Aleksandr Isaevich Solzhenitsyn
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Nobel per la letteratura
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Il Premio Nobel per la letteratura Aleksandr Isaevich Solzhenitsyn nasce a Kislovodsk l'11 dicembre 1918 da una famiglia di intellettuali cosacchi. Il padre, che aveva studiato filologia all'Università di Mosca, morì sul fronte tedesco sei mesi prima della nascita di Aleksandr Isaevich. Cresciuto dalla madre nella cittadina di Rostov sul fiume Don, vi passò l'infanzia e la prima giovinezza, fino al 1936.
Cercò senza successo di farsi pubblicare i primi scritti già negli anni Trenta. Rostov non offriva possibilità di accedere agli studi letterari, né Solzhenitsyn poteva spostarsi a Mosca a causa dei problemi economici della sua famiglia. Per questo si iscrisse alla locale facoltà di matematica, materia in cui scoprì di essere particolarmente versato ma alla quale non intendeva dedicare la sua vita.
Eppure proprio il fatto di aver studiato matematica gli salvò per due volte la vita: quando nel campo di concentramento in cui era stato internato venne trasferito in un reparto meno duro grazie al fatto di essere un matematico; e durante l'esilio, quando riuscì a sostenersi e a pubblicare i suoi testi grazie all'insegnamento della matematica e della fisica.
All'inizio della guerra, a causa della sua salute cagionevole, venne assegnato lontano dal fronte e poi trasferito (sempre grazie alle sue conoscenze matematiche) a una scuola di artiglieria nella Prussia orientale. Uno dei suoi primi saggi si occupava di eventi ("Il disastro Samsonov") avvenuti in Prussia e Solzhenitsyn aveva ora la possibilità di visitare il paese direttamente (grazie alle conoscenze qui acquisite pubblicò poi una delle sue opere più rilevanti "Agosto 1914").
Fu arrestato per alcuni commenti contro Stalin fatti in lettere private a un suo amico dei tempi della scuola e scoperte dalla censura. Anche se le accuse non erano sufficienti per un procedimento penale, Solzhenitsyn venne condannato comunque a otto anni di campo di detenzione.
Un mese dopo lo scadere degli otto anni (che lo scrittore trascorse in numerosi lager) gli venne notificato l'esilio a vita a Kok-Terek (nel Kazakhstan meridionale).
Solzhenitsyn vi trascorse gli anni dal marzo 1953 al giugno 1956. Gli venne diagnosticato il cancro, che lo condusse sull'orlo della morte (da questa esperienza il libro "Padiglione cancro").
Trasferitosi di nuovo nella parte europea dell'Unione sovietica, Solzhenitsyn decise che non avrebbe mai più pubblicato nulla nel corso della sua vita.
Invece nel 1961, anche sull'onda del nuovo corso di Nikita Khrushchëv, uscì di nuovo allo scoperto con il romanzo breve "Una giornata di Ivan Denisovic", che venne pubblicato ed ebbe un grande successo; venne addirittura paragonato alla "Casa dei morti" di Fëdor Mikhailovič Dostoevskij.
Poi vennero di nuovo gli anni della censura, delle persecuzioni, del sequestro dei suoi scritti, durante il rigido regime imposto da Leonid Brezhnev.
Nel 1970 gli venne assegnato il Premio Nobel per la letteratura, che il governo sovietico considerò come un "atto ostile". Nel 1973 Solzhenitsyn pubblicò il suo libro più famoso "Arcipelago Gulag", la più lucida denuncia dell'universo concentrazionario dopo quella di Primo Levi.
L'anno dopo venne privato della cittadinanza sovietica ed esiliato all'estero. Visse prima in Svizzera e poi si trasferì negli Stati uniti.
Fece ritorno in Russia dopo la caduta del regime sovietico e un eccezionale viaggio-reportage in Siberia lo rese di nuovo popolare tra i suoi compatrioti.
Vive a Mosca, come d'abitudine in grande riservatezza, ma continua a svolgere la sua funzione di coscienza critica dell'anima e della cultura russa.
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