Aristofane

Per il nome proprio di persona, si veda Aristofane (nome)


[[Immagine:Aristofane_busto_scultoreo.jpg|thumb|Busto di Aristofane]]

Aristofane (450 a.C. circa - 388 a.C. circa) fu il più grande poeta comico di Atene, uno dei principali drammaturghi della Commedia Antica (l'Archaia) insieme a Cratino ed Eupoli, nonché l'unico di cui ci siano pervenute alcune opere complete (undici).

Nacque ad Atene ed era figlio di Filippo, discendente di Pandione. Suo padre possedeva delle terre nell'isola di Egina e lì Aristofane trascorse la giovinezza.

Il suo primo successo nelle competizioni drammatiche è del 427 a.C., quando andò in scena una sua commedia oggi perduta, "Daitaleis", ovvero "I Banchettanti", che metteva in ridicolo il nuovo, modernizzante, sistema educativo.

Operò principalmente durante il periodo della Guerra del Peloponneso, che si concluse con la sconfitta di Atene di fronte a Sparta. Il periodo successivo alla sconfitta ateniese del 404 a.C., lo vede ripiegare dalla sua accesa passione e coinvolgimento politico, dedicandosi a commedie più sociali e di costume.

In un'altra sua commedia di gioventù, egualmente non pervenutaci se non frammentariamente, i "Babilonesi", attacca Cleone, un demagogo affamato di potere e denaro, anche a costo di sfruttare le città alleate. Cleone, si narra, l'accusò di alto tradimento, ma, a quanto pare, senza successo, visto che, nel 425 a.C., fece rappresentare gli "Acarnesi", un'ardente arringa contro la guerra, in cui Diceopoli stipula una pace privata con Sparta, vincitrice del primo premio alle Lenee. È la sua prima commedia di cui si possieda il testo integrale.

L'anno successivo, Aristofane continuò i suoi attacchi anticleoniani, facendone il personaggio centrale dei "Cavalieri", messo in scena come "Paflagone" e stigmatizzato senza pietà come demagogo.

Nelle "Nuvole" si fa beffe degli ammiratori incondizionati di Socrate, presentato a metà tra il filosofo naturalista e il sofista, cattivo educatore della gioventù, cui insegna il Discorso Ingiusto che vince in ogni dibattito: il filosofo è visto come un pericolo da scacciare, bruciandone la scuola (il Pensatoio), con gran perplessità della posterità, anche in considerazione della reale - e non teatrale - condanna a morte che colpì il maestro di Platone nel 399 a.C.. Le "Vespe" trattano un tema di attualità, in una città così litigiosa come Atene, dimostrando come la giustizia spesso non è che un commercio e una manipolazione (le "vespe" sono i giudici popolari).

Nella "Pace", il protagonista, Trigeo, vola fino in cielo, abbandonato perfino dagli dei, disgustati, e libera Pace dalle grinfie di Polemos, la guerra, con l'aiuto di tutti i Greci e con gran disperazione dei fabbricanti di armi e degli altri mestatori.

La commedia non a caso è piena di speranza per l'avvenire, in quanto scritta nel momento in cui Sparta ed Atene negoziavano la Pace di Nicia, 421 a.C..

Ci sono pervenuti, poi, anche gli "Uccelli", 414 a.C., una sorta di evasione dai litigi e le beghe in cui era piombata la città, da parte di due ateniesi che vanno a vivere tra gli uccelli; le "Tesmoforiazuse", ovvero "Le donne alla festa di Demetra", ove viene messo alla gogna il tragediografo Euripide in quanto misogino, in un'estesa parodia delle sue opere; la "Lisistrata", celebre opera incentrata su una sorta di sciopero del sesso da parte delle donne della Grecia intera, per spronare i propri mariti alla pace; le "Rane"" in cui lo stesso dio del teatro, Dioniso, si reca all'Aldilà per scegliere un poeta che con i suoi consigli possa salvare la città di Atene dall'incombente rovina (poeta che sarà non Euripide, recentemente deceduto, bensì il vecchio, più "sano" e non degenerato, Eschilo).

Infine, l'ultimo Aristofane, nell'Atene degli inizi del IV sec. mise in scena le "Ecclesiazuse", ovvero "Le Donne all'Assemblea", in cui, con una sorta di colpo di stato "comunista", le Donne prendono il potere esautorando i deboli mariti e, infine, nel 388 a.C. l'ultima commedia pervenutaci, il "Pluto", dove viene narrato il recupero della vista da parte del dio cieco della ricchezza, che, da allora in poi, avrebbe premiato solo quanti se lo meritassero.

Di lì a poco, probabilmente, morì.


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Aristofane Aristofane

See also: Aristofane, 388 AC, 399 AC, 404 AC, 414 AC, 421 AC, 425 AC, 427 AC