Portogallo, Castiglia, Aragona, Navarra, Napoli e Sicilia ecc. L'intensificazione degli scambi con l'Oriente in seguito ai successi veneziani nel trattare con i nuovi padroni del Mediterraneo meridionale, i turchi selgiuchidi succeduti agli arabi, portò, oltre all'arricchimento delle città, anche a contagi epidemici. Nel XIV secolo in tutta l'Europa occidentale infuriò la peste (Boccaccio - Decameron), che sterminò circa un terzo della popolazione del continente, ma ciò non impedì l'ulteriore sviluppo degli scambi sia commerciali sia culturali.
La situazione dell'Europa centrale
Fra il '300 ed il '400, mentre nell'Europa occidentale si formavano gli Stati nazionali di Francia, Inghilterra e Spagna, nell'Europa centrale le monarchie non riuscirono ad imporsi alle autonomie locali. Le città più grandi e prospere, come [[Augusta (Germania) |Augusta]], Strasburgo e Colonia, erano anche importanti centri culturali, però le loro aspirazioni, analogamente a ciò che avveniva in Italia, non andavano oltre i loro interessi particolari. I principi elettori [sette principi tedeschi (quattro laici e tre ecclesiastici) ai quali spettava eleggere l'imperatore. La Bolla d'oro del [[1356], emanata da Carlo IV di Boemia, stabilendo che l'elezione imperiale spettasse esclusivamente ai principi elettori, estromise il pontefice dall'elezione dell'imperatore e ribadì la non ereditarietà della corona imperiale (però dal 1452 l'impero divenne, di fatto, appannaggio degli Asburgo, grazie ai loro vasti possedimenti personali)] sceglievano come imperatori sovrani non molto potenti, che non possedessero vasti territori e che fossero ben accetti alla Francia ed al papato.
- Alla effettiva mancanza di autorità degli imperatori, si contrapponeva la potenza delle leghe fra città, la Lega anseatica (associazione tra circa novanta città marinare del Baltico e del Mare del Nord) in particolare, esercitò un vero predominio commerciale e politico nella zona baltica e s'impose anche al sovrano di Danimarca. L'indebolimento dell'impero facilitò il distacco di alcune regioni.
- Gli svizzeri, dopo lunghe lotte (1291 – 1315) contro gli Asburgo si resero indipendenti.
- Gli Asburgo (che fra il 1308 ed il 1437, non furono mai eletti imperatori) consolidarono il loro dominio sull'Austria, la Carinzia, il Tirolo e si impadronirono dell'importante porto di Trieste.
- Nel 1308, la corona imperiale era passata ad Enrico VII di Lussemburgo e restò poi ai suoi successori. Gli imperatori della casa di Lussemburgo cercarono, come gli Asburgo, di consolidare il proprio dominio territoriale, impadronendosi della Boemia e facendo di Praga una splendida capitale ed un importantissimo centro culturale ed economico.
- Nel 1437, l'imperatore Sigismondo morì senza eredi ed il trono tornò agli Asburgo (Alberto II d'Asburgo era genero di Sigismondo) che conservarono la corona fino al 1806. Gli Asburgo estesero i loro domini in Boemia ed Ungheria, formando un robusto Stato, capace di opporsi ai Turchi che si erano ormai stanziati nei Balcani.
- Nel Trecento si formò anche il regno di Polonia. Alla fine del '300 la monarchia si trasformò da ereditaria in elettiva.
- Nello stesso periodo storico nacque, come Stato, la Russia, che nel '400 ebbe il proprio centro nel Principato di Mosca. Dopo la caduta di Bisanzio (1453) il principe Ivan III il Grande rese i propri territori sempre più autonomi. Per altri due secoli, l'unità politica fu consolidata dai principi di Mosca che dovettero lottare per affermare la propria autorità sui grandi proprietari terrieri (i boiari).
