Andrej Tarkovskij
Andrej Arsen'evich Tarkovskij (4 aprile 1932, Zavrazie, Bielorussia - 28 dicembre 1986, Parigi, Francia), regista russo. Nasce il 4 aprile 1932 a Zavrazie, un villaggio sulle rive del Volga, nell'attuale Bielorussia. È figlio del poeta moscovita Arsenij Tarkovskij, i cui scritti rappresenteranno una fonte di ispirazione nell'intera opera del regista. Trascorre i primi anni della sua vita nella casa dei nonni materni. Questa esperienza sarà al centro della sua opera più personale, Lo Specchio (1974). Qui Tarkovskij, tradendo i dettami estetici del realismo sovietico, si avventura in un'onirica 'recherche' del tempo perduto. L'infanzia a Zavrazie. La separazione dei genitori. Il passato si ripresenta attraverso sogni che intervallano la sua esistenza di uomo adulto che non riesce ad essere né buon padre, né buon marito, né buon figlio. Scorci di vita privata mentre sullo sfondo si consuma la storia recente dell'URSS: la seconda guerra mondiale, l'assedio di Stalingrado, il terrore staliniano.
Il primo film di Tarkovskij, L'infanzia di Ivan (1962), arriva due anni dopo essersi diplomato alla Vgik, la prestigiosa scuola nazionale di cinema di Mosca, con il mediometraggio Il rullo compressore e il violino (1960). L'infanzia di Ivan, film sulla guerra filtrato dagli occhi del giovane Ivan, che gli varrà il Leone d'oro al Festival di Venezia in ex aequo con Valerio Zurlini e il suo Cronaca familiare (1962). Il film successivo segna la definitiva consacrazione di Tarkovskij nell'olimpo degli autori del cinema moderno. Andreij Rubliov (1966) rilegge la storia delle Russia del '500 attraverso le gesta del pittore di icone Andrei Rubliov, realmente esistito. Il film è una parabola sul senso dell'arte che vince sulla politica sanguinaria degli uomini. Non piacque alle autorità sovietiche che, vedendo in quella Russia descritta dal film una metafora di quella contemporanea, ne ritardarono l'uscita per 6 anni.
È l'inizio del destino dell'opera di Tarkovskij che verrà sempre osteggiata nel proprio paese. Riceverà continui rifiuti a molti dei suoi progetti, tra tutti la riduzione de L'idiota di Dostoevskij e un film sul Vangelo secondo Luca. Nel corso degli anni '70 riuscirà a dirigere solo tre film: Solaris (1971), il già citato Lo Specchio e Stalker (1979). Solaris e Stalker prendono spunto da due romanzi di fantascienza, rispettivamente di Stanislav Lem e dei fratelli Strugatski, per spingersi nuovamente sui territori cari a Tarkovskij: il senso dell'esistenza, i limiti dell'uomo ma la spiritualità del suo cinema si fa sempre più accentuata, avvicinandosi a una religiosità dai toni mistici. I film, nonostante il successo nei festival stranieri, verranno osteggiati in patria venendo confinati in sale di terzo ordine.
Polemicamente Tarkovskij sceglierà, come Solzhenitsyn o Rostropovich, la via dell'esilio. Nell'83 è in Italia dove gira Nostalghia, sceneggiato assieme a Tonino Guerra. Il film parla proprio di un russo in esilio che in Italia scopre una nuova religiosità. Ormai malato, nell'85, dirige in Svezia, il suo ultimo film Sacrificio. Dal più famoso dei registi di quel paese, Bergman, prende in prestito il direttore della fotografia Sven Niqvist e l'attore Erland Josephson. Il film è ancora un invito all'umanità a riscoprire una religiosità in un mondo ormai inaridito. Sempre in quegli anni viene completato il libro Scolpire il tempo dove Tarkovskij definisce la sua idea estetica non solo di cinema ma di etica ed estetica. Tarkovskij si spegnerà a nel gennaio 1986 a Parigi, dove viene sepolto.
Nonostante l'esigua filmografia, l'opera di Tarkovskij resta tutt'ora una delle più apprezzate del cinema moderno. A lui si sono ispirati, in modo manifesto, da Alexsandr Sokurov a Wim Wenders fino a Lars Von Trier e Gus Van Sant. Nel 2002 è stato dato alle stampe Martirologio, diario autobiografico del regista, l'ultimo "grande artista della tradizione russa".
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