Antonio Gramsci
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Antonio Gramsci, (Ales, 22 gennaio 1891 - Roma, 27 aprile 1937), scrittore, politico e filosofo italiano.
Antonio Gramsci fu uno dei fondatori del Partito Comunista d'Italia (Pcd'I), il 21 gennaio 1921.
Biografia
Vicino in gioventù all'autonomismo sardo, frequentò l'università di Torino dal 1911, avvicinandosi alla milizia socialista e rivoluzionaria. Iscritto al Partito Socialista Italiano dal 1913, fu direttore del Grido del popolo e dell'Avanti! e dopo la sommossa popolare dell'agosto 1917 divenne segretario della sezione socialista torinese.
Nel maggio 1919 fondò L'Ordine Nuovo, settimanale di cultura socialista diretto soprattutto alla classe operaia, che militava in favore dell'adesione del Partito Socialista all'Internazionale Comunista e a sostegno del movimento dei consigli di fabbrica; nel 1920 le posizioni politico-ideologiche di tale giornale ebbero l'approvazione di Lenin e nello scontro interno al PSI Gramsci si avvicinò all'area rivoluzionaria e autonomista guidata da Amedeo Bordiga che auspicava la nascita di un Partito Comunista d'Italia (PCd'I), sezione italiana dell'Internazionale.
Membro del comitato centrale del partito appena nato (gennaio 1921), fu a Mosca dal giugno 1922 al novembre 1923 ed entrò nell'esecutivo dell'Internazionale. Dal 1923 Gramsci maturò un netto distacco dalle posizioni di Bordiga (che si trovava in polemica con l'Internazionale), per cui, appena rientrò in Italia (maggio 1924) e divenuto segretario nazionale del partito poco dopo essere eletto deputato indirizzò, sfidando la linea dura di repressione voluta dal regime fascista, la politica comunista verso l'unità con i socialisti massimalisti e verso un radicamento della società italiana che aveva come fine l'alleanza tra gli operai e i contadini del Sud: questa linea, da lui denominata questione meridionale, ebbe la definitiva sanzione del III congresso del PCI (Lione, 1926).
Arrestato nel novembre dello stesso anno con altri dirigenti del partito, nel 1928 Gramsci fu condannato dal Tribunale Speciale a venti anni di reclusione per attività cospirativa, incitamento all'odio di classe e anti-patriottismo: trascorse il periodo di reclusione principalmente nel carcere di Turi e dal 1934, anno in cui si registrò un netto peggioramento delle sue condizioni fisiche e psichiche, in una clinica di Formia. In questo periodo ebbe un fitto epistolario con la moglie Giulia (le Lettere dal carcere).
Le condizioni di salute, già incerte a causa di una caduta che Gramsci ebbe all'asilo all'età di tre che ne storpiò il fisico per tutta la vita, si aggravarono durante la detenzione e Gramsci morì poco dopo la scarcerazione, avvenuta in seguito ad un'amnistia. Appena si seppe della sua scomparsa, in Francia gli esuli antifascisti italiani fecero una manifestazione spontanea in suo onore.
Opere e analisi
Sia le pubblicazioni degli scritti politici, sia le Lettere dal carcere (pubblicate nel 1947 e successivamente migliorate ed arricchite in due edizioni del 1967 e del 1988), sia soprattutto i Quaderni del carcere hanno avuto grande rilevanza nella cultura italiana del secondo dopoguerra. Sul terreno politico, risale infatti a Gramsci una delle più sincere e dure critiche polemiche contro lo stalinismo (1926) nonchè l'abbozzo, nei suoi Quaderni, di una strategia rivoluzionaria fondata su un'idea non repressiva del potere (egemonia), in grado di tener conto della complessità delle articolazioni della moderna società industriale (passaggio dalla "guerra di movimento" alla "guerra di posizione").
Prevalentemente ispirati da esigenze ermeneutiche e dunque solo indirettamente militanti, i Quaderni iniziano un'indagine di ampio respiro critico su molti aspetti della società, dalla storia alla cultura moderna: attraverso il concetto di "rivoluzione passiva" Gramsci tenta, per esempio, di unificare una serie di fenomeni attuali legati al coinvolgimento e al ruolo delle masse nella società moderna, quali l'"americanismo", la pianificazione sovietica dell'economia e persino il fascismo; lo stesso concetto viene utilizzato anche nell'ambito storiografico, rispetto alla quale hanno avuto particolare risonanza le considerazioni sui limiti democratici dello stato nazionale unitario, alla cui base vi è la lettura del Risorgimento italiano come rivoluzione popolare mancata.
Rilevanti gli approfondimenti su altri temi quali la storia degli intellettuali italiani, il pensiero politico di Niccolò Machiavelli e il rapporto tra letteratura e società; sul terreno prettamente filosofico, il serrato confronto con Benedetto Croce, la cui elaborazione viene considerata complessivamente come ritraduzione nel linguaggio speculativo idealistico del "materialismo storico", si accompagna con un'interpretazione del maoismo in chiave storicistica e antideterministica ("filosofia della praxis"), lettura che pone al centro della riflessione l'attività umana come è storicamente determinata l'insieme dei concreti rapporti (economici, sociali, ideologici, giuridici e politici) che legano gli uomini fra loro.
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