Le civiltà precolombiane d'America
L'impero coloniale spagnolo fu organizzato dai funzionari che subentrarono ai conquistadores. Esso comprendeva la Nuova Spagna (Messico e America Centrale) e la Nuova Castiglia (dal Perù all'Argentina), il Brasile restò al Portogallo, secondo la delimitazione della raya. I due territori erano governati da vicere con poteri limitati, mentre l'impero coloniale era amministrato dal Consiglio delle Indie che aveva sede a Madrid ed agiva nelle colonie attraverso i consigli locali (audiencias). I coloni erano di fatto dei feudatari, padroni degli indigeni che si trovavano sul territorio loro assegnato. Il governo spagnolo usò il sistema dell'encomienda (ricompensa) per ricompensare i finanziatori della conquista. Il commercio fu organizzato su basi monopolistiche, controllando rigidamente i traffici da e per l'America. Nelle colonie furono introdotte attività produttive, agricole e minerarie, usando come schiavi gli indigeni ed i negri catturati in Africa e portati in America.
Conseguenze in Europa
Il Mediterraneo perse la sua tradizionale importanza commerciale, provocando la decadenza di Venezia (Genova, invece, continuò a prosperare poiché i suoi banchieri finanziavano i viaggi di Spagnoli e Portoghesi). Enormi ricchezze affluirono in Spagna, però la nobiltà terriera mancava di spirito imprenditoriale e, poiché la Spagna aveva bisogno di armi, tessuti, vino, grano, attrezzature, gran parte di tali ricchezze si riversavano nei paesi Europei produttori di tali beni. L'abbondanza di metalli preziosi causò un forte aumento dei prezzi (inflazione), che favorì i ceti sociali legati alla produzione, agli affari ed alla finanza, e danneggiò i salariati ed i ceti nobiliari a reddito fisso che vivevano in città grazie alle rendite delle loro terre. Questo fenomeno coinvolse solo l'Europa occidentale, perché nell'Europa orientale la nobiltà, ancora direttamente legata alla terra, ricavò notevoli vantaggi dall'abbondanza di metalli preziosi circolanti. Ciò le consentì di assoggettare totalmente le masse contadine, e tale fatto impedì lo sviluppo del ceto medio mercantile, caratteristico dei Paesi occidentali, consentendo al latifondismo agrario di sopravvivere fino al XIX secolo.
La rivoluzione copernicana
Contemporaneamente alla nascita del capitalismo si verifica un profondo rinnovamento culturale detto “rivoluzione copernicana” dal prevalere dell'eliocentrismo di Copernico sul geocentrismo di Tolomeo (II secolo d.C.).
Il modello tolemaico immagina l'universo come chiuso e finito. La terra è al centro dell'universo, immobile, ed intorno ad essa ruotano i pianeti, il sole ed il cielo delle stelle fisse. Ne consegue che:
- l'universo è finito, chiuso dal cielo delle Stelle fisse al quale seguono il Cielo Cristallino ed il Primo Mobile, al di là del quale si trovano Dio e gli angeli
- Dio è, quindi, trascendente (= al di là della realtà sensibile ed indipendente da essa)
- I cieli dotati di moto circolare (perfezione) si contrappongono alla terra, mondo sublunare, sede dei movimenti rettilinei (imperfezione)
- Il cosmo è assoluto ed immobile, simbolo dell'immobile perfezione divina.
Il modello copernicano pone il sole al centro dell'universo ed elimina il Cielo Cristallino, il Primo Mobile e la rappresentazione del mondo soprannaturale, ed assume come estremo confine la sfera delle stelle fisse (quindi l'universo di Copernico è ancora finito).
Giordano Bruno (1548 – 1600) trasforma il ribaltamento del geocentrismo tolemaico, operato da Copernico, nel rovesciamento di tutte le sue implicazioni filosofiche. Bruno sostiene la tesi di un universo infinito, quindi privo di centro, infatti, Dio deve essere immanente all'universo (Copernico ha eliminato la sede del mondo soprannaturale), e quindi, se l'universo è manifestazione di Dio che è infinito, anche l'universo è infinito e Dio si identifica con esso (naturalizzazione cosmico – panteistica di Dio). In tale contesto l'uomo ingigantisce (è un microcosmo nel quale si riflette l'universo, macrocosmo) e non ci devono essere barriere alla sua possibilità di indagine. Logicamente tale posizione era suscettibile di rendere l'uomo nuovamente, come nel mondo classico, libero di pensare e di affrancarsi dal potere oscurantista della chiesa, la quale reagì bruciando Giordano Bruno sul rogo come eretico. Tutto il pensiero rinascimentale assume nuove prospettive. Una delle figure chiave del periodo è Leonardo da Vinci (1452 – 1519), scienziato, pittore, scrittore, ritiene, anticipando Galileo Galilei (1564 - 1642), che l'uomo debba studiare la natura servendosi della ragione e dell'esperienza, traendo dall'aumentato sapere i mezzi per un più completo dominio sulla natura.
