Arthur Schopenhauer
right|200px|thumb|Arthur Schopenhauer, marzo 1859, dagherrotipo
- "Il filosofo non deve mai dimenticare che la sua è un’arte e non una scienza ..."
- (A.Schopenhauer)
Arthur Schopenhauer (Danzica, 22 febbraio 1788 - Francoforte sul Meno, 21 settembre 1860) fu uno dei più eminenti filosofi tedeschi.
Figlio di un ricco mercante, Heinrich Floris, e di una scrittrice, Johanna Henriette Trosiener, nel 1805, alla morte del padre, si stabilì a Weimar con la madre. Qui conobbe Christoph Martin Wieland e Georg Wilhelm Friedrich Hegel. Contrario ad ogni mondanità, si ritirò in solitudine per portare a termine gli studi. Nel 1809 s'iscrisse alla facoltà di medicina a Gottinga. Due anni dopo, nel 1811, si trasferì a Berlino per frequentare i corsi di filosofia. Ingegno molteplice, sempre interessato ai più diversi aspetti del sapere umano (frequentò corsi di fisica, matematica, chimica, magnetismo, anatomia, fisiologia, e tanti altri ancora), nel 1813 si laureò a Jena con una tesi Sulla quadruplice radice del principio di ragion sufficiente e, nel 1818, pubblicò la sua opera più importante, Il mondo come volontà e rappresentazione che ebbe tuttavia scarsissimo successo. Anche le successive edizioni del trattato furono accolte assai sottotono, nonostante fossero giunti, da più parti, persino riconoscimenti ufficiali, primo fra tutti la vittoria di un concorso indetto dalla Società delle Scienze norvegese, che egli conseguì nel 1839 con un trattato Sulla libertà del volere umano.
Dopo aver girato in lungo ed in largo l'Europa, e dopo una breve parentesi da libero docente universitario a Berlino (1820), dal 1833 decise di fermarsi a Francoforte sul Meno dove visse da solitario borghese, celibe, misogino. La vera affermazione del pensatore si ebbe solo a partire dal 1851, data della pubblicazione del volume Parerga e paralipomena, inizialmente pensato come un completamento della trattazione più complessa del Mondo, ma che venne accolto come un'opera a sé stante, uno scritto forse più facile per stile e approccio e che, come rovescio della medaglia, ebbe quello di far conoscere al grande pubblico anche le opere precedenti del filosofo. Fondamentalmente in pieno accordo con i dettami della sua filosofia, manifestò un sempre più acuto disagio nei confronti dei contatti umani (ciò che gli procurò, in città, la fama di irriducibile misantropo) e uno scarso interesse, almeno in via ufficiale, per le vicende politiche dell'epoca quali furono, ad esempio, i moti rivoluzionari del 1848); i tardi riconoscimenti di critica e pubblico servirono, suppositivamente, ad attenuare i tratti più intransigenti del carattere del filosofo, ciò che gli procurò negli ultimi anni della sua esistenza una ristretta ma interessata e fedelissima cerchia di (come egli stesso amò definirli) devoti "apostoli", tra cui il compositore Wagner. Morì di pleurite, nel 1860.
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Cronologia
- 1788 - Nasce a Danzica il 22 febbraio Arthur, figlio di Heinrich Floris Schopenhauer (1747-1805), ricco commerciante appartenente a una delle famiglie più antiche e ben in vista della città, e da Johanna Henriette Trosiener (1766-1839), donna vivace e salottiera dalle evidenti velleità letterarie. Il nome è scelto da Heinrich Floris, uomo colto e illuminato che intrattiene conoscenze in tutta Europa, in quanto la sua pronuncia rimane identica in francese come in inglese, ed è dunque un buon biglietto da visita per il futuro erede di un'impresa commerciale a carattere internazionale.
- 1793 - La "città libera" Danzica entra a far parte dell'orbita dello Stato prussiano, sicché Heinrich Floris, spirito eminentemente liberale, decide di trasferirsi, famiglia a seguito, ad Amburgo, ben accolto peraltro dalla borghesia cittadina. Gli Schopenhauer intessono relazioni amichevoli con personalità di spicco tra cui il pittore Tischbein, il poeta Klopstock e il filosofo Reimarus.
- 1797 - È l'anno della nascita della secondogenita, Louise Adelaide (Adele). Heinrich Floris esprime il desiderio di impartire al figlioletto una cultura quanto più cosmopolita possibile: "Mio figlio deve leggere nel libro del mondo". Arthur segue dunque il padre in un viaggio in Francia e ivi rimane, nella città di Le Havre, per ben due anni presso la casa d'un amico di famiglia, imparando così perfettamente la lingua francese e acquisendo i primi rudimenti di quella latina.
- 1799 - Arthur fa ritorno ad Amburgo e comincia la frequenza del prestigioso Istituto Runge, compiendo studi a carattere squisitamente commerciale.
- 1800 - Durante le vacanze estive Arthur accompagna i genitori a Weimar, dove fa la conoscenza di Schiller, Karlsbad, Praga, Berlino e Lipsia.
- 1801-1803 - Il giovane Schopenhauer prosegue i suoi studi presso l'Istituto Runge, ma non è soddisfatto: vorrebbe iscriversi al ginnasio. Il padre lo convince a proseguire i suoi studi con un piccolo raggiro: potrà seguirlo in un lungo viaggio attraverso l'Europa se deciderà di proseguire la sua pratica commerciale. Arthur accetta e, per il momento, rinuncia ad intraprendere gli studi umanistici.
