Partito Liberale Italiano

thumb|Partito Liberale Italiano Il Partito Liberale Italiano (abbreviato in PLI) è un partito politico italiano fondato nel 1943 ad opera di Benedetto Croce (1866-1952), che ne fu primo segretario.

Indice

Storia del partito

Sebbene fin dal 1861 (anno dell'unità d'Italia) era esistito un soggetto politico che si autodefiniva liberale, esso tuttavia non si era mai costituito come un partito vero e proprio. Nel 1921 fu fondato il Partito Liberale dagli eredi della classe dirigente liberale di Camillo Cavour e Giovanni Giolitti che aveva fino a quel momento guidato la nazione. Durante il periodo fascista il Partito Liberale era stato disciolto, e un certo numero di liberali aveva trovato un modus vivendi con il regime: anche se il più importante tra gli intellettuali liberali, Benedetto Croce, rappresentò per tutto il ventennio una specie di opposizione morale e intellettuale accettata dal fascismo, l'altro grande intellettuale di scuola liberale, Giovanni Gentile (1875-1944), partecipò direttamente alla costruzione politica e ideologica del fascismo.

Il Partito Liberale Italiano, costituitosi nel 1943 grazie a Benedetto Croce, partecipò, seppur in maniera debole, sia alla Resistenza partigiana sia ai governi di unità nazionale guidati da Ivanoe Bonomi e Ferruccio Parri. In questo periodo due liberali divennero presidenti della Repubblica: prima Enrico De Nicola (1946-1948) e poi Luigi Einaudi (1948-1955). Nel referendum per la scelta tra repubblica e monarchia si schierò per quest'ultima.

Il PLI non svolse mai una funzione di grande rilevanza nel panorama politico italiano, né dal punto di vista politico, non raggiungendo mai la quota del 10% dei voti espressi, né dal punto di vista intellettuale, con l'eccezione rappresentata dalla rivista della sinistra liberale Il Mondo, diretta da Mario Pannunzio (1910-1968), che a partire dal 1949 rappresentò un punto di riferimento per il laicismo nazionale.

Sotto la segreteria di Giovanni Malagodi il partito si spostò su posizioni conservatrici e reazionarie, principalmente dal punto di vista economico, e fu ostile alla formula del Centrosinistra. Questa nuova strategia politica non fu apprezzato da alcuni giovani liberali (fra cui Eugenio Scalfari) che si staccarono dal PLI e fondarono il Partito Radicale nel 1955, su posizioni più nettamente laiciste.

Rimasto all'opposizione per tutti gli anni Sessanta, il PLI subì una crisi elettorale che lo portò a diventare un partito marginale nelllo scacchiere politico italiano. Nel 1972 Malagodi si dimise dall'incarico di segretario, e dopo il crollo del 1976 (dove ottenne solo l'1,6% dei voti alle elezioni politiche), venne scelto come segretario Valerio Zanone.

Negli anni 1980 il Partito Liberale fu parte del Pentapartito, una coalizione di partiti di governo. La regione con i migliori risultati per il PLI fu il Piemonte.

Neanche sotto la segretaria di Zanone il PLI aumentò i suoi consensi, e nel 1985, dopo un ennesimo insuccesso elettorale, il vertice nazionale cambiò ancora: si successero alla segreteria Alfredo Biondi, Renato Altissimo (che portò il partito al 2,8% dei voti durante le elezioni politiche del 1992) e Raffaele Costa.

Travolto da Tangentopoli con le inchieste giudiziarie di Mani Pulite, il PLI vide diminuire drasticamente il numero dei suoi simpatizzanti, che aderirono ad altri partiti, Forza Italia in particolare. Da quel momento, il PLI si frammentò e finì di essere un partito presente su scala nazionale, sciogliendosi infine nel 1994. Con l'incriminazione del ministro della Sanità, il liberale Francesco De Lorenzo e dell'ultimo segretario del partito Altissimo, alcuni uomini del PLI, come l'on. Zanone, si schierarono fra i progressisti, mentre fecero il loro ingresso in Forza Italia il prof. Antonio Martino, figlio dell'on. Gaetano Martino (1900-1967), ministro liberale negli anni 1950, il prof. Carlo Scognamiglio, rettore della LUISS (Libera Università Internazionale degli Studi Sociali), e l'on. Alfredo Biondi.

Il deputato e ministro liberale Raffaele Costa costituì invece l'UDC, l'Unione di Centro, che entrò a far parte del Polo delle Libertà.

La ricostituzione

Attualmente il Partito Liberale Italiano è nuovamente sulla scena politica grazie all'iniziativa di Stefano De Luca, Giuseppe Basini e Carla Martino che ha portato alla sua ricostituzione ufficiale, per confluenza della maggioranza delle formazioni da esso derivate, nel Congresso del 3-4 dicembre 2005 a Roma.

Il Partito Liberale Italiano, avendo tra l'altro optato per una linea più marcatamente einaudiana, ha deciso, pur non facendo ufficialmente parte del centrodestra di Silvio Berlusconi, di non accettare adesioni da parte di quelle correnti che oggi militano nella sinistra, come quella di Valerio Zanone, per motivi di inconciliabilità ideologica delle correnti e per evitare il ripetersi delle tensioni interne che caratterizzarono il declino del PLI negli anni '80 e '90.

Attualmente nei ranghi della sua dirigenza milita anche Renato Altissimo, il quale ha però optato per una presenza di secondo piano al fine di dare spazio ad una nuova dirigenza, nata dall'esperienza del Partito Liberale di Stefano De Luca e della Destra Liberale Italiana di Giuseppe Basini e Gian Nicola Amoretti.

Al Partito Liberale Italiano ha inoltre garantito, in sede congressuale, il suo appoggio il quotidiano L'Opinione delle Libertà, divenendone a tutti gli effetti organo non ufficiale con l'ingresso del suo direttore Arturo Diaconale nella dirigenza del PLI.

Segretari

dal 1944:

Congressi

Collegamenti esterni

See also: Partito Liberale Italiano, 1861, 1866, 1875, 1900, 1910, 1921, 1943, 1944, 1946