Anche la storia adotta una visione naturalistica della realtà (limita la ricerca agli elementi osservabili e sperimentabili, escludendo ogni tesi che faccia ricorso ad ipotesi soprannaturalistiche, ed alla fede nell'intervento della Provvidenza, sostituisce l'analisi dei caratteri, degli avvenimenti, degli interessi, delle passioni. A tali principi si ispira Niccolò Machiavelli (1469 - 1527), il quale sostiene che l'uomo si conosce mediante lo studio del suo comportamento nella storia, l'uomo politico deve conoscere il meccanismo delle passioni umane per poterle sfruttare a proprio vantaggio, la religione è una forza che il politico deve saper usare per edificare e consolidare lo Stato (secondo il pensiero medievale la politica doveva essere subordinata alla religione), inoltre il riconoscere una situazione di fatto per ciò che essa è ed agire di conseguenza non è immorale se il fine è il bene supremo dello Stato. Per l'uomo del Rinascimento, la moralità non significa più mortificazione della carne e Lorenzo Valla (1474 – 1533) tenta di conciliare i principi epicurei (piacere = serenità ed autocontrollo) e quelli cristiani, sostenendo che l'aspirazione alla salvezza eterna si può conciliare con i valori umani e terreni. La virtù è intesa come forza d'animo e, energia e capacità di dominare il corso delle cose. La nuova filosofia è caratterizzata dalla sua indipendenza nei confronti della fede e dell'autorità.
L'Europa all'inizio dell'età moderna
- Sacro Romano Impero - è suddiviso in principati e città libere, in teoria l'imperatore dovrebbe essere eletto dai sette principi elettori designati dalla bolla d'oro (1356), in realtà il titolo imperiale è ormai diventato ereditari della casa d'Asburgo.
- Francia - consolidamento della monarchia e tendenza ad espandersi per raggiungere i propri confini naturali.
- Inghilterra - dopo la guerra delle due rose la forte dinastia dei Tudor (1485 – 1603) governa il paese, dandogli due orientamenti basilari
- Separazione dalla Chiesa di Roma e nascita dell'Anglicanesimo (1534)
- Espansione marittima e commerciale.
- Spagna - Col matrimonio di Ferdinando di Aragona con Isabella di Castiglia (1469) si pongono le basi per l'unificazione della Spagna. Nel 1492, con l'occupazione del regno di Granada, gli ultimi Mori sono scacciati dalla Spagna. Il processo di unificazione nazionale, per secoli, è coinciso con la lotta contro i Mori, pertanto il cattolicesimo è sentito in Spagna come elemento fondamentale dell'unità nazionale. Immense ricchezze affluiscono dalle colonie americane.
- Nazionalità fiammingo– borgognona - nei Paesi Bassi, sotto la guida del duca di Borgogna Carlo il Temerario si verifica un tentativo nazionalista che fallisce con la morte del duca nella battaglia di Nancy. Nel 1477 Massimiliano d'Asburgo sposa la figlia del defunto Carlo di Borgogna che gli reca in dote i Paesi Bassi, i quali, nella seconda metà del Cinquecento rivendicano la loro indipendenza.
- Russia - con lo czar Ivan IV il Terribile continua il consolidamento territoriale iniziato nel XV secolo.
- Polonia - nel 1572 la monarchia diviene elettiva ed i nobili impongono ai re i Pacta conventa che ne limitano il potere e si riservano il diritto di veto.
- Penisola scandinava - dal 1397 Svezia e Norvegia sono soggette alla Danimarca, anche se in Svezia sono presenti forti aspirazioni all'autonomia: la lega Anseatica vede i propri interessi minacciati dalla concorrenza dei Paesi Bassi.
- Impero ottomano - controlla il Bosforo, l'Asia Minore e parte dei Balcani. È avvantaggiato dalle lotte tra gli Stati europei.