- maggio 1803-dicembre 1804 - Gli Schopenhauer sono in viaggio per l'Europa; li ritroviamo dapprima in Gran Bretagna, a Wimbledon, dove il giovane Arthur rimane a pensione presso il Rev. Lancaster e ha così modo di approfondire la sua conoscenza della lingua e soprattutto della letteratura inglese: legge Shakespeare, Byron, Burns, Sterne, Scott e altri ancora. In una lettera alla madre deplora la bigotteria inglese, un tema che spesso si riscontrerà nelle sue opere. Da novembre il viaggio prosegue verso Olanda e Belgio, quindi Parigi e, fino all'estate successiva, nelle altre regioni della Francia. In estate gli Schopenhauer sono a Vienna, a Dresda e infine a Berlino: da qui la signora Schopenhauer e Arthur si recano a Danzica, dove il giovane filosofo riceve la confermazione. A fine anno i due fanno ritorno ad Amburgo.
- 1805 - Arthur inizia il tirocinio commerciale presso la ditta Jenisch. Il 20 aprile Heinrich Floris ha un grave incidente: lavorando sul tetto d'un granaio egli cade nel canale sottostante; viene ventilata l'ipotesi d'un suicidio, ufficialmente per questioni economiche, ma molto più probabilmente a causa dell'apatia e dell'insofferenza dimostrategli da parte della moglie, cosa che il filosofo, anche in futuro, non le perdonerà mai.
- 1806 - L'ormai vedova signora Schopenhauer si trasferisce a Weimar con la figlia dove, grazie alle sue qualità di intrattenitrice e al suo fascino riesce ad accattivarsi l'amicizia e la frequentazione del suo salotto da parte di personaggi di assoluta eccellenza, primo fra tutti Goethe, ma anche i due fratelli Schlegel e Wieland. Arthur intanto è rimasto ad Amburgo a curare gli interessi dell'attività del defunto padre; non trascura però il suo sempre vivo interesse per la cultura umanistica: legge Wackenroder e Sulzer.
- 1807 - Il giovane filosofo è tormentato da un dilemma: è legato alla promessa fatta al padre, anni prima, di proseguire l'attività di commerciante, ma brama anche intraprendere gli studi classici; teme però sia ormai troppo tardi per dare alla sua vita una svolta così radicale. Nel dubbio atroce un soccorso gli viene dallo storico e studioso d'arte Carl Ludwig Fernow, il quale lo esorta a compiere il gran passo; Arthur si reca dunque a Gotha e diviene allievo dell'umanista Fr. Jacobs e del latinista Fr. W. Doering, sotto la cui guida si esercita nella composizione in lingua tedesca e latina; ben presto però è costretto a lasciare la città, a causa soprattutto delle sue caustiche satire che gli inimicano l'ambiente. A fine anno si trasferisce a Weimar, ma rinuncia a stabilirsi dalla madre e preferisce prendere alloggio dal grecista Passow.
- 1808/settembre 1809 - Sono, questi, i mesi di più intenso studio, sempre sotto la guida di Passow per quanto riguarda la lingua greca, mentre Cr. Lenz lo segue nel latino. Intanto Fernow (di cui Johanna Schopenhauer ha nel frattempo scritto una biografia) lo avvicina alla cultura italiana e, in particolare, all'opera petrarchesca (fra quelle dei poeti italiani, la preferita dal filosofo). Gli intensissimi studi non gli precludono però la vita sociale: Arthur si reca spesso a teatro e ai concerti, e s'innamora di Karoline Jagemann, un'attrice cui dedica una piccola poesia sentimentale. Al compimento del ventunesimo anno riceve il suo terzo dell'eredità paterna, circa 19.000 talleri.
- ottobre 1809/aprile 1811 - Si iscrive alla facoltà di medicina della prestigiosa Università di Gottinga: segue lezioni di fisiologia, anatomia, matematica; s'interessa di fisica, chimica e botanica; segue anche storia, psicologia e metafisica, e soprattutto la passione per quest'ultima lo spinge ad abbandonare definitivamente gli studi medici e a dedicarsi completamente alla filosofia. Sotto la guida di Schulze studia Leibniz, Wolff, Hume, Jacobi e, infine, Platone e Kant, che possono a tutti gli effetti essere considerati come suoi veri e propri maestri.
- 1811/1812 - Trascorre le vacanze a Weimar, dove incontra Wieland che gli pronostica un futuro di sicuro successo. In autunno è a Berlino per ascoltare le lezioni di Fichte, fino ad allora venerato alla stregua d'un grande pensatore. Dallo studio dell'opera di Fichte emerge però un certo disappunto, che presto si tramuta in ostilità. Il filosofo prova allora a consolarsi con le scienze, una materia di studio che sarà sempre tra le sue preferite: si interessa di elettromagnetismo, di astronomia, fisiologia, anatomia e zoologia; segue con grande interesse persino i corsi di archeologia e di letteratura greca, nonché quelli di poesia nordica. Ha l'occasione di ascoltare le lezioni di Schleiermacher, che però non apprezza e, anzi, contesta nei riguardi della teoria della coincidenza fra religione e filosofia, sostenendo che un uomo religioso non ha bisogno di filosofia, mentre il vero filosofo non cerca sostegni (Schopenhauer paragonerà le religioni ad una sorta di "stampella" per spiriti inetti) ma procede libero da imposture dottrinali, affrontando ogni pericolo.
