Aldo Palazzeschi

[[Immagine:Aldo Palazzeschi.jpg|right|thumb|160px|Aldo Palazzeschi in una fotografia di Mario Nunes Vais (1913)]] Aldo Palazzeschi, pseudonimo di Aldo Giurlani (2 febbraio 1885, Firenze - 17 agosto 1974, Roma), scrittore italiano padre della neoavanguardia.

Indice

Biografia

Gli anni di scuola

Aldo Giurlani, così si chiamava il poeta che solo dal 1905 iniziò a firmarsi con il cognome della nonna materna, Palazzeschi, nacque a Firenze il 2 febbraio del 1885 da una famiglia di agiati commercianti e per volontà del padre, che voleva per l'unico figlio una brillante carriera d'affari, frequentò l'istituto tecnico diplomandosi nel 1902 in ragioneria.

La passione teatrale

Nello stesso anno del conseguito diploma si iscrisse alla regia scuola di recitazione "Tommaso Salvini", sotto la guida di Luigi Rasi, che seguì per tre anni, passando in seguito alla compagnia di Virgilio Talli, con Lyda Borelli e altri giovani attori.

La sua prima produzione letteraria

Nel 1905 pubblicò a sue spese il primo libro di poesie, I cavalli bianchi, per un editore immaginario (Cesare Blanc che in realtà era il nome del suo gatto) con una sede immaginaria in via Calimara 2, Firenze.

Il libro fu recensito in modo positivo da Sergio Corazzini con il quale iniziò una fitta corrispondenza fino alla precoce morte del poeta avvenuta nel 1907.

Il periodo futurista

Nel 1908 pubblicò, sempre presso l'immaginario editore Cesare Blanc, il suo primo romanzo di stile liberty dal titolo Riflessi.

Nel frattempo Filippo Tommaso Marinetti lo aveva invitato a collaborare alla rivista "Poesia" sulla quale Palazzeschi pubblicherà l'Incendiario nel 1910 e 1913, Il codice di Perelà nel 1911 e il manifesto del Controdolore nel 1914 che era apparso in precedenza sulla rivista "Lacerba".

Presto l'entusiasmo per il futurismo si spense ed egli, alla vigilia della grande guerra si dichiarò neutralista contro l'interventismo dei marinettiani.

Si avvicinò pertanto all'ambiente de "La Voce" di Giuseppe De Robertis e iniziò a collaborare per la rivista.

Fra il 1930 e il 1931 si recò più volte a Parigi dove ebbe modo di conoscere Filippo De Pisis, Guillaime Apollinaire, Pablo Picasso, Georges Braque, Henri Matisse.

Il richiamo alle armi

Durante l'estate del 1916, pur essendo stato riformato alla visita militare, venne richiamato alle armi come soldato del genio. Fu per poco tempo al fronte e in seguito di stanza a Firenze, a Roma e a Tivoli.

Si ritrovano i ricordi di quel periodo nei suoi bozzetti di Vita militare e nel libro autobiografico Due imperi...mancati che uscì nel 1920 presso l'editore Vallecchi.

Gli anni del fascismo e il fervore letterario

Durante gli anni del fascismo, Palazzeschi non partecipò alla cultura ufficiale; compì qualche viaggio a Parigi e dal 1926 collaborò al "Corriere della sera".

Fu questo un periodo di grande fervore letterario e dell'uscita di molte sue opere.

Nel 1921 pubblicò il suo primo libro di racconti, sempre presso Vallecchi, Il re bello; nel 1926 uno "scherzo" iniziato nel 1912 dal titolo La Piramide; nel 1930 venne stampata dall'editore Preda a Milano l'edizione definitiva delle Poesie risistemate con adattamenti dettati dal suo nuovo gusto poetico; nel 1932 sono Le stanze dell'Ottocento, prose di ricordi; del 1934 è il romanzo Le sorelle materassi e del 1937 Il palio dei buffi, seconda raccolta di novelle.

Gli anni romani

Nel 1938 muore il padre e nel 1939 la madre e Palazzeschi, nel 1941, si trasferisce a Roma dove abiterà fino alla morte.

Del 1945 è un altro libro autobiografico Tre imperi...mancati testimonianza polemica ma anche melanconica della seconda guerra mondiale.

Nel 1948 vinse il premio Viareggio con il romanzo I fratelli Cuccoli e nel 1957, dopo altri libri in prosa (Bestie del '900 nel 1951, Roma, nel 1953), e poesia (Difetti nel 1947), gli venne assegnato dall'Accademia dei Lincei il premio Feltrinelli per la letteratura.

Nel 1960 l'Università di Padova gli conferì la laurea in lettere honoris causa.

Negli anni della vecchiaia Palazzeschi scrisse ancora moltissimo: nel 1964 le prose autobiografiche Il piacere della memoria; una serie di romanzi (Il doge, 1967; Stefanino, 1969; Storia di un'amicizia, 1971), due libri di poesia, Cuor mio, nel quale confluirono i versi delle plaquettes Viaggio sentimentale del 1955 e Schizzi italofrancesi del 1966), e Via delle cento stelle del 1972.

