Amici miei atto II
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Amici miei atto II: a distanza di 7 anni, Mario Monicelli firma il secondo episodio del film che vede ancora protagonisti i cinque amici fiorentini amanti dello scherzo e della goliardia. Il film segna la fine di un epoca, quella del genere a cui appartiene, la commedia all'italiana, del quale il regista è stato uno dei maestri indiscussi.
L'amarezza e la malinconia che avevano già segnato il primo brillante episodio diventano nel secondo una vera e propria vena pessimistica che attraversa in controluce tutto il film. Il rimpianto anima gli attori sulla scena e la conclusione della vicenda non può che essere triste al pari del film che l'aveva preceduto. Il tentativo di dare un seguito ai successi di incassi che nel 1975 accolse il primo episodio è perfettamente riuscito; le trovate umoristiche sono esilaranti e presto diventeranno un cult del genere comico nazionale. Ma è la commedia che vive la sua crisi conclusiva, una crisi fatta anche di interpreti.
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Trama
La morte del Perozzi che chiudeva il primo episodio viene "risolta" nel secondo film con un abile espediente narrativo, che muove avanti e indietro nel tempo i nostri cinque amici con un dosato ricorso al flashback, rendendoli protagonisti di scene comiche da antologia. Tutti i temi guida del primo atto (la frustrazione erotica del Melandri, la gelosia del Necchi, i problemi familiari del Perozzi, la noia del Sassaroli e la aristocratica decadenza del Conte Mascetti) vengono ripresi e sviluppati nel secondo atto. Renzo Montagnani interpreta con grande successo il Necchi, mentre un grande Paolo Stoppa nei panni di un ostinato usuraio fiorentino ci regala una delle sue ultime apparizioni cinematografiche.
Il tempo scorre velocemente, vecchi rancori e antiche incomprensioni mai sopite scavano con l'eta nuove solitudini. Il Conte Mascetti non sopporta lo scherno e il dileggio dei suoi tre amici e viene colto da un ictus che lo condannerà per sempre all'infermità.
Il film si conclude con l'immagine tristissima di un conte impotente e paraplegico affidato alle insopportabili attenzioni familiari e alle cure sarcastiche dei suoi compagni di zingarate.
Curiosità
- Sono evidenti allo spettatore attento alcune incongruenze temporali tra quanto narrato nei due episodi del film. Una delle più grossolane è legata al Sassaroli. Come è noto, nel primo film il famoso primario si aggrega al gruppo dei quattro solo al momento dell'incidente, quando tutti vengono ricoverati nel suo ospedale. A quell'epoca Luciano, il figlio del Perozzi è già adulto e vive con la madre dopo aver abbandonato il padre. Nel secondo episodio, invece, il prof. Sassaroli gioca a carte a casa Perozzi, con Luciano che è poco più che un bambino.
Frasi famose
- "O brutta cretina! E la Madonna, per far restar vergine una come te... affoga tutta Firenze?!" (Il Melandri)
- "Sii astuto come un cervo". "Che bischerate tu dici? Il cervo non è astuto. Semmai, astuto come una volpe". "Sì, ma la volpe 'un ci ha mica le corna". (Il Conte Mascetti e Il Necchi)