- 1813/primavera 1814 - In seguito alla ripresa delle guerre napoleoniche (Napoleone sarà in seguito aspramente criticato dal filosofo), Schopenhauer abbandona Berlino e si reca nuovamente a Weimar, dove approfondisce lo studio di Spinoza; si trasferisce poi a Rudolstadt, dove lavora al suo trattato Sulla quadruplice radice del principio di ragione sufficiente, che spedisce poi all'Università di Jena ottenendo con ciò la laurea in filosofia "in absentia". A fine anno ritorna a Weimar dove ha l'opportunità di rivedere l'ormai maturo Goethe, sicuramente il personaggio a cui il filosofo sarà più legato nel corso della sua esistenza (le sue opere saranno sempre abbondantemente arricchite di citazioni e spunti presi dalle opere del grandissimo poeta). Assieme all'"eletto dagli Dei" Schopenhauer approfondisce la teoria dei colori in accesa critica antinewtoniana. Nel contempo s'avvicina alle culture d'oriente: legge con crescente entusiasmo, su suggerimento dell'orientalista Fr. Majer, le Upanishad indiane.
- 1814/1818 - Nel maggio si trasferisce a Dresda. È un periodo di intensissimo lavoro, interrotto per alcuni sporadici viaggi estivi. Frequenta la Galleria d'arte e la Biblioteca; legge moltissimo, specie i grandi classici latini (Virgilio, Orazio e Seneca), i classici del Rinascimento italiano (Machiavelli), della letteratura tedesca contemporanea (Jean Paul) e, in generale, della filosofia d'ogni tempo (Aristotele, Bruno, Bacone, Hobbes, Locke, Hume e, ovviamente, Platone e Kant). Il suo interesse per l'ottica lo spinge a pubblicare, nel 1816, un trattato Sulla vista e sui colori. Inizia la stesura della sua opera principale, Il mondo come volontà e rappresentazione, che porta a termine all'inizio del 1818 e che fa pubblicare, per i tipi della casa editrice Brockhaus di Lipsia, nel dicembre dello stesso anno. Questa prima edizione sarà un totale fiasco economico, e buona parte di essa andrà al macero.
- autunno 1818/1819 - Nel settembre 1818 Schopenhauer lascia Dresda e, dopo un breve soggiorno a Vienna, varca le Alpi e raggiunge l'Italia. A novembre è a Venezia, nello stesso periodo in cui in città si trova il grande poeta inglese Byron, tra l'altro molto ammirato dal filosofo. Per una serie di ragioni non ben chiare, i due non si incontrano, nonostante Schopenhauer abbia una lettera di presentazione datagli da Goethe in persona. Ha una breve ma molto intensa relazione amorosa con una gentildonna veneziana, tale Teresa Fuga, che gli rimarrà nei pensieri fino a vecchiaia inoltrata. Visita poi Bologna, Firenze, Roma e Napoli: maneggia con una certa abilità la lingua italiana, e s'interessa sempre più ad altri autori del panorama poetico della penisola, tra cui ovviamente Dante, Boccaccio, Ariosto e Tasso, nonostante il preferito rimanga comunque Petrarca. Nel giugno del 1819 gli vien recapitata una lettera della sorella che lo informa dell'avvenuto fallimento della banca Muhl di Danzica, cui le due Schopenhauer avevano affidato la totalità dell'eredità e Arthur 8.000 talleri: Schopenhauer rientra frettolosamente in Germania nella speranza di ottenere il capitale versato, rifiuta di giungere ad un accordo con i curatori fallimentari (cosa che gli permetterebbe di rientrare subito in possesso di almeno una parte della somma perduta) e, per due anni, orbita in una situazione piuttosto complessa dal punto di vista economico: nonostante propugni l'impossibilità dell'insegnamento filosofico (così come l'assoluta inutilità dell'apprendimento delle virtù, che egli giudica innate, ovvero fornite a priori solo ad alcuni eletti), pensa d'ottenere una cattedra di Filosofia e di dedicarsi alla carriera universitaria: la scelta ricade su Heidelberg, Gottinga e Berlino. Decide infine di stabilirsi in quest'ultima.
- 1820/1821 - Nella primavera del 1820 è libero docente all'Università di Berlino: con inverosimile cipiglio fissa gli orari delle sue lezioni in concomitanza con quelle dell'odiato Hegel, il che gli procura, almeno in principio, un pubblico esiguo ma relativamente fedele; in seguito le sue orazioni verranno per lo più disertate. Incontra Caroline Richter, detta Medon, corista dell'Opera di Berlino: la loro relazione, tra alti e bassi, si concluderà definitivamente nel 1826. Nell'agosto del 1821 è protagonista di un evento increscioso: disturbato e irritato dai continui rumori che la sua vicina di casa, Caroline Louise Marquet, continua a fare davanti alla soglia della sua abitazione, il filosofo la spintona facendola rovinare a terra e causandole leggere ferite. In prima istanza Schopenhauer viene assolto, ma è poi condannato in appello e costretto a versare alla donna un'indennità di cinquanta talleri al mese, fino alla morte della stessa.
- 1822/1824 - Il 26 maggio 1822 il filosofo riparte per l'Italia: in agosto, dopo qualche tempo di svago passato sulle Alpi svizzere, è a Milano; prosegue poi per Venezia, per Firenze, dove rimane a lungo, e per Roma. Nell'estate del 1823 fa ritorno in Germania, passando per Monaco, dove trascorre qualche tempo, e per Dresda, in cui si stabilisce: le sue condizioni di salute non sono delle migliori, ma ciò non ostacola la sua sete di sapere: legge De La Rochefoucauld e Chamfort, progetta di tradurre Hume e Bruno.