Nel 1974, quando si stavano preparando i festeggiamenti per i suoi novant'anni e la rivista "Il Verri" gli dedicava un numero monografico, lo scrittore, colto da crisi polmonare, morì. Era il 18 agosto.

Poetica

Premessa

Aldo Palazzeschi partecipò all'esperienza futurista per poco tempo ed in forma particolare ma ne ha conservato, per molto tempo, la lezione ripulendola dalle forme eversive e volgendola ad una continua disponibilità alla fantasia, e al gioco in una dimensione anti-tradizionalista. Anche l'esperienza crepuscolare lasciò traccia nella sua opera.

La sua produzione, segnata spesso da una vena ironica e dissacrante, dal gioco verbale, dall'inventiva che sviluppa all'estremo situazioni fantastiche o grottesche, è abbondante e multiforme e copre un arco di tempo molto ampio: è del 1905 il suo primo volume in versi, I cavalli bianchi, ed è del 1971 il suo ultimo romanzo, Storia di un'amicizia, e del 1972 la sua ultima produzione in versi, Via delle cento stelle.

L'originalità della sua poesia

Palazzeschi, anche se nelle varie fasi della sua lunga attività di scrittore si è accostato ai movimenti contemporanei, ha sempre mantenuto una sua individualità e una particolare fisionomia.

Anche quando egli, in un primo tempo, riprende i motivi crepuscolari e, in seguito, quelli futuristi, mantiene la sua originalità.

I temi crepuscolari da lui ripresi sono infatti privi dei languori e degli abbandoni tipici di un Corazzini, e se Palazzeschi ne ricalca certe situazioni, sostituisce però lo scherzo al sospiro e contamina il tono elegiaco con la presa in giro che conferisce alle sue liriche il carattere di divertimento.

I moduli metrici tradizionali vengono modificati con una grande varietà di soluzioni di carattere sperimentale tipiche di questo periodo, come nelle liriche Pizzicheria dove viene introdotto il dialogo tra il pizzicagnolo e il cliente, o in Passeggiata dove vengono registrate di seguito tutte le parole che il poeta legge durante una passeggiata con una tecnica che fa pensare a quella tentata proprio in quegli anni in pittura: la tecnica del collage.

Con questo stravolgimento metrico Palazzeschi sembra seguire i futuristi dei quali però non interessa né l'esaltazione del movimento, né l'attivismo politico, ma solo la distruzione delle tradizionali strutture.

Lo scrittore seguirà comunque per breve tempo la corrente futurista e nel dichiarare ufficialmente sulla rivista "Lacerba", nel 1914, che non si considerava più un futurista dichiarerà apertamente la sua vocazione al gioco della fantasia e al riso: "bisogna abituarsi a ridere di tutto quello di cui abitualmente si piange, sviluppando la nostra profondità. L'uomo non può essere considerato seriamente che quando ride...Bisogna rieducare al riso i nostri figli, al riso più smodato, più insolente, al coraggio di ridere rumorosamente...".

Questo atteggiamento fa sì che in Palazzeschi si ritrovino le forme più varie: dalla risata beffarda, dal divertimento funambolesco alla canzonatura che non esclude, comunque, una affettuosa adesione.

La narrativa

Tutte queste posizioni sono facilmente riscontrabili nella sua narrativa che avrà, nell'opera di Palazzeschi, una parte prevalente.

Una notevole prova viene data dall'autore già nel 1911 con Il Codice di Perelà che è la storia di un inconsistente omino di fumo capitato nel nostro mondo.

È questa una favola allegorica dove il divertimento non rimane solamente fantastico ma lascia il posto per l'irrisione dei valori codificati della nostra società che, visti attraverso il modo di vivere anticonformista di Perelà, risultano essere una denuncia della loro provvisorietà e credibilità.

Anche nell'opera successiva, Piramide (scritta subito dopo ma pubblicata nel 1926) rimaniamo ancora nel campo della fantasticheria umoristica, mentre nelle Stampe dell'Ottocento del 1932 e nelle Sorelle Materassi del 1934, il tono cambia decisamente.

Vengono in esse adottati moduli narrativi più tradizionali che richiamano, nella rappresentazione degli ambienti e dei personaggi, alla forma del bozzettismo toscano di fine Ottocento e una più soffusa interpretazione del programmatico lasciatemi divertire che si avvia a toni di umana malinconia e comprensione.

La coerenza delle sue opere

Una delle qualità che si evidenziano nella produzione di Palazzeschi è la coerenza del suo lavoro e il legame che esiste tra un'opera e l'altra.

Pertanto anche in queste opere non si cade mai nel sentimentalismo elegiaco perché spesso le pagine sono percorse da sprazzi di riso. Ed è appunto questo amalgamarsi di sorriso e pietà, che non rinnega la vocazione al divertimento e mantiene sempre una nota di affettuosa tenerezza, la costante di Palazzeschi.

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