- Italia - mentre nel resto d'Europa si sono formati dei potenti Stati nazionali (Francia, Spagna, Inghilterra) in Italia perdurano gli stati regionali. Machiavelli vide chiaramente i pericoli di tale situazione e sperò inutilmente in un principe capace di formare uno stato nazionale italiano.
- Francesi e Spagnoli in Italia
- La spedizione di Carlo VIII (1494)
- La spedizione condotta dal re di Francia Carlo VIII di Valois (1483-1498) in Italia per rivendicare il regno di Napoli fu favorita dalla situazione italiana e internazionale.
Situazione italiana
Con la pace di Lodi del 1454 era cominciato in Italia un periodo di equilibrio. I principali stati della penisola si erano uniti nel 1455 nella Lega Santissima offrendosi reciproco appoggio. In realtà la relativa pace era piuttosto dovuta alla insicurezza, infatti, i governi dei singoli stati temevano che una guerra potesse scatenare all'interno dei loro domini la protesta popolare. Il timore era motivato, come dimostrarono le insurrezioni e le rivolte contadine avvenute appunto nella seconda metà del secolo.
Situazione internazionale
- la Spagna, che aveva appena iniziato il processo di unificazione, era un insieme di grandi feudi e non disponeva ancora dell'oro delle colonie.
- in Inghilterra era da poco finita la guerra delle Due rose (1485)
- l'impero, mancava di unità.
Carlo VIII valutò che il momento fosse favorevole per rivendicare il regno di Napoli, tanto più che la dinastia aragonese era odiata dai baroni scampati alla feroce repressione della congiura del 1485. Carlo VIII era spinto, oltre che dal desiderio di espandere i suoi domini, anche dal progetto di fare del Napoletano la base per una crociata contro i Turchi, che dal 1453 si erano insediati in Costantinopoli. L'interesse al dominio della penisola, del resto, si era già manifestato ai tempi di Carlo VII ed era destinato a ispirare la politica di Luigi XII e di Francesco I.
Ai progetti di Carlo VIII si aggiunse un invito rivoltogli dal signore di Milano, Ludovico il Moro. Questi aveva usurpato il potere del nipote Gian Galeazzo, genero del figlio del re di Napoli Ferdinando I, e temeva pertanto che quest'ultimo, tentasse di restaurare la legittima autorità di Gian Galeazzo. Il Moro era dunque interessato ad un intervento francese nel napoletano. Il re di Francia, garantitasi, con alcune cessioni territoriali, la neutralità della Spagna e quella dell'imperatore Massimiliano d'Asburgo, iniziò la spedizione nel settembre del 1494 senza incontrare ostacoli. L'impresa di Carlo VIII fu quindi favorita dal vuoto politico e dalla debolezza che le preesistevano.
Carlo VIII fu regalmente ricevuto in Milano dal Moro, che poco dopo la sua partenza si liberò del nipote Gian Galeazzo, morto il 21 ottobre, probabilmente perché fatto avvelenare. A Firenze Piero de' Medici, che aveva accettato le esose condizioni del Francese, fu rovesciato da una rivolta popolare. Il papa Alessandro VI Borgia lasciò via libera a Carlo VIII, purché non venisse messa in discussione, come molti speravano, la legittimità del suo potere. Il re di Napoli, Alfonso Il, da poco succeduto a Ferdinando I, abdicò in favore del figlio Ferdinando II, sperando che questi fosse più gradito ai baroni e al popolo, ma la sua mossa fu inutile, e Ferdinando II, abbandonato da tutti, non poté organizzare alcuna resistenza e fu costretto a fuggire ad Ischia.
Venezia, Milano e il papa videro finalmente il pericolo rappresentato per la loro libertà da una forte presenza della Francia nell'Italia meridionale e, con l'appoggio della Spagna e dell'Impero, formarono una lega, che minacciava di isolare nel Mezzogiorno le truppe francesi. Carlo VIII, dovette ritirarsi e, a stento, riuscì a rimpatriare, aprendosi la strada con la battaglia di Fornovo (6 luglio 1495).