- 1825/1827 - Ad aprile è a Berlino con la speranza di tenere nuovi, più fruttuosi corsi universitari. Conosce Alexander von Humboldt; decide di imparare lo spagnolo: legge Calderón de la Barca, Lope de Vega, Cervantes e s'appassiona per l'opera di Baltasar Graciàn.
- 1828/1829 - Vorrebbe lasciare definitivamente Berlino e trasferirsi, come docente, ad Heidelberg; purtroppo i contatti col decano dei filosofi di quell'Università, di posizione spiccatamente hegeliana, sono scoraggianti. Si dedica dunque agli studi scientifici e alle traduzioni: completa la versione tedesca dell'Oràculo manual y arte de prudencia di Graciàn e lo propone all'editore Brockhaus, che lo rifiuta; l'opera apparirà postuma.
- 1831/1833 - Nell'agosto del 1831 fugge da Berlino, colpita dal colera, e si rifugia a Francoforte sul Meno, dove resta fino al luglio dell'anno successivo. Trascorre quindi un anno a Mannheim e, dal giugno 1833, è nuovamente e definitivamente a Francoforte, città che non abbandonerà più fino alla morte. In questo periodo la sua titanica curiosità lo porta ad occuparsi di filosofia cinese, magnetismo e letteratura mistica.
- 1834/1836 - Lavora al trattato Sulla volontà nella natura, opera che rappresenta una summa dei suoi precedenti studi di anatomia, fisiologia, patologia, astronomia, linguistica, magnetismo animale e sinologia. Secondo la formulazione del sottotitolo, l'opera vuol essere <<un'esposizione delle conferme che la filosofia dell'Autore ha ricevuto da parte delle scienze empiriche, dal tempo in cui è comparsa>>.
- 1837/1838 - Nel 1837 esprime la sua personale opinione circa la costruzione e la dedica a Goethe di una statua da parte della città di Francoforte; secondo il filosofo dovrebbe trattarsi di un busto, come si confà <<ai poeti, ai filosofi e agli scienziati, che hanno servito l'umanità solo con la testa>>, e recare sullo zoccolo non il nome, bensì la scritta <<Al poeta dei tedeschi - La sua città natale>>. I suoi suggerimenti non vengono accolti. Maggiore successo riscuote il suo parere sull'edizione delle Opere complete di Kant, a cura di Karl Rosenkranz e Wilhelm Schubert. Convinto che la prima edizione della Critica della ragion pura, ormai introvabile, sia di gran lunga superiore a tutte le successive, scrive alcune lettere a Rosenkranz per indurlo a ripubblicare lo scritto, cosa che avviene nel 1838. Medita di partecipare a due concorsi, banditi l'uno nel 1837 dalla Reale Società delle Scienze di Norvegia e l'altro l'anno successivo dalla Reale Società delle Scienze di Danimarca per saggi rispettivamente sui temi della "libertà del volere" e del "fondamento della morale".
- 1839/1841 - Nel 1839 viene premiato dalla Società norvegese per il suo saggio sulla Libertà del volere umano: è il primo riconoscimento ufficiale. 17 aprile: muore a Jena la madre Johanna. L'anno successivo invia alla Società danese la sua opera sul Fondamento della morale, ma questa volta non gli viene assegnato alcun premio. Nel 1841 i due trattati vengono pubblicati assieme sotto il titolo I due problemi fondamentali dell'etica, ma l'accoglienza della critica è come sempre poco favorevole. Continua la sua attività di studio, da tempo ormai concentrata sulle civiltà orientali. Ha i primi contatti con l'"arciapostolo" Julius Frauenstädt, allievo fedelissimo cui il filosofo lascerà in eredità i propri inediti.
- 1843 - Friedrich Dorguth pubblica la sua opera La falsa radice dell'ideal-realismo, dove parla con ammirazione del filosofo di Danzica: è il primo di una lunga serie di scritti con i quali l'autore cercherà di rompere la cortina di silenzio innalzata attorno a Schopenhauer dalla "congrega dei cialtroni", come il filosofo spesso avrà modo di definire la triade Fichte, Schelling ed Hegel.
- 1844 - Brockhaus pubblica una seconda edizione del Mondo, con l'aggiunta dei cinquanta capitoli di Supplementi ai quali Schopenhauer lavora già da una decina d'anni: l'opera, come prevedibile, è accolta con un certo superficiale disinteresse e il libro non si vende.
- 1847 - Esce a Francoforte la seconda edizione del trattato Sulla quadruplice radice del principio di ragione sufficiente.
- 1848 - Durante i moti rivoluzionari di settembre il filosofo è profondamente turbato dall'idea che la massa possa prendere il potere, tanto che prevede di dover abbandonare Francoforte.
- 1849 - Muore la sorella Louise Adelaide. Schopenhauer incontra il futuro discepolo Adam Ludwig von Doß.
- 1851 - Prima edizione, in novembre, dei Parerga e Paralipomena, opera alla quale lavora già dal 1845. Finalmente arriva il successo, e con somma soddisfazione del filosofo i complimenti più calorosi gli giungono proprio dall'amata Inghilterra.
- 1854 - Esce a Francoforte la seconda edizione de La volontà nella natura. Si fa più stretta l'amicizia con l'avvocato e romanziere Wilhelm Gwinner, primo biografo del filosofo. Wagner gli fa avere il libretto della sua opera L'anello del Nibelungo: Schopenhauer, che tra i musicisti predilige Rossini e Mozart, apprezza di Wagner soprattutto la poesia dei versi, più che la musicalità dell'opera in senso stretto.
