Assedio di Torino del 1706

Plotone del reggimento d'ordinanza la Marina

 Plotone del reggimento d'ordinanza
la Marina

L'Assedio di Torino del 1706 attorno alla cittadella fortificata da parte dell'esercito franco-spagnolo (assalto che durò centodiciassette giorni) è una delle pagine più importanti della storia del capoluogo piemontese, a quell'epoca già ricco di palazzi in stile barocco, ampie e belle vie e di una radicata cultura europea.

Il Duca di Savoia Vittorio Amedeo II diverrà - alla fine del conflitto - il primo re della sua dinastia, con la firma del Trattato di Utrecht. Dopo la fine di questo assedio verranno ridefiniti gli equilibri politico-militari dell'intera Europa del XVIII secolo e gettate le basi per la futura unità d'Italia.

Indice

L'antefatto

Nell'anno 1700 moriva, senza discendenti, Carlo II d'Asburgo, Re di Spagna. Già da qualche anno le condizioni di salute del sovrano, che non erano mai state buone, cominciarono a peggiorare, lasciando presagire il peggio. Le monarchie europee, ben a conoscenza della situazione, diedero avvio ad un complesso lavorio diplomatico sulla successione.

In particolare Re Luigi XIV, Borbone di Francia, e l'Imperatore Leopoldo I d'Asburgo. Entrambi, formalmente, perché avevano sposato due sorellastre di Carlo II: il primo aveva sposato Maria Teresa, e il secondo aveva sposato Margherita Teresa, figlie di primo letto di Filippo IV. In realtà la posta in gioco era il possesso della Spagna e dei suoi possedimenti, in Europa ed oltre Atlantico. Inoltre gli Asburgo d'Austria avanzavano pretese in quanto appartenenti alla stessa dinastia regnante in Spagna.

Indeciso sul da farsi, Carlo II chiese consiglio al Pontefice, il quale, onde evitare che con la Spagna nelle mani degli Asburgo si ricreasse la stessa enorme concentrazione di potere che circa due secoli prima si era verificata con Carlo V, pensò bene di consigliare il sovrano spagnolo a designare come suo successore un francese.

Carlo II accettò il consiglio e designò quale suo successore Filippo d'Angiò, nipote di Luigi XIV.

All'apertura del testamento era inevitabile che scoppiasse il conflitto, dal momento che la nuova alleanza Spagna-Francia era destinata a sovvertire gli equilibri europei.

Il conflitto che seguì è noto come "guerra di successione spagnola" e si protrasse per oltre dieci anni, concludendosi con i Trattati di Utrecht (1713) e Rastadt (1714).

Il conflitto vide schierati da una parte l'Inghilterra, l'Impero Asburgico, il Portogallo, la Danimarca e l'Olanda; dall'altra la Francia e la Spagna, la quale aveva accettato il nuovo Re Borbone.

Il Ducato di Savoia si trovava tra la Francia e il milanese che era nelle mani della Spagna e costituiva il naturale corridoio di collegamento tra i due alleati, per cui Luigi XIV quasi impose al Duca Vittorio Amedeo II l'alleanza con i franco-ispanici per ovvie esigenze strategiche.

Vittorio Amedeo II, sostenuto dal cugino Eugenio di Savoia-Carignano, Duca di Soisson e gran condottiero delle truppe imperiali, ebbe l'intuizione che questa volta la partita principale tra la Francia e l'Impero si giocasse in Italia e non più nelle Fiandre o in Lorena. Sulla base di questo convincimento strinse alleanza con gli Asburgo, gli unici che, in caso di esito vittorioso del conflitto, potevano garantire la completa indipendenza dello Stato sabaudo.

Infatti una alleanza con la Francia, in caso di vittoria di quest'ultima, non avrebbe fatto altro che procrastinare lo stato di sudditanza dei Savoia che durava da circa un secolo; mentre l'Imperatore prometteva il Monferrato, parte della Lomellina e della Valsesia, il Vigevanasco e una parte della provincia di Novara.

Fu una scelta abile, intelligente ma anche rischiosa, perché in caso di sconfitta lo Stato Sabaudo sarebbe stato completamente spazzato via e annientato unitamente alla dinastia.