Ferdinando II poté allora rientrare nel suo regno, rinunciando solo ad alcuni porti pugliesi occupati da Venezia e tutto sembrò tornare allo stutus quo, fatta eccezione per l'abbattimento della signoria dei Medici in Firenze, ma ormai la debolezza dei principati italiani era evidente e presto attirò le mire di Francia e di Spagna.
Savonarola e la repubblica di Firenze
La repubblica instaurata in Firenze dopo la cacciata di Piero de' Medici fu animata ispirata da Girolamo Savonarola (1452-1498), un domenicano che, per certi aspetti si rifece alla più rigida tradizione medievale cristiana, per altri anticipò atteggiamenti di critica alla corruzione della corte papale più tardi ripresi dalla Riforma protestante.
Chiamato a Firenze da Lorenzo il Magnifico nel 1482, il frate non espresse dapprima alcuna riserva nei confronti del regime mediceo: le sue prediche, piuttosto denunciavano la corruzione della Chiesa. Dopo la caduta di Piero de'Medici il rigore morale e religioso portò Savonarola a schierarsi con i fautori più decisi della repubblica ed a condannare come tirannico e corruttore il regime dei Medici. Da una parte, l'integralismo cristiano lo indusse a subordinare ogni aspetto della vita, e soprattutto la politica, alla religione dall'altra parte, l'ispirazione popolare e l'esaltazione delle «città libere e civili», portarono il Savonarola a farsi promotore di provvedimenti favorevoli ai ceti più umili, come l'abolizione delle imposte che li colpivano, l'alleggerimento dei debiti dei debitori insolventi, la fondazione di un Monte di Pietà che, dietro versamento di un pegno, concedesse ai bisognosi prestiti senza interesse. Savonarola non riuscì a conquistare il consenso permanente né del popolo, né degli esponenti della cultura di Firenze. Filosofi come Marsilio Ficino, che dapprima l'avevano sostenuto, l'abbandonarono e gli si volsero contro: essi erano troppo abituati alla loro libertà di ricerca per riconoscersi nel rigido integralismo cristiano del frate, ed erano, d'altra parte, troppo legati al sistema sociale vigente per accettare il suo radicalismo tendenzialmente rivoluzionario. Il Savonarola rimase così isolato, e Alessandro VI poté sbarazzarsene colpendolo con la scomunica. Processato come eretico e giudicato da un tribunale laico, la cui sentenza fu confermata dai commissari pontifici, Savonarola fu riconosciuto colpevole e giustiziato con due suoi compagni nel maggio del 1498. La repubblica, perduta la propria giustificazione etico-politica, sopravvisse fino al 1512, quando i Medici tornarono in Firenze.
La guerra franco-spagnola e l'avventura del Valentino
A Carlo VIII, morto nel 1498, succedette il cugino Luigi XII (1498 -1515), che alle pretese sul regno di Napoli unì quelle sul Milanese, in quanto discendente da una Visconti. Accordatosi col papa e con Venezia, Luigi XII prese Ludovico il Moro tra due fuochi e lo sconfisse. Il Moro, prigioniero in Francia, morì pochi anni dopo (1500).
Impadronitosi del Milanese il re di Francia s'accordò segretamente con Ferdinando II di Spagna per una spartizione del Napoletano (trattato dì Granada, novembre 1500). Sconfitto Federico I, re di Napoli, scoppiò una guerra tra i due alleati per la divisione dei territori conquistati. Luigi XII, sconfitto, dovette sottoscrivere l'armistizio di Lione (1504), col quale riconosceva il dominio spagnolo sull'intero regno di Napoli, mentre alla Francia restava il ducato di Milano. Negli stessi anni, Cesare Borgia, figlio di papa Alessandro VI, tentò di organizzare un forte stato nell'Italia centrale e di porre termine in tal modo al disordine che regnava nei domini del pontefice, dove si poneva il problema reale di superare l'arbitrio e il particolarismo dei signori e delle città, mentre la stessa Roma era soggetta ai disordini provocati dalle lotte fra le potenti famiglie dei Colonna e degli Orsini. Era quindi necessario creare un organismo politico solido e centralizzato, capace di imporsi a tutti e di garantire l'ordine.