- 1858 - Schopenhauer ha adesso settant'anni. Alla morte dell'avvocato Martin Emder, uno degli amici più cari e suo esecutore testamentario, l'incarico passa a Gwinner, che da ora fino alla fine sarà la persona più vicina al filosofo. La schiera dei discepoli comincia ad infoltirsi: vi entrano a far parte il giornalista Otto Lindner, lo scrittore David Asher e il pittore Johann Karl Bähr. La sua vita è da tempo piuttosto ritirata: lunghe passeggiate solitarie o in compagnia del suo fedele cane barbone Atma (= anima, nella filosofia Indù) (Schopenhauer, nella sua Eudemonologia, raccomanda almeno due ore di moto continuo e vivace al giorno, per meglio ossigenare tessuti e muscoli), pasti all'"Englischer Hof", molto lavoro e tante letture: legge con regolarità il "Times", il "Frankfurter Postzeitung", riviste scientifiche e letterarie tedesche, inglesi e francesi. In questo periodo scopre Giacomo Leopardi, immergendosi <<con molto diletto>> nella lettura delle Operette morali e dei Pensieri. La seconda edizione del Mondo si esaurisce.
- 1859 - Terza edizione del Mondo. La giovane e bella scultrice Elisabeth Ney modella un busto di Schopenhauer.
- 1860 - Dal mese di [[aprile si manifestano problemi di salute: difficoltà respiratorie e tachicardia. Il 9 settembre il filosofo si ammala di polmonite: frequenti sbocchi di sangue. Con Gwinner Schopenhauer si intrattiene parlando di politica e della questione dell'unità d'Italia. Il 21 settembre il grande filosofo muore. Viene seppellito cinque giorni dopo nel cimitero di Francoforte, alla presenza di pochi fedelissimi. Sulla pietra sepolcrale nessuna epigrafe, ma solo il suo nome: Arthur Schopenhauer.
Le opere
- Sulla quadruplice radice del principio di ragione sufficiente (titolo originale: Über die vierfache Wurzel des Satzes vom zureichenden Grunde), 1813
- Sulla vista e i colori (titolo originale: Über das Sehn und die Farben), 1816
- Il mondo come volontà e rappresentazione (titolo originale: Die Welt als Wille und Vorstellung), 1818/1819, vol. 2 1844
- L'arte di ottenere ragione (titolo originale: Die Kunst, Recht zu behalten), 1830
- Sul volere nella natura (titolo originale: Über den Willen in der Natur), 1836
- Sulla libertà del volere umano (titolo originale: Über die Freiheit des menschlichen Willens), 1839
- Sul fondamento della morale (titolo originale: Über die Grundlage der Moral), 1840
- Parerga e paralipomeni (titolo originale: Parerga und Paralipomena), 1851
Il pensiero
Il grande pensatore sosteneva che non esistesse un rapporto diretto tra percezione e realtà, ma tutto ciò che il soggetto avesse dedotto dal suo rapporto con l'esterno, sarebbe appartenuto alla rappresentazione del soggetto stesso. La volontà era il fondamento della rappresentazione. In contrasto con l'idealismo di Georg Wilhelm Friedrich Hegel e di Johann Gottlieb Fichte (del quale fu allievo a Berlino), Schopenauer elaborò una nuova interpretazione della filosofia kantiana, contrapponendo al mondo fenomenico di apparenza ed illusione, la vera realtà identificata con un'oscura volontà di vivere, “una” ed infinita per tutto l'Universo, la quale era alla radice anche dell'essere umano.
L'uomo è una carica energetica volitiva che spinge il suo essere alla continua affermazione della materialità contro la spiritualità. L'individuarsi della volontà nelle forme particolari di esistenza porta nella vita il dolore, eliminabile radicalmente solo con la negazione progressiva della volontà di vivere e, temporaneamente, con la contemplazione dell'arte (architettura, pittura, scultura, poesia, la tragedia e la musica), con la giustizia, nonché con la compassione, per giungere al completo distacco dal mondo identificato nell'ascesi.
Ogni forma artistica offre la conoscenza del mondo ideale, ma la musica ha uno statuto speciale, in quanto non ha bisogno di alcun supporto sensibile. Essa esprime tutto l'arco di sentimenti e la loro conoscenza, espressa nel linguaggio musicale, provocando nell'ascoltatore una liberazione dal condizionamento materiale. La musica e l'arte sono le forme artistiche che meglio realizzano la terapia di liberazione dal male del mondo tramite il vivere da asceta. Il pensiero di Schopenauer viene quindi contrassegnato in modo silente dal pessimismo, dal platonismo e dalle filosofie orientali.
Egli inquadrò in termini filosofici i motivi favoriti dell'estetica romantica. Tra le sue opere principali, Il mondo come volontà e rappresentazione (1818), I due problemi fondamentali dell'etica (1841) ed, infine, Parerga e Paralipomena (1851), un'opera filosofica di facile accesso diretta ad un pubblico più vasto, con la quale, dopo essere stato ignorato per anni, Schopenauer divenne improvvisamente una celebrità letteraria. I temi dell'irrazionalismo e del pessimismo eserciteranno un forte influsso sulla cultura europea sia in letteratura che in filosofia.
Dopo aver girato in lungo ed in largo l'Europa, dal 1833 decise di fermarsi a Francoforte dove visse da solitario borghese, celibe, contro i suoi stessi principi, e si disinteressò completamente pure delle vicende politiche (anche dei moti del 1848). Morì di pleurite, nel 1860.
