Arduino d'Ivrea

La cultura ( e finanche la storiografia) romantica hanno reso popolare la figura di Arduino di Ivrea, vedendo in lui un esponente precoce della lotta per l’affrancamento dell’Italia dal giogo della dominazione straniera, ed attribuendo un significato simbolico eccessivo alla sua nomina a Re d’Italia.
Per contro, la Chiesa, memore delle sanguinarie scorribande di Arduino contro i vescovi di Ivrea e di Vercelli, aveva teso in passato a ridimensionarne la statura politica e militare, vedendo nelle sue gesta sacrileghe la mera brama di potere e la "giacobina" mancanza di rispetto per le prerogative ecclesiastiche.
La figura di Arduino esce da tali opposte ed avventate interpretazioni, quando la si inquadri nel contesto storico del X-XI secolo e delle acerrime lotte per il potere che coinvolsero l’intera struttura feudale ai tempi dell’impero romanico-germanico degli Ottoni.

Indice

Biografia di Arduino di Ivrea

La vita di Arduino si può riassumere nelle seguenti date.

Le vicende delle spoglie mortali di Arduino

Sulle spoglie di Re Arduino si è tramanda - veri o falsi che siano i vari suoi particolari - la seguente storia (raccontata anche dallo scrittore Giuseppe Giacosa).
Verso la seconda metà del XVII secolo, il cardinal Ferrero, abate di Fruttuaria, considerava ancora indegno il fatto che le ossa di Arduino, macchiate dai tanti misfatti contro la Chiesa, fossero conservate come preziose reliquie nell’abbazia. Decise dunque di violare il sepolcro e di seppellire in terra sconsacrata le ossa che si erano conservate. Ma un pio frate si incaricò di spiare l’abate, di segnare il luogo della sepoltura e di avvisare dell’accaduto il conte Filippo di Agliè, che vantava antiche discendenze da Re Arduino.
Quest’ultimo fece allora nuovamente esumare le nobili spoglie ordino di trasporle nel suo castello in Agliè ove rimasero sin al 1764.
In quell’anno il castello passò ai Savoia, ai quali nulla importava delle ceneri di Arduino. Ma la sorte dispose che la marchesa Cristina di Saluzzo Miolans, moglie del marchese Giuseppe San Martino, ex proprietario del castello, fosse anche amante riamata del conte Francesco Valperga di Masino.
Racconta il Giacosa che:
<<Al conte di Masino coceva il pensiero di quelle poche ceneri, già tolte alla sacra volta e ai canti del- la chiesa, già rapite alla ferace terra di Fruttuaria, mal guardate e cadute ora... a tale padrone, cui non le consacrava nessun vincolo di sangue, nessuna ragione né di nome né di memorie. Però le sue alte cariche non gli permettevano aperta dimostrazione, né la remotissima agnazione potevagli attribuire il diritto di rivendicare le spoglie mortali del grande antenato. Chiudeva nell'animo la pietosa ira, alla quale era conforto l'amore della marchesa e il sapernela partecipe. Ma la pietà femminile è industre e temeraria…>>

Cristina, per amore di Francesco e per dispetto verso i Savoia, fece in modo di introdursi furtivamente nel Castello di Agliè, trafugare la cassetta con i resti di Arduino e trasportarla al Castello di Masino, dai suoi legittimi discendenti.
In questo bel castello (ora di proprietà del F.A.I.) le spoglie mortali di Re Arduino riposano finalmente in pace.

La storia si inscrive manifestamente nelle strategie di nobilitazione dinastica perseguite con frequenza nel passato e testimonia la grande popolarità di cui ha continuato a godere, nel Canavese, la figura di Re Arduino, ormai sospesa tra storia e leggenda.

La figura di Arduino nel folklore del Canavese

La passione per le rievocazioni storiche medievali - che ha connotato la cultura romantica e che si è tramandata sino ai nostri giorni – si manifesta nel Canavese in numerose feste in costume. Tra esse vanno ricordate:

Voci correlate

Bibliografia

Arduino di Ivrea Categoria:Sovrani italiani

See also: Arduino d'Ivrea, 1002, 1003, 1004, 1005, 1007, 1014, 1015, 1764, 955