Grazie agli accordi di Alessandro VI con Luigi XII, Cesare Borgia era stato fatto duca di Valentinois e aveva ottenuto il benestare e l'appoggio della Francia. Fra il 1499 e il 1501 egli si impadronì delle Romagne, poi dei ducati di Urbino e di Camerino, (1502). I Colonna e gli Orsini, acerrimi nemici dei Borgia, subirono la confisca dei loro beni. Alcuni condottieri al servizio del Valentino che avevano tramato contro di lui, invitati a Senigallia per ottenere il perdono e trattare la conciliazione, furono fatti arrestare e strangolare (eccidio di Senigallia - 1502).
Machiavelli vide nel Borgia una plausibile incarnazione del suo Principe, freddo, realista, ma animato dall'alta intenzione di edificare uno stato solido, necessario per creare le condizioni preliminari della libertà dei cittadini, però, quando nel 1503 Alessandro VI morì, gli succedette, dopo il brevissimo pontificato di Pio III Piccolomini, Giulio II della Rovere, nemico giurato dei Borgia. Il Valentino, che in quel momento si trovava a Roma gravemente malato, venutagli meno la protezione del padre, non poté neppure rientrare nei suoi possedimenti, che in massima parte ritornarono agli antichi signori. Egli si rifugiò in Navarra, dove morì nell'assedio di Pamplona (1507).
La Lega di Cambrai (1508) e la Lega Santa (1511 – 1513)
Per quanto irriducibile nemico dei Borgia, il nuovo pontefice Giulio II (1503-1513) proseguì la loro politica di rafforzamento del potere centrale contro le signorie locali. Impadronitosi con le armi di Perugia e di Bologna, egli intimò a Venezia di restituirgli Cervia e Ravenna, delle quali la Repubblica s'era impossessata approfittando dello sfacelo dello stato del Valentino. Poiché Venezia rifiutò, il papa strinse un'alleanza militare contro la Serenissima: la Lega di Cambrai (1509), cui aderirono l'impero, la Francia e la Spagna. Venezia, sconfitta dai Francesi ad Agnadello (1509), dovette cedere alla Francia, al papa ed alla Spagna i territori contesi, riuscendo così a resistere all'imperatore Massimiliano d'Asburgo, che, abbandonato dagli alleati dopo che questi ebbero ottenuto i loro scopi, tentò invano di recuperare i porti di Trieste e di Fiume, recentemente strappatigli dalla Repubblica. Giulio II, tuttavia, resosi conto del pericolo derivante a tutta la penisola dall'indebolimento di Venezia, procedette nel 1510 a un parziale rovesciamento delle alleanze, e strinse con la stessa Repubblica, con la Spagna, con gli Svizzeri e con gli Inglesi la cosiddetta Lega Santa, con l'intento di scacciare i Francesi dal Milanese dopo un'iniziale vittoria a Ravenna (1512), i Francesi furono poi sconfitti dalla Lega e dovettero cedere il Ducato di Milano a Massimiliano Sforza, figlio di Ludovico il Moro, mentre il papa ottenne Parma e Piacenza, già dipendenti da Milano. Il crollo della dominazione francese in Lombardia determinò anche la rovina della Repubblica di Firenze, protetta da Luigi XII e le truppe spagnole e pontificie riconsegnarono la città ai Medici (1512).
Giulio II morì nel febbraio del 1513, il suo successore fu Leone X de' Medici. Qualche mese più tardi, Luigi XII, tentò di riconquistare il Ducato di Milano, ma fu fermato a Novara (1513) dagli Svizzeri che appoggiavano Massimiliano Sforza. Nel 1515 morì Luigi XII. Il suo successore, Francesco I (1515-1547), riuscì a sconfiggere gli Svizzeri a Marignano (1515) costringendoli ad accontentarsi del solo Canton Ticino. Milano tornò così sotto la dominazione francese e Massimiliano Sforza riprese la via dell'esilio.
La vittoria conseguita permise a Francesco I, nel 1516, di stringere un Concordato con Leone X [(1513 – 1521) figlio di Lorenzo il Magnifico e successore di Giulio II] che accordava al sovrano francese un ampio controllo del clero del suo Paese inoltre Francesco I sottoscrisse con Carlo I (poi imperatore Carlo V, succeduto nel 1516 a Ferdinando II di Spagna), il trattato di Noyon, che ribadiva, dopo oltre un decennio di guerre le clausole dell'armistizio di Lione (1504) e confermava la dominazione francese sul Milanese e quella spagnola sul Napoletano.
