Agiografia

Per agiografia si intende sia quella produzione letteraria che ha per oggetto i Santi, cioè coloro che hanno praticato le virtù in grado eroico riconosciute dall'autorità della Chiesa cattolica o di un'altra Chiesa cristiana (martiri, eremiti, fondatori di monasteri e di ordini religiosi ecc.), sia la letteratura critica su tale materia.

Indice

Produzione letteraria

Per quanto riguarda il primo significato del termine, molte furono le opere letterarie che a partire dal secolo IV, vennero composte in varie lingue, in greco, in latino e in russo su materiale bizantino, per raccontare le vite dei santi e celebrare le loro azioni miracolose.

Forma del testo

Nelle opere agiografiche di solito vi è una fabula che è costituita da motivi abbastanza limitati e che vengono combinati in un intreccio poco complesso che segue degli schemi fissi e ricorrenti:

Intreccio

Di solito le opere agiografiche sono composte di due parti: una prima parte che serve a descrivere la fase di preparazione in cui il santo ottiene con l'ascesi, il distacco (simile alla funzione di allontanamento individuata da Propp nella fiaba) dalla natura (con il superamento degli interessi mondani che avviene spesso con l'allontanamento dalla casa paterna) e le prove a cui il santo è sottoposto, come la fame, la sete, le tentazioni e una seconda parte che narra la sua attività magico-miracolistica.

Finalità

Le opere agiografiche, di quell'epoca, non intendono narrare vicende verosimili, pertanto non hanno un carattere realistico ma fortemente simbolico ed i gesti che il Santo compie esprimono pertanto un potere che va al di là della loro portata reale.

Questo carattere simbolico si lega al finalismo che sottende il testo agiografico dove il personaggio viene rappresentato, non solo come positivo ma predestinato alla santità e pertanto alla glorificazione (dai sogni premonitori della madre, alle caratteristiche dell'ambiente in cui nasce) seguono uno script ben preciso.

Il carattere volutamente non realistico della narrazione permette di introdurre elementi romanzeschi, fiabeschi e meravigliosi.

Spazio e tempo

Come nella fiaba, lo spazio è vissuto con straordinaria facilità e gli spostamenti che il personaggio protagonista compie, corrispondono alla "crescita" religiosa del personaggio.

Allo stesso tipo di esigenza corrisponde la collocazione dei fatti nel tempo che segue non tanto un ordine cronologico, quanto lo sviluppo della "sacralità" del personaggio.

Alcuni carattere dello schema agiografico dell'Alto Medioevo persiste in alcune scritture religiose di epoca successiva, dalla Divina Commedia di Dante Alighieri ai Fioretti di San Francesco d'Assisi e anche in scritture di genere diverso, fino ad oggi.

L'agiografia alto-medievale come materiale di studio

Lo studio dei testi agiografici dell'epoca permette di considerare gli stessi come documenti importanti per poter ricavare sia la storia della società, sia per poter procedere ad una ricostruzione della medesima dal punto di vista antropologico.

Come documento della storia sociale

Nei testi agiografici si riscontrano particolari di quel vivere quotidiano che normalmente la storiografia dell'epoca trascurava, come i segni del sovrannaturale che presentavano l'eccezionale e l'inspiegabile.

Bisogna però tenere presente che, essendo l'agiografia simbolica, segue anch'essa ben precisi modelli culturali.

Un esempio può essere quello dell'alto numero di guarigioni operate dai santi nei confronti dei lebbrosi, dei ciechi e dei paralitici, nei testi dell'agiografia bizantina che può essere interpretata come indice di frequenza di queste malattie nel Medio oriente.

Un altro esempio è senza dubbio quello del modello evangelico a cui queste Vite si conformano per il fatto che attribuiscono ai santi, miracoli che ricalcano quelli di Gesù.

Come documento per l'indagine antropologica

Il componimento agiografico è peraltro utile anche per la ricostruzione di una data società.

Infatti,dal quadro dei valori, cioè dei comportamenti e dei costumi che vengono proposti come modello dell'agire del personaggio, si risale facilmente alle rappresentazioni collettive, come le idee e le immaginazioni, di una società piuttosto che un'altra.

Come strumento di acculturazione

Oggi gli studiosi dell'agiografia sono concordi nell'affermare che il culto dei santi, e in particolare i testi agiografici, sono un prodotto della cultura clericale, cioè dotta, destinato alla diffusione fra le masse popolari,come sostiene il Grauss nel suo scritto in Agiografia medievale, Le funzioni del culto dei santi e delle leggende.

Lo studioso infatti afferma che non è vero, come spesso si è affermato, che il popolo abbia creato la leggenda e che il suo contributo al culto dei santi nel primo medioevo è modesto dove non si è trattato di trasferire in modo meccanico usanze più antiche ai nuovi santi.

Il popolo comune, sempre sostiene il Grauss, trasferì spesso a santi cristiani delle usanze e a volte anche racconti più antichi ma il culto cristiano di questa epoca "non era assolutamente una creazione popolare... erano creazioni del clero in particolare di quello dei monasteri".

Sembra pertanto che gli autori di queste opere agiografiche avessero degli scopi intenzionali riguardo il pubblico, soprattutto di propaganda in rapporto ad esigenze locali (il culto di un santo è infatti maggiormente legato a un luogo sacro specifico, come un monastero o un santuario).

Si può quindi concludere dicendo che la produzione di testi agiografici fu uno strumento tipico di acculturazione anche se, sempre come afferma il Grauss, nel culto dei santi confluiscono credenze popolari più antiche che rivelano elementi di una cultura tradizionale e profonda, differente da quella ufficiale cristiana come dalla cultura ufficiale precedente, cioè quella greco-romana.

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Categoria:Cristianesimo Categoria:generi letterari

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