La scelta di campo effettuata da Vittorio Amedeo II nell'autunno del 1703 indusse Luigi XIV ad avviare le operazioni belliche che ebbero come teatro prima la Savoia e poi il Piemonte.

La "Cittadella"

Strette tra due fuochi (a ovest la Francia e ad est l'esercito spagnolo che controllava la Lombardia), le terre sabaude vennero circondate e attaccate da tre eserciti; perdute Susa, Vercelli, Ivrea e Nizza (1704), a resistere rimaneva solo la Cittadella di Torino, fortificazione fatta erigere dal duca Emanuele Filiberto circa centoquarant'anni prima.

Già nell'agosto del 1705 gli eserciti franco-spagnoli erano pronti ad attaccare Torino appostati in prossimità della Cittadella, ma il comandante - il generale Duca de la Feuillade - ritenne che gli uomini a disposizione fossero ancora troppo pochi e preferì aspettare i rinforzi. Questa scelta si rivelerà un errore perché darà modo alla città di fortificarsi ulteriormente fino alla collina e di stringersi nel contempo attorno alla propria Cittadella, in vista di un lungo assedio.

L'assedio

Cannonieri del Battaglione di Artiglieria

 Cannonieri del Battaglione
di Artiglieria

Ebbe inizio il 14 maggio quando le truppe franco-spagnole (composte ora da oltre quarantamila uomini si appostarono strategicamente di fronte alla fortezza.

Il maresciallo di Francia marchese Sebastien la Preste di Vauban, esperto ideatore di tecniche d'assedio, avrebbe preferito un attacco laterale alla città ritenendo la fitta rete di gallerie di contromina predisposte dagli assediati un ostacolo pressoché invalicabile; ma de La Feuillade lo disattese facendo predisporre da quarantotto ingegneri militari lo scavo di numerose linee di trincea. Quello che per Vauban era un pericoloso cavillo delle mine si rivelerà infatti fatale.

Dal canto loro, gli assediati, sostenuti dalla popolazione (che partecipò direttamente alla battaglia) e forti della fitta rete di gallerie tanto temute da Vauban, infersero numerose perdite all'esercito nemico. La battaglia andò avanti per tutta l'estate del 1706.

Il 17 giugno il duca Vittorio Amedeo II lasciò Torino per andare incontro al principe Eugenio di Savoia, suo cugino, che stava giungendo in suo aiuto al comando delle truppe imperiali austriache. La città venne lasciata alla guida del generale austriaco Virico Daun. Dopo l'eroico gesto del soldato-minatore Pietro Micca, che difese a prezzo della vita una porta della città, la situazione sembrava destinata a precipitare.

L'epilogo

Il 2 settembre i due Savoia salgono sulla collina di Superga, da cui si domina l'intera città, per studiare la tattica di controffensiva e decidono di aggirare il nemico impiegando il grosso dell'esercito ed una parte della cavalleria verso la zona nord-ovest della città, la più vulnerabile, anche se ciò comportava un grosso rischio per la vicinanza delle linee francesi. Il 6 settembre la manovra di aggiramento portò le truppe sabaude a posizionarsi fra i fiumi Dora Riparia e Stura.

Lo scontro finale iniziò il 7 settembre quando le forze austro-piemontesi si disposero sull'intero fronte e respinsero ogni tentativo di controffensiva dei franco-ispanici. La ritirata di questi verso Pinerolo e quindi in direzione della Francia iniziò nelle prime ore dello stesso pomeriggio.

Vittorio Amedeo II e il principe Eugenio di Savoia entrarono nella città ormai liberata da Porta Palazzo e si recarono al Duomo per assistere ad un Te deum di ringraziamento. Sulla collina di Superga, a ricordo della vittoria, venne fatta costruire dai Savoia una reale basilica nella quale tuttora, ogni 7 settembre, viene celebrato un Te deum.

Bibliografia e approfondimenti

Articoli correlati

Crediti

Le foto dell'articolo sono state ricavate - e concesse in licenza di cortesia - da un pieghevole pubblicitario del "Gruppo storico Pietro Micca" / "Associazione amici del Museo Pietro Micca e dell'Assedio di Torino del 1706"

See also: Assedio di Torino del 1706, 14 maggio, 1700, 1704, 1705, 1706, 1713, 1714, 17 giugno, 2 settembre