Carlo V
Nella prima metà del Cinquecento (dal trattato di Noyon del 1516 alla pace di Cateau Cambrésis nel 1559) la riforma protestante (novantacinque tesi di Lutero del 1517) e lo scisma anglicano (1534) rompono l'unità cattolica del continente; i Turchi minacciano il cuore dell'Europa (assedio di Vienna del 1529). Carlo d'Asburgo (ossia Carlo I di Spagna, poi Carlo V del Sacro Romano Impero), proprio mentre in Europa gli Stati stanno assumendo una connotazione moderna, tenta di resuscitare il Sacro Romano Impero, secondo l'ormai anacronistica concezione di un impero che unifichi la cristianità, combatta gli infedeli, porti pace e giustizia, riformi la Chiesa in senso evangelico.
Carlo V - Carlo d'Asburgo:
- 1515: eredita dalla nonna paterna, Maria di Borgogna, i Paesi Bassi, le Fiandre e la Franca Contea
- 1516: re di Spagna col nome di Carlo I (è nipote di Ferdinando II di Aragona)
- 1519: eredita la corona ed i possessi austriaci da nonno paterno Massimiliano d'Asburgo. I principi elettori lo eleggono imperatore con il nome di Carlo V.
- La Francia è circondata dai possedimenti asburgici
- Il re di Francia, Francesco I di Valois, pone la sua candidatura al trono imperiale
- I grandi banchieri anticipano a Carlo d'Asburgo (come re di Spagna dispone dell'oro americano e quindi dà garanzie di solvibilità) la cifra necessaria per comperare il voto dei grandi elettori
- Carlo d'Asburgo diventa imperatore con il nome di Carlo V
- Carlo V rivendica la Borgogna ed il Milanese (appartenenti alla Francia)
1521 – 1559 guerra tra Francia ed Impero
[1521 – 1547 Carlo V \ Francesco I \\\ 1547 – 1559 Carlo V \ Enrico II]
Nonostante l'estensione territoriale e le ricchezze spagnole l'impero manca di coesione [città e principati semiautonomi, molti dei quali si convertono al protestantesimo e si alleano alla Francia. In Castiglia la rivolta indipendentista dei Comuneros (1520 - 1522). Sardegna, Sicilia, Napoletano, Paesi Bassi affidati a Viceré o a governatori legati al clero ed alla nobiltà locali. Zone assai progredite come i Paesi Bassi ed altre arretratissime come la Spagna].
Francesco I rappresenta i valori della borghesia e delle Nazioni in senso moderno. Ha un territorio accentrato e può far leva sul sentimento nazionale, inoltre il concordato con Leone X del 1516 gli consente un forte ascendente sull'alto clero e la vasta disponibilità fondiaria gli permette di legare a sé la nobiltà
Prima fase della guerra (1521 –1529)
- La guerra, cominciata nel 1521 è inizialmente sfavorevole alla Francia. Francesco I nel 1525, è sconfitto a Pavia, e portato prigioniero in Spagna.
- 1525 - trattato di Madrid - Francesco I cede la Borgogna a Carlo V e il Milanese a Francesco II Sforza (figlio del Moro) e lascia in ostaggio in Spagna due dei propri figli.
- nel Frattempo in Germania la riforma protestante scatena lotte politiche e sociali che indeboliscono l'impero, mentre i Turchi risalgono i Balcani e, nel 1529, giungono a minacciare Vienna. Nel frattempo in Italia, Venezia, Milano, Firenze, ed il papa concludono con Francesco I la lega di Cognac (1526), sconfitta dai Lanzichenecchi di Carlo V, i quali prendono Roma e la saccheggiano (1527).
- Della sconfitta di papa Clemente VII de' Medici, approfitta Firenze per cacciare i Medici e restaurare la repubblica (1527).
- Nel 1529, dopo il fallimento di una spedizione nel Napoletano tentata da Francesco I (1528), Carlo V conclude con il papa il trattato di Barcellona col quale si impegna a restaurare il dominio dei Medici in Firenze in cambio della incoronazione imperiale.
