Amadeo Bordiga
Amadeo Bordiga (Resina (NA), 13 giugno 1889 - Formia (LT), 23 luglio 1970), uomo politico italiano. Fu tra i fondatori del Partito Comunista d'Italia al Congresso di Livorno del PSI nel 1921.
Partendo dalla opposizione alla Guerra di Libia, aderì al Partito Socialista Italiano, fondando il Circolo Karl Marx, nel 1912. Rifiutava l'approccio pedagogico alla politica ed era profondamente ostile alla democrazia rappresentativa che vedeva strettamente legata all'elettoralismo borghese: "Se esiste una totale negazione dell'azione democratica, essa va ricercata nel socialismo" (In "Il Socialista", 1914).
Fu contrario alla libertà di azione concessa ai parlamentari socialisti, che invece egli voleva porre sotto il diretto controllo della direzione del partito. Similmente alla maggior parte dei socialisti nei paesi mediterranei, fu avversario severo della massoneria.
In seguito alla Rivoluzione Russa nell'ottobre 1917, aderì al movimento comunista e formò la corrente "Comunisti Astensionisti" all'interno del PSI. La corrente si diceva astensionista in quanto si opponeva alla partecipazione alle elezioni borghesi e fu questa corrente, insieme a quella torinese dell'Ordine Nuovo di Antonio Gramsci e Palmiro Togliatti, a uscire dal PSI a Livorno nel gennaio 1921 per formare il Partito Comunista d'Italia. Era l'epilogo di una lunga divisione interna ai socialisti, che fin dal 1919 si erano trovati nel dilemma se accettare o meno interamente le condizioni poste da Lenin per entrare nella Terza Internazionale. Nel corso delle dispute su queste condizioni, Bordiga, partecipando al Secondo Congresso dell'Internazionale Comunista nel 1920, fece aggiungere 2 condizioni alle 19 già fissate da Lenin. Nonostante questo, le posizioni di Bordiga furono attaccate da Lenin stesso in "L'estremismo: una malattia infantile del Comunismo".
Bordiga diresse il Pcd'I fino al suo arresto nel 1923. Nel giugno egli e i dirigenti arrestati vengono sostituiti alla direzione del partito per ordini di Mosca. Assolto al processo, rifiutò di entrare nel comitato esecutivo. La sua posizione nel partito si fece sempre più marginale finché nel 1930 venne espulso per aver difeso Leon Trotsky. Per diversi anni non potè più svolgere politica attiva, controllato notte e giorno dalla polizia fascista.
Dal 1944 però iniziò a collaborare in via anonima a riviste come "Battaglia Comunista", "Il Programma Comunista" e "Prometeo". Secondo una sua teoria, l'URSS era da considerarsi un paese a capitalismo di Stato.
Dal 1945 fu la principale anima del Partito Comunista Internazionalista: il partito denunciava "da sinistra" l'URSS, rimanendo fedele al marxismo e a Lenin, criticando lo stalinismo.
Bordiga, Amadeo Bordiga, Amadeo
Archivio della "Sinistra comunista 'italiana'" Centinaia di testi di Bordiga Rivista "n+1"
[1] A. Bordiga