Elaborazioni
L'attività speculativa schopenhaueriana assume forme decisamente nette già a partire dall'elaborazione del trattatello del 1813 Sulla quadruplice radice del principio di ragione sufficiente, ciò che pur gli valse la laurea in Filosofia e che, in certo modo, costituisce la chiave di volta per la comprensione di tutto il suo sistema filosofico successivo.
Il titolo dell'opera, come dichiarato dall'autore stesso, intende riferirsi a <<un'espressione comune di più conoscenze date a priori>>, conoscenze che di seguito illustro. Basterà qui ricordare la definizione che Wolff dà dello stesso principio di ragione sufficiente, definizione che Schopenhauer riprende in via provvisoria e che io riporto: <<Niente è senza una ragione per la quale sia piuttosto che non sia>>, ovvero: niente è senza una ragione per cui sia. In buona sostanza, "principio di ragione sufficiente" indica sempre, qui e in Schopenhauer, il diritto a chiedere: <<Perché?>>, ciò che poi a ben vedere risulta essere una delle prerogative principali delle scienze comunemente intese. Nell'approcciare ognuna delle seguenti classi di rappresentazione sarà sempre possibile, dunque, applicare tale principio, chiedendosi effettivamente ogni volta il perché, nello specifico, del divenire, del conoscere, dell'essere, dell'agire.
Principium rationis sufficientis fiendi
Principio di ragione sufficiente del divenire, noto anche come legge di causalità (modificazione reciproca degli stati della materia), che il filosofo inserisce, assieme a tempo e spazio, tra le forme date a priori nell'intelletto umano. Tutti gli oggetti che contribuiscono a creare il complesso della realtà sperimentale sono, rispetto al cominciare e cessare dei loro stati, legati tra loro per mezzo di tale principio; se subentra un nuovo stato di uno o più di questi oggetti “reali”, bisogna che un altro lo abbia preceduto, e che ad esso faccia seguito uno nuovo, il tutto nella più perfetta necessità. Tali seguire e conseguire rappresentano ciò che più comunemente si usa indicare sotto il concetto di rapporto causa-effetto. Se ad esempio un qualsiasi corpo inizia un processo di combustione, è necessario che tale stato sia stato preceduto da uno stato:
- Di affinità con l’ossigeno;
- Di contatto con l’ossigeno;
- Di aumento della temperatura.
Poiché, non appena questi stati della materia si verificano, deve immediatamente conseguirne la combustione, e però essa si manifesta solo adesso e non può dunque essere stata sempre presente, essa dev’essersi verificata solo ora: questo prodursi di un’alterazione nello stato originario della materia viene solitamente indicato con il termine modificazione. Dunque la legge di causalità sta in rapporto esclusivo con le modificazioni e ha sempre e solo a che fare con queste. Ogni effetto è, nel suo verificarsi, una modificazione e dà un’indicazione pressoché infallibile su un’altra modificazione ad essa precedente che, in relazione all’effetto stesso, rappresenta la causa ma che a sua volta, in relazione ad una terza modificazione anteriore ad entrambe, si chiama nuovamente effetto: questa concatenazione logica è ciò che si intende quando si fa riferimento alla catena causale. Le singole diverse determinazioni che solo considerate assieme completano e costituiscono la causa possono essere dette momenti causali o anche condizioni, e perciò si può scomporre la causa in tali sue parti costituenti (ciò che poi auspicano di conseguire le scienze tutte comunemente intese). Tali modificazioni degli stati della sostanza (e non mai della sostanza stessa, che come si sa è perenne) divengono successivamente percepibili (dunque rappresentabili) in quanto affezioni che ineriscono agli organi costituenti il nostro sistema sensoriale che, inviando una serie di impulsi lungo la corteccia cerebrale, fornisce al nostro intelletto la capacità di rappresentazione della realtà oggettiva. Ciò stabilito, Schopenhauer è a questo punto libero di portare il filo logico alle sue estreme conseguenze, attaccando direttamente Cartesio - che tenta di negare la necessità di trovare una causa per la stessa esistenza di Dio attribuendogli il vago concetto dell’immensitas - e Spinoza che, nonostante sia allievo di Cartesio, non viene in chiaro con il pensiero del maestro e preferisce definire Dio come causa sui, la causa di tutte le cause, il che equivale a dire: una causa che si pone al di fuori della stessa catena causale; ovviamente una contradictio in adjecto. Dalla legge di causalità risultano inoltre due importanti corollari: la legge di inerzia e la legge della persistenza della sostanza. La prima afferma che ogni stato della materia, dunque tanto la quiete quanto il suo moto di qualsiasi tipo, persevera senza crescere né diminuire anche per tutta l’eternità del tempo e per tutta l’infinità dell’universo se non interviene una qualsiasi causa ad alterarlo o farlo cessare. La legge di permanenza della materia consegue invece dal fatto che la legge di causalità è applicabile solo e soltanto agli stati della materia, agli stati dei corpi, cioè alla loro quiete o al loro movimento, alla loro forma e qualità d’ogni genere, al nascere e al perire nel tempo dei fenomeni (e solo dei fenomeni), e nient’affatto all’esistenza del “portatore” di questi stati, la sostanza appunto: Essa persiste, non può né nascere né perire, il suo quantuum non può cioè essere aumentato o diminuito (conoscenza di cui, afferma Schopenhauer, noi siamo dotati a priori). Dall’infinita catena delle cause e degli effetti rimangono perciò intatte due sole cose:
- la materia informe, che non s'è cioè ancora manifestata in un fenomeno, un ent, e che è anzi l’unico medium per mezzo del quale la legge di causalità può esternarsi;
- le forze naturali originarie, a cui - afferma il filosofo - è inutile tentare di dare una spiegazione causale, essendo tali leggi la cosa stessa su cui si fonda l'esistenza della stessa catena causale. Ovvero: non possiamo chiedere il perché del diritto di chiedere perché.