- Sempre nel 1529, Carlo V conclude la pace di Cambrai con la quale Francesco I rinuncia al Milanese.
- 1529 –1530 - a Bologna Carlo V annuncia ai signori italiani che il Milanese resterà a Francesco II Sforza fino alla morte di questi e poi passerà alla Spagna, e che Firenze tornerà ai Medici
Seconda fase della guerra (1535 – 1544)
- Nel 1531, in Germania, i principi protestanti si uniscono nella Lega di Smalcanda
- 1532 - i turchi compiono frequenti razzie in Austria
- il re di Francia riforma l'esercito aumentando la fanteria nazionale e diminuendo le milizie mercenarie * 1532 - Francesco I si allea con i principi protestanti, inoltre (1536) si accorda con i pirati barbareschi che saccheggiano le coste italiane e spagnole
- 1535 - alla morte di Francesco II Sforza il milanese passa alla Spagna
- La Francia occupa parte dei territori di Carlo II di Savoia e riprende la guerra contro l'imperatore.
- 1538 - la tregua di Nizza conferma a Carlo V il possesso del Milanese ed a Francesco I le terre occupate nel Ducato di Savoia
- 1542 - Francesco I riprende la guerra, dopo che Carlo V è stato sconfitto a Buda dai Turchi (1541), però ambedue i contendenti sono estenuati e nel 1544 firmano la pace di Crépy.
Fase conclusiva della guerra (1552 – 1559)
- Nel 1547 a Francesco I succede il figlio Enrico II (1547 –1559), poiché l'Italia è ormai in mano a Carlo V, Enrico II, riprendendo il tentativo del padre di rompere l'accerchiamento della Francia, sposta lo scontro verso il Reno.
- In Germania la Lega di Smalcanda, pur sconfitta nel 1547 dall'imperatore (battaglia di Mühlberg) non si arrende ed Enrico II, nel 1552, stringe con i principi protestanti della Lega il Trattato di Chambord (Enrico II ottiene Toul, Metz e Verdun, città francofone dell'impero, in cambio del proprio aiuto)
- La guerra riprende, Carlo V ferma i Francesi sul fronte renano, ma questi occupano la Corsica ed appoggiano il tentativo di Siena di sottrarre la Toscana a Firenze, ma l'imperatore interviene e stabilisce lo Stato dei presìdi
- Nel frattempo Carlo V decide di abdicare (1554 –1556) e di ritirarsi in convento (a Yuste, in Estremadura, dove muore nel 1558)
- Carlo V divide i suoi domini tra il figlio Filippo II ed il fratello Ferdinando I (a Filippo i Paesi Bassi, la Spagna, i territori italiani, le colonie, a Ferdinando l'Austria e la candidatura al titolo imperiale)
- Lo Stato pontificio è stretto fra i domini spagnoli di Milano e di Napoli, ed il papa chiede l'intervento di Enrico II nel meridione.
- Quando il governatore spagnolo di Napoli attacca lo Stato Pontificio, Enrico II interviene, ma è attaccato a Nord dalle truppe di Filippo II provenienti dai Paesi Bassi e comandate da Emanuele Filiberto di Savoia, che lo sconfiggono a San Quintino (1557).
- 1558 - i Francesi tolgono Calais agli Inglesi alleati di Filippo II (che aveva sposato Maria Tudor)
- La lunga guerra ha però prosciugato le risorse finanziarie di ambedue i contendenti che sono costretti a dichiarare bancarotta, causando una serie di fallimenti tra i loro finanziatori.
- 1559 - si conclude la pace di Cateau Cambrésis che definisce l'assetto europeo fino al 1648 (pace di Westfalia)
- alla Spagna (massima potenza europea) spettano i Paesi Bassi, L'Artois, la Franca Contea e le dipendenze italiane, mentre devono accettarne la protezione il papa contro il protestantesimo, e Venezia contro i Turchi.
- La Francia ottiene Toul, Metz, Verdun e Calais, rafforzando il confine nord - orientale, ma deve rinunciare alle sue pretese sull'Italia, pur mantenendo buoni rapporti con il ducato di Savoia.