Principium rationis sufficientis cognoscendi
Principio di ragione sufficiente del conoscere, noto come Ragione e definito come capacità di concatenazione o opposizione di concetti astratti (il che vuol dire lontani nel tempo e nello spazio) nella forma sintetica d'un giudizio, da cui discende necessariamente la relativa conferma della giustezza di esso per affinità ad una delle quattro verità:
- Verità logica o formale, allorché un giudizio fonda la sua ragione su un altro giudizio ritenuto sempre valido, ovvero dimostra la sua esattezza rispetto a questo con l'adozione di un terzo, procedere nel qual modo viene poi definito sillogizzare. Un giudizio è dotato di verità logica o formale anche nel caso in cui manifesti accordo con una delle quattro note leggi del pensiero:
- Principio di identità [es: "il triangolo è uno spazio delimitato da tre linee"];
- Principio di non contraddizione [es: "nessun corpo è senza estensione"];
- Principio del terzo escluso [es: "ogni giudizio è vero o non-vero"];
- Principio di ragione sufficiente del conoscere [es: "se esprimo un giudizio, devo per necessità motivarlo" o, più sinteticamente, affirmanti incumbit probatio];
- Verità empirica, in quanto una rappresentazione della prima categoria qui analizzata, cioè un'intuizione dovuta all'apparato sensibile, può a sua volta essere la ragione di un giudizio. Allora il giudizio assume una verità materiale e questa invero è verità empirica.
- Verità trascendentale, essendo le forme della conoscenza intuitiva, forniteci a priori dall'intelletto (spazio, tempo e causalità = principium individuationis), requisiti essenziali di ogni esperienza, esse possono divenire ragione di un giudizio, che ha di nuovo verità materiale, e ciò non solo in seno alla mera esperienza, ma come risultato delle condizioni stesse che questa governano. Esempi di tali giudizi sono proposizioni come: "due linee rette non racchiudono uno spazio", "niente accade senza causa", "3 x 7 = 21", "la materia non nasce e non perisce".
- Verità metalogica, che si prefigura allorché la ragione di un giudizio riposa nelle condizioni formali di ogni pensare insite nella Ragione. I giudizi di verità metalogica sono quattro, e sono stati chiamati leggi di ogni pensare. Essi sono i seguenti:
- Un soggetto è uguale alla somma dei suoi predicati, per cui A = A;
- Non si può negare e al contempo attribuire un predicato a un soggetto, ovvero A = -A = 0;
- Di due predicati contraddittori opposti, uno dev'essere attribuito ad ogni soggetto;
- La verità è il rapporto di un giudizio con qualcosa posto al di fuori di esso, che noi indichiamo come ragione sufficiente.
Che questi giudizi siano espressione della condizione di ogni pensare sano e lucido, afferma Schopenhauer, risulta chiaro dal fatto che pensare in contrasto con essi è così poco possibile come il pretendere di muovere le proprie membra in senso contrario rispetto alle relative articolazioni.
Principium rationis sufficientis essendi
Principio di ragione sufficiente dell'essere, costituito dalla parte formale delle rappresentazioni complete ed empiriche già viste nella prima classe, dunque dalle intuizioni date a priori delle forme del senso interno ed esterno, spazio e tempo. Esse sono di per sé, in quanto intuizioni pure, oggetti della facoltà di rappresentazione, ma differiscono dalla prima classe di oggetti empirici appunto per il grado di purezza e dunque per il fatto di non richiedere l'intervento della materia (e delle sue relative modificazioni di stato) affinché risultino intuibili; ovvero: se nella prima classe di rappresentazioni (intuitive, empiriche) le forme di spazio e tempo vengono intuite in quanto "riempite" dalla materia, in questa terza classe la facoltà rappresentativa rinuncia alla sostanza per divenire pura intuizione di rapporti spazio-temporali, che dunque si riduce qui a manifestazione di quei rapporti indissolubili che caratterizzano le interazioni fra queste due forme del conoscere. Più nel dettaglio, il principio di ragione dell'essere viene sviluppato da Schopenhauer nel modo seguente:
- Ragione dell'essere nello spazio: nello spazio, dalla posizione di ogni parte di esso, diciamo di un dato corpo rispetto ad un altro, è assolutamente determinata la sua posizione anche rispetto ad ogni altro corpo possibile, sicché quest'ultima posizione sta alla prima nello stesso rapporto di una conseguenza con la sua ragione. Poiché ogni corpo (o linea o punto) è, quanto alla sua posizione, insieme determinato da tutti gli altri e determinante dei medesimi, è puro arbitrio considerare un qualsiasi corpo solo in quanto determina gli altri e non in quanto ne è determinato. La posizione di ciascuno di essi rispetto a qualunque altro ammette la domanda circa la sua posizione rispetto a un qualsiasi terzo, in forza della quale seconda posizione la prima è necessariamente quella che è;
- Ragione dell'essere nel tempo: nel tempo ogni momento è condizionato dal precedente, in quanto esso ha una sola dimensione e dunque non può esservi una molteplicità di relazioni. Ogni momento è condizionato dal precedente, solo attraverso quello si può giungere al seguente; solo in quanto questo è stato, un altro adesso è. Su questa connessione delle parti del tempo si fonda ogni calcolo: ogni numero presuppone quelli precedenti come ragioni del suo essere, da cui discende ad esempio che al numero dieci posso giungere soltanto attraverso tutti i precedenti. Allo stesso modo la geometria è fondata sulla connessione della posizione delle parti dello spazio: essa sarebbe dunque, propriamente, la conoscenza intuitiva di tale connessione.
Principium rationis sufficientis agendi
Questa quarta classe di oggetti della facoltà di rappresentazione è particolarmente cara al sistema schopenhaueriano, in quanto ad esser preso qui in considerazione è un oggetto soltanto, immediatissimo, oggetto per il soggetto interno che, come tale, si prefigura come soggetto del volere.
Schopenhauer parte da questa considerazione: ogni conoscenza presuppone imprescindibilmente un soggetto conoscente e un oggetto conosciuto; la cosa si ripete anche passando nell'ambito dell'autocoscienza, sicché anche qui abbiamo un conoscente e un conosciuto: quest'ultimo è adesso solo ed esclusivamente Volontà. Discende da ciò che il soggetto conoscente conosca qui se stesso soltanto come soggetto volente, mai come soggetto di conoscenza, in base al principio che l'Io portatore di rappresentazioni, soggetto del conoscere, essendo condizione delle stesse rappresentazioni, non può divenire esso stesso rappresentazione e dunque oggetto.
Tale principio è del resto già enunciato nei testi sacri dell'induismo, le Upanishad, con queste parole: <<Non lo si può vedere: vede tutto; e non lo si può udire: ode tutto; non lo si può conoscere: conosce tutto; e non lo si può comprendere: comprende tutto. Oltre a questo che vede, e ode, e conosce, e comprende, non v'è altro ente>>. Il soggetto del conoscere non può dunque mai essere conosciuto, mai può esso divenire rappresentazione. Poiché tuttavia noi disponiamo non solo di una conoscenza esterna (grazie all'intuizione sensibile), ma anche di un'autoconoscenza interna, e però anche qui si dà come necessaria la copresenza di conoscente e conosciuto, ad essere conosciuto è adesso il soggetto volente, la Volontà. <<Se noi guardiamo alla nostra interiorità>>, dice Schopenhauer, <<ci troviamo sempre come volenti>>; il volere ha ovviamente molteplici gradi di intensità, dal desiderio tenue e fugace fino alla più ardente passione.
L'identità assoluta fra soggetto che vuole e soggetto che conosce, in virtù della quale il pronome singolare di prima persona "Io" include e designa entrambi, è dunque il nodo cosmico: una completa identità di ciò che conosce con ciò che è conosciuto come volente è data immediatamente. Come dunque il correlato soggettivo della prima classe di rappresentazioni è l'intelletto, quello della seconda la Ragione, quello della terza la pura sensibilità, troviamo come quello di questa quarta il senso interno, o autocoscienza. Il volere è la più immediata di tutte le conoscenze, quella la cui immediatezza getta luce su tutte le altre: queste ultime sono a noi note solo per una via in fondo indiretta, mediata se vogliamo, qui dai sensi, là dalla ragione; noi vediamo bene cioè che questa causa produce quell'effetto, ma come possa in realtà farlo, questo non veniamo a saperlo: vediamo che gli effetti meccanici, fisici e chimici conseguono ogni volta dalle loro rispettive cause, ma la totalità del processo ci rimane oscura, col che noi giungiamo infine con l'attribuirla alle proprietà dei corpi, alle forze della natura, anche alla forza vitale, le quali sono poi mere qualitates occultae.
Nella sfera della Volontà il discorso cambia radicalmente: noi sappiamo cioè, in base a un'esperienza interna fatta in noi stessi, che quello è un atto di volontà provocato dal motivo; l'azione del motivo viene da noi conosciuta non solamente, come quella di tutte le altre, da fuori e quindi mediatamente, ma insieme da dentro, del tutto immediatamente. Ne scaturisce l'importante proposizione: la motivazione è la causalità vista dal di dentro. La Volontà obbliga dunque il soggetto conoscente a ripetere rappresentazioni che gli sono state presenti già una volta, e a rivolgere in genere l'attenzione a questo o a quello. È la Volontà dell'individuo che mette in moto tutto il meccanismo, in quanto, in conformità ai suoi scopi individuali, spinge l'intelletto a procurare alle sue rappresentazioni presenti altre che sono con le medesime logicamente o analogicamente affratellate, o hanno con esse vicinanza spazio-temporale.
Tutto questo la Volontà svolge, per così dire, in incognito, silenziosamente e inavvertitamente; e ciò nonostante, ogni immagine che improvvisamente si presenta nella nostra fantasia, e anche ogni giudizio che non segue da una sua ragione prima presente, devono essere stati suscitati da un atto di volontà che ha un motivo, sebbene esso e poi l'atto che necessariamente ne consegue, causa la loro repentina affinità, spesso non vengano percepiti.
Collegamenti esterni
- Schopenhauer Gesellschaft e.V. (in tedesco)
- Schopenhauer Archiv (in tedesco ed inglese
- Schopenhauer-Forschungsstelle (in tedesco ed inglese)
- Link schopenhaueriani (in tedesco ed inglese)
Schopenhauer, Arthur Schopenhauer